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Liberi liberi siamo noi? Il wifi italiano si europeizza all’ultimo secondo: abrogato l’obbligo di tracciare il Mac Addres

Liberi liberi siamo noi? Il wifi italiano si europeizza all’ultimo secondo: abrogato l’obbligo di tracciare il Mac Addres
2 minuti di lettura

C’era davvero il rischio di precipitare in un burrone clamoroso, con questo wifi libero che libero come lo intendiamo noi Pionieri non sarà mai ma che adesso, col dietrofront del dietrofront dell’ultimo secondo – tipo tiro allo scadere o gol al 93esimo, ma meglio tardi che mai – effettivamente migliora la condizione di esercenti e anche di fruitori. Una sorta di cambiamento epocale nella lunga strada che porta al vero wifi libero che ora è solo aperto.

Vediamo di capirci qualcosa, perché pareva, non più di 24 ore fa, che la Camera fosse tornata sui suoi passi: la modifica alla norma inserita nel decreto del fare, invece, voleva varare una vera liberalizzazione del wifi, eliminando qualsiasi obbligo per gli esercenti che offrono questo servizio al pubblico. L’attuale testo, dopo un emendamento approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Poste, Trasporti e Comunicazioni, invece ne introduce nuovi e gravosi.

In particolare, lo faceva quando affermava, nel comma 2, che “Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet“.

Un disastro, insomma. Che è stato messo a posto invece poche ore fa, con l’ultima modifica al decreto: il nuovo testo infatti toglie tutti gli obblighi per esercenti, negozi, ristoranti che offrono wifi pubblico. La liberalizzazione riguarda questo tipo di offerta, come previsto da sempre nel decreto che le camere convertiranno in legge, quando non costituisce l’attività commerciale prevalente. Al posto dei due famigerati commi dell’articolo 10, ora c’è una versione a comma unico:

L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni.
Conseguentemente:
   a) sopprimere il comma 2
   b) sostituire la rubrica con la seguente: Liberalizzazione dell’accesso ad internet tramite tecnologia WIFI e dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica

E’ stata quindi abrogata insomma tutta la parte relativa all’obbligo di tracciare il Mac Address associandolo all’indirizzo IP in uno speciale registro. Il gestore non è tenuto più ad alcun obbligo né a conservare qualsiasi tipo di dati dell’utente, quindi si va incontro anche alle richieste del Garante della Privacy.

L’articolo 10 del Decreto era diventato, prima, un terreno di battaglia tra chi voleva liberalizzare il wifi (togliendo ogni obbligo) e chi – nel ministero dell’Interno – voleva imporre la tracciabilità delle connessioni per favorire le indagini sui reati commessi via reti Wi-Fi. Quest’ultimo testo segna la vittoria della prima corrente.

Adesso però aspettiamo la versione ufficiale, ancora non pubblica“, avverte Sambuco. L’iter continua ma a questo punto grandi modifiche sono improbabili, anche per via dei tempi stretti che il governo si pone per approvare il decreto Fare ora alla Camera e subito dopo al Senato.

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