Processo Civile Telematico per sveltire la giustizia: ecco i problemi

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  19 luglio, 2013  |  Nessun commento
19 luglio, 2013
processo_civile

Visite: 1405

In che modo una fruizione intelligente ed innovativa delle tecnologie digitali potrebbe migliorare e velocizzare la gestione, assai costosa, della ‘macchina burocratica’ della giustizia italiana? In tal senso, la diffusione delle funzionalità informatiche a supporto del Processo Civile Telematico (PCT), risulta un elemento alquanto rilevante anche seppur ancora lontano dal raggiungimento di una coerente omogeneità. Si passa infatti da città dotate della pressoché integrale copertura tecnologica, come ad esempio Milano, ad altre che invece possono momentaneamente beneficiare soltanto di limitati strumenti.

La totale informatizzazione della gestione del procedimento non è però attuabile in tutte le sue fasi: la causa che parte seguendo il canale telematico spesso deve obbligatoriamente proseguire con la tradizionale procedura cartacea. Nonostante, ad esempio, ci siano dei decreti che ammettono la possibilità di depositare degli atti per via telematica, in diversi casi gli uffici giudiziari non risultano ancora adeguatamente attrezzati per poter gestire globalmente la procedura in digitale.

Una predisposizione del PCT che risulti efficiente ed indolore non diventa tuttavia soltanto il prodotto dell’adozione delle nuove tecnologie e dei relativi strumenti, anche un’adeguata preparazione formativa del personale (cancellieri, giudici, avvocati) infatti fa sì che il meccanismo possa realmente acquisire solidità e, contestualmente, realizzarsi in tempi brevi. In attesa dello switch-off decisivo (ovviamente accurato), non è infrequente assistere a procedimenti che procedono su un doppio binario, vedendo contrapposti, da un lato, un avvocato c.d. “telematico” e, dall’altro, uno “analogico”.

In tal modo, il personale di cancelleria si trova spesso costretto a dover svolgere un ‘raddoppiato’ lavoro gestionale per quanto riguarda l’organizzazione dei documenti cartacei e digitali. In aggiunta a ciò, il PCT non potrà mai raggiungere livelli elevati, in termini di diffusione e consistenza, senza il potenziamento delle strutture nazionali e locali, anche e soprattutto attraverso investimenti nelle strutture a supporto della giustizia digitale.

Il quadro normativo di riferimento è infine alquanto frammentario: lo sviluppo normativo disomogeneo così come la mancanza, proporzionale al bisogno, di regole tecniche, hanno infatti portato ad un notevole rallentamento nel progresso evolutivo del PCT. Ad esempio, il sistema non concede la possibilità di delegare un terzo (un collega o la segretaria) ai fini della presa visione o dell’estrazione copia: questa facoltà continua, invece, ad essere largamente esercitata nel mondo “analogico”.

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: