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Twitter rivela gli account dei messaggi antisemiti: la liberta’ di espressione non puo’ ledere onore e credenze religiose

Twitter rivela gli account dei messaggi antisemiti: la liberta’ di espressione non puo’ ledere onore e credenze religiose
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La libertà di espressione può andare oltre insulti a sfondo razziale? E qual’è effettivamente il confine tra libertà di espressione e offesa? Dopo il caso di antisemitismo su Twitter, con gli amministratori del social network che hanno acconsentito a rivelare  i dati necessari a consentire l’identificazione di alcuni autori dei messaggi antisemiti che avevano inondato il social network a ottobre scorso, sono solo alcune delle domande che ci si pone nella web-sfera.

Siamo ovviamente al limite, anche perché l’Unione francese degli Studenti Ebrei (Uejf) aveva sporto denuncia dopo la comparsa, su Twitter,  dopo che gli hashtag #UnBonJuif#UnJuifMort (rispettivamente, “un buon ebreo” e “un ebreo morto”) si erano rapidamente diffusi fra gli utenti francesi, accompagnando messaggi di odio razziale.

Inizialmente Twitter si era limitato a rimuovere i tweet illegali, sostenendo che in quanto azienda operante negli Stati Uniti non poteva consegnare dati personali violando le protezioni costituzionali garantite dal Primo emendamento. Perché allora questo cambio di rotta?

Per combattere razzismo e antisemitismo, ovviamente. Twitter ha fatto sapere di aver fornito informazioni che “permetteranno l’identificazione di alcuni autori” di tweet antisemiti, spiegando di aver così “messo fine alla disputa” giudiziaria con l’Uejf con cui è stato convenuto di “lavorare insieme per combattere attivamente razzismo e antisemitismo“.

Forse, però, anche per qualcos’altro, tipo 38.5 milioni di euro: i danni chiesti proprio a Twitter da parte dell’Unione francese degli Studenti Ebrei per l’iniziale mancata applicazione dell’ordinanza della magistratura. Anche il presidente francese, Francois Hollande, era intervenuto su Twitter per chiedere che venisse dato seguito all’ordinanza.

A ottobre Twitter aveva già sospeso l’account di un gruppo neonazista in Germania su richiesta del governo tedesco, dando il la alla diatriba sulla libertà di espressione e comunicazione: il contenzioso fra Twitter e gli studenti ebrei francesi evidenzia come il problema dell’antisemitismo, nonostante i numerosi e gravi trascorsi storici, non sia ancora risolto?

Peraltro, la problematica maggiore e che quegli hastag, in poco tempo, erano entrati nella top ten degli argomenti più twittati, un qualcosa che dimostra, purtroppo, come l’odio per gli ebrei è un problema tutt’altro che risolto, social network o no. Anzi, forse proprio Twitter o tutti i social network, da questo punto di vista, possono essere utili a ricordare e manifestare alcune problematiche che si pensano siano, sbagliando, risolte o sopite.

La problematica principale, a livello giuridico, resta comunque sta nella collisione fra il diritto alla privacy degli utenti di Twitter (che possono scegliere di nascondere l’identità dietro un nickname) e il diritto della popolazione ebrea di essere rispettata per la propria storia e le proprie credenze.  Non sarà ne il secondo caso ne l’ultimo: i social network toccano sfere che nessuno può pensare di lasciare completamente libere.

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