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L’ufficio stampa si fa #social: come giornalisti e addetti alla comunicazione considerano e usano i social network

L’ufficio stampa si fa #social: come giornalisti e addetti alla comunicazione considerano e usano i social network
4 minuti di lettura

Certo che i social network ci hanno cambiato la vita, quella professionale ancor più di quella privata! Per chiunque lavori nel campo della comunicazione è impensabile non essere presenti sui social network e non utilizzarli come mezzi di comunicazione e informazione. L’ultima trovata di Zuckerberg di nome “Reader” ne è l’esempio: un giornale personalizzato che seleziona quello che ci interessa in mezzo alla miriade di informazioni che passano su Facebook.

Ma come vivono i giornalisti e gli addetti della comunicazione i social newtwork? Come uno strumento o come un concorrente?

Dall’indagine condotta da AxiCom Italia emerge che la maggioranza (62%) afferma di utilizzare i social media spesso o con regolarità come strumento di lavoro per relazionarsi con le aziende, e che per il 61% le informazioni veicolate attraverso le piattaforme social sono equiparabili, in termini di affidabilità, agli altri canali di comunicazione.

Un testa a testa tra canali social e comunicazione con l’ufficio stampa: il 62% ritiene molto importante il rapporto preferenziale con l’agenzia di comunicazione aziendale, e ben il 90% ritiene non ancora sufficiente una  comunicazione basata esclusivamente su canali social. L’evoluzione di queste piattaforme richiede una sempre più stretta collaborazione tra aziende, agenzie di comunicazione e addetti stampa. In questo senso, gli strumenti si fanno sempre più eterogenei e si sostengono a vicenda, con gli strumenti classici come siti web, newsletter e comunicazione tramite ufficio stampa, sempre più “social”, e dall’altro lato i canali utilizzati a scopo privato che servono anche a uso professionale.

Due mondi che vanno di pari passo e diventano strumenti ibridi di comunicazione: il 60% afferma di possedere sia un account Facebook che Twitter utilizzato a livello professionale, mentre il 64% delle pubblicazioni o siti utilizza, oltre a quelli tradizionali, almeno questi due canali social di comunicazione.

Il 54% “cinguetta” per motivi professionali, e la maggioranza (42%) ritiene che Twitter sia già un canale sufficientemente maturo in Italia. Il valore aggiunto in assoluto è la tempestività (87%), ma anche la possibilità di interazione (45%) e il contatto immediato con l’azienda (45%). Protagonisti assoluti in termini di contenuti sono news e informazioni (93%), ma anche tweet “live” da eventi e manifestazioni (63%), contenuti in anteprima (29%), oltre ad aggiornamenti dedicati (19%) e offerte speciali (12%).

I giornalisti sono i veri “VIP” di Twitter: tra i personaggi più seguiti dagli addetti del settore vi sono giornalisti (58%) e opinion leader (55%), seguiti da account Twitter di quotidiani e riviste e account aziendali (entrambi al 42%), contatti personali (39%), e solo per il 13% personaggi famosi.

Il canale Facebook sembra piacere sia per l’utenza consumer che per la comunicazione aziendale: secondo il 55% degli intervistati un’azienda dovrebbe usare Facebook per comunicare, indipendentemente dal fatto di operare in ambito B2B o B2C. E confermano di utilizzare questo canale spesso (32%) o regolarmente (15%) come fonte.

Parola d’ordine “localizzare”: il 55% ritiene importante che un’azienda abbia una pagina in italiano, per favorire la presenza e una comunicazione efficace a livello locale. Tra le informazioni B2B ritenute più utili da veicolare attraverso questo canale, protagonisti i contenuti in anteprima e gli eventi (76%), seguiti dai contenuti esclusivi (64%). Lato B2C, efficaci invece offerte e promozioni (87%), immagini e video (74%), e anteprime (66%).

Tuttavia, le pagine Facebook italiane esistenti si aggiudicano solo la sufficienza (66%), e circa un quinto (21%) ritiene che la qualità sia ancora insufficiente. Tra le principali carenze spiccano la scarsa interazione (60%), la carenza di reattività e velocità nelle risposte (45%) e la mancanza di contenuti locali (42%). Anche gli aggiornamenti andrebbero migliorati secondo il 32% dei rispondenti.

“I social media hanno cambiato drasticamente il modo di comunicare, non solo per gli utenti individuali, ma anche per le aziende. In questo secondo caso, però, è necessaria una piccola rivoluzione organizzativa e culturale, sia da parte delle aziende che dei professionisti del settore. L’integrazione sempre più stretta e articolata tra il mondo delle PR “pure” e la comunicazione social sta creando delle interazioni interessanti, non solo tra le aziende e gli utenti finali, ma anche tra le agenzie di comunicazione e i media stessi,” spiega Chiara Possenti, Country Manager di AxiCom Italia.  “Sapere recepire questi stimoli e declinare il flusso comunicativo in base a questa evoluzione è un requisito oggi fondamentale per chi fa comunicazione. Informare ma anche ascoltare, sintonizzando i messaggi sui vari canali attraverso una strategia ben definita, ma al contempo reattiva e pronta a evolversi.”

Dati destinati a evolversi man mano che sempre più aziende comprenderanno le specificità delle piattaforme social e i reali vantaggi, se opportunamente sfruttati, che la comunicazione integrata su questi canali può offrire, oltre che agli utenti e agli operatori della comunicazione.

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