Web e democrazia rappresentativa: tra Letta e Movimento 5 Stelle

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  10 luglio, 2013  |  Nessun commento
10 luglio, 2013
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Avevo già deciso di postare dopo aver letto l’articolo di Guido Romeo, pubblicato sul numero di Wired, dedicato alla piattaforma web che il Movimento 5 Stelle si sta predisponendo a rendere operativa. Francamente non credo che nessuna piattaforma web sostituirà le Istituzioni sulle quali si fonda la democrazia rappresentativa.

Poi avuto modo di vedere sul Corriere della Sera (ma ne scrive anche Wired) l’annuncio del Governo “Riforme, al via il questionario on line. Scrivete al Governo le vostre priorità”. So bene che il rapporto tra il web e la democrazia (e la politica) è molto spinoso e relativamente recente. È un terreno ancora tutto da decifrare. È un terreno in costante evoluzione.

Vorrei, almeno, provare a delinearlo. Il web ci mette oggi a disposizione piattaforme (strumenti) che consentono agli esseri umani (il soggetto, l’io narrante) livelli di interazione mai visti prima d’ora. Il mondo del crowdsourcing (a questo mi riferisco, più che ai generici social network) consente altissimi livelli di partecipazione e di collaborazione.

Intendo quindi affermare questo concetto. Ciò che andrà sempre di più affermato tra le persone è l’idea di WEB COLLABORATIVO. Tuttavia, un conto è collaborare per assistere gli anziani in difficoltà, o risolvere i problemi di Obama alle prese con un buco nel Golfo del Messico, altra cosa è incidere su delicati meccanismi che regolano i rapporti democratici in tutto l’occidente (USA compresi).

Un conto è la partecipazione/collaborazione, un conto è la rappresentanza e la delega. Un “agorà virtuale”, per quanto sofisticata possa essere la piattaforma informatica sulla quale si regge, non potrà mai sostituire tutte le SEDI ISTITUZIONALI decise democraticamente dai cittadini.

Una testa, un voto.

Nell’epoca di Internet, tuttavia, si DOVRANNO realizzare piattaforme (strumenti) di crowdsourcing che consentiranno una interazione qualitativamente diversa, più ricca, tra i cittadini e le Istituzioni democratiche.

Queste piattaforme DEVONO essere realizzate dalle Istituzioni (ecco un pezzo fondamentale dell’Agenda Digitale). Le singole forse politiche possono, devono promuovere, realizzare, diffondere piattaforme partecipative, ma difficilmente potranno sostituire le Istituzioni nei loro compiti.

A questo punto dobbiamo prevedere svariate piattaforme, destinate a diversi usi.

Piattaforme destinate alla segnalazione di problemi in ambito urbano e non solo, che consentono un rapporto cittadini e Istituzioni decontestualizzato dall’intermediazione politica (civic media); piattaforme sofisticate che consentono l’elaborazione e la condivisione di proposte di legge, di atti amministrativi, che consentono di individuare anche le fonti di copertura; piattaforme “stupide”, come quella predisposta dal Governo, destinate a semplici sondaggi (cosa ti piacerebbe di più: caramelle o polpette?).

Questi temi non si riducono alle semplici competenze web dei politici (anche i 5 Stelle sono dei politici). Sempre di più i meccanismi democratici di formazione del consenso e di mediazione degli interessi, compromessi nelle loro forme attuali dalle conseguenze della crisi economica, dovranno fare i conti con l’irrompere di una nuova voglia di partecipare/condividere resa possibile da Internet.

Non sarà mai che chi usa il web come strumento di partecipazione abbia maggiore titolarità democratica di chi, per esprimere le proprie opinioni, si organizzerà in modo diverso attraverso altri strumenti. Saremmo in presenza di pericolose involuzioni antidemocratiche.

La piattaforma dei 5 Stelle sarà uno strumento in più (grazie veramente), ma non risolve i problemi, i più complessi, che devono affrontare le Istituzioni democratiche e i corpi intermedi  nelle società contemporanee.

Da Michelecamp.it

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