La consultazione pubblica sulle riforme costituzionali: opportunità
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La consultazione pubblica sulle riforme costituzionali: opportunita’ da non perdere

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  17 luglio, 2013  |  Nessun commento
17 luglio, 2013
consultazione

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È dunque stata avviata la consultazione pubblica per le Riforme Costituzionali. Si dirà: l’ennesima. E in effetti i rischi che questa non si distingua dalle altre sono tanti, non ultimo il fatto che ad oggi c’è soltanto la possibilità di compilare dei questionari online, questionari ben progettati, ma sostanzialmente chiusi e con poche possibilità che le risposte e i risultati finali possano differire dal pensiero dei progettisti (a meno che non emerga una maggioranza di risposte -es.“altro”- che non si riconoscono in nessuna di quelle proposte).

L’interesse principale per chi auspica che finalmente nel nostro Paese si passi senza timori ad una vera partecipazione attiva è legato al “terzo livello” di consultazione che (dal sito partecipa.gov.it) “si sviluppa attraverso la facilitazione, animazione e gestione di dibattiti fisici e via web (ospitati da università, fondazioni, scuole e altre organizzazioni). Tale strutturazione multi-livello consente di raggiungere il maggior numero possibile di cittadini e allo stesso tempo mantenere il grado di approfondimento di una consultazione più specialistica”.

Un terzo livello che dovrebbe/potrebbe superare in articolazione e complessità tutte le consultazioni sperimentate fin qui e che potrebbe aprire la strada anche ad una modalità più matura di promuovere un processo di consultazione davvero inclusivo.

Si rimane solo un po’ perplessi per l’utilizzo dei risultati di questa auspicata grande e complessa consultazione. Sostanzialmente si prevede di produrre delle analisi e delle sintesi che saranno portate all’attenzione del “gruppo di lavoro del Dipartimento per le Riforme Istituzionali” e della Presidenza del Consiglio. Nulla quindi che lasci pensare ad una valorizzazione della capacità progettuale di queste comunità che si punta a coinvolgere.

E allora, forse alcuni suggerimenti possono essere utili, per far sì che questa consultazione si situi virtuosamente in un percorso di crescita della “messa a sistema della partecipazione”, richiamata anche nei tavoli dell’Open Government Partnership. Proviamo ad elencarne alcuni:

  • si dovrebbero precisare con chiarezza gli obiettivi che si vogliono ottenere dalla consultazione. Se non si vuole andare molto più in là di un sondaggio di opinione su alcune ipotesi in campo, e si ha soprattutto l’interesse a sensibilizzare la popolazione sui temi in discussione, si utilizzino gli strumenti più coerenti a questo scopo: vanno bene i questionari, i sondaggi, magari gli spot televisivi, i convegni di sensibilizzazione, ma è meglio evitare l’invito alle comunità ad un impegno di organizzazione e partecipazione che non può poi concludersi soltanto in una sintesi consegnata ad un gruppo di lavoro;
  • sarebbe bene avviare le iniziative dopo averle disegnate in modo organico e completo, quanto meno negli aspetti principali di processo, di dimensione, di attori, di metodo. Non sembra ad oggi esistere un piano per il terzo livello (almeno così si evince dal sito web partecipa.gov.it  e non ci sono comunicazioni che fanno pensare diversamente) e men che meno sul tipo di interazione-integrazione che si pensa di compiere tra dimensione fisica e virtuale della discussione;
  • si dovrebbe definire la consultazione in modo che modalità, tempi e mezzi siano adeguati a coloro che si vogliono coinvolgere. In una situazione come quella italiana di grande arretratezza sul digitale, come tra l’altro viene riconosciuto sul sito web della consultazione, davvero si può pensare che in meno di tre mesi (da adesso ad ottobre, agosto incluso) possa avere efficacia “un’azione di alfabetizzazione digitale, anche creando specifiche occasioni, coinvolgendo tutti partner interessati ad avvicinare la popolazione meno connessa”?

La percezione complessiva è che quindi, a prescindere forse dalla volontà iniziale (a cui dobbiamo i tempi stretti, e l’utilizzo che si vuol fare dei risultati della consultazione) ci sia, nel gruppo di lavoro, una forte aspirazione a procedere sul percorso della partecipazione democratica e fare della consultazione una opportunità di crescita su questo versante. Andando oltre.Bene, allora si rischi di essere coerenti. E lungimiranti.

In altri termini, alcuni suggerimenti speriamo utili:

  • si punti ad ottenere risultati di grande qualità e ricchezza e, grazie al coinvolgimento delle diverse comunità del “terzo livello” della consultazione, si faccia in modo che questi contributi possano entrare nel processo di raffinamento e arricchimento delle proposte in campo. Questo però significa che la consultazione non può terminare prima che queste proposte siano davvero formalmente in campo, ma che anzi la loro proposizione effettiva diventi orientamento e orientata dalla consultazione. Visibilmente;
  • si realizzi un disegno di interconnessione tra dibattiti fisici e virtuali coordinato ma decentrato, dettando alcuni principi ma lasciando che la singola comunità coinvolta possa adottare le modalità più adeguate per il coinvolgimento attivo dei suoi membri. Si prevedano così, come tra l’altro enunciato, più nuclei di discussione che percorrano il processo di analisi e proposta sperimentando format, piattaforme partecipative, luoghi fisico-virtuali di condivisione. Ci sono diverse esperienze virtuose alle quali fare riferimento.

Con questo nuovo e ampio respiro allora la consultazione pubblica potrà essere davvero un nuovo e virtuoso riferimento per il percorso del Paese verso l’Open Government, la partecipazione democratica, e sarà anche un passo verso il superamento strategico dell’analfabetismo digitale e partecipativo.

Si colga l’opportunità fino in fondo.

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