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Il wifi libero e la vendetta di Pisanu-Tutankhamon

Il wifi libero e la vendetta di Pisanu-Tutankhamon
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Insomma, sembra che l’Italia non riesca a liberarsi dalla più retriva e oscurantista normativa in materia di wifi. Come la maledizione di Tutankhamon, chiunque provi a superare completamente i danni provocati dalla legge Pisanu viene immediatamente “fulminato” sulla strada della modernità.

Poco più di un mese fa, l’articolo 10 del “decreto del fare” del Governo Letta stabiliva che “l’offerta di accesso ad Internet al pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address)”.
Un comma che lasciava spazio a molti dubbi, soprattutto sulla tutela della privacy. Infatti dopo pochi giorni il Garante, in una segnalazione inviata a Governo e Parlamento, ha posto l’accento sui rischi per la privacy dei cittadini sottolineando che i MAC address “a differenza di quanto sostenuto nella norma, sono – ai sensi della Direttiva europea sulla riservatezza e del Codice privacy – dati personali, in quanto molto spesso riconducibili all’utente che si è collegato a Internet” e  “auspica lo stralcio della norma e l’approfondimento di questi aspetti nell’ambito di un provvedimento che non abbia carattere d’urgenza”.

La faccenda si è quindi complicata. Come ha spiegato il super-esperto Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica, gli emendamenti al testo approvati dalla I e dalla V Commissione stabiliscono che “chiunque voglia dare wifi al pubblico, deve installare e mantenere un server syslog, opportunamente sicurizzato (essendovi dati personali)” che tenga traccia dell’ assegnazione dell’Ip. Ma, spiega ancora Quintarelli,  gli indirizzi Ip della rete interna non “forniscono alcuna informazione e non consentono la tracciabilità del collegamento”. L’unica soluzione sarebbe, perciò, l’assegnazione di un Ip address pubblico “che, nel mondo, sono praticamente esauriti”.

Eterogenesi dei fini, quindi. Non resta che sperare nella fase di conversione in legge dove è sperabile che il contributo di Quintarelli e altri, e non “auspici” e mere petizioni di principio che poco aiutano, possa essere finalmente ascoltato e garantire una vera liberalizzazione senza pasticci.

Foto del profilo di Fabio Malagnino
Giornalista del Consiglio regionale del Piemonte, coordinatore comunicazione social e open knowledge. Coordinatore di TorinoDigitale.it, comitato civico di supporto alle istituzioni per lo sviluppo del digitale nelle amministrazioni. Conduttore radiofonico su Radio Flash - Popolare Network, dove raccontiamo come cambiano l'informazione e la politica ai tempi della Rete. Scrivo (quasi) tutto su fabiomalagnino.it e su twitter @invisigot. Vivo a San Salvario, con il cuore alla Puglia.

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