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Giornali in bilico tra carta e digitale, al Wan-Ifra Italia 2013 editori e stampatori cercano una soluzione alla crisi: la multimedialita’

Giornali in bilico tra carta e digitale, al Wan-Ifra Italia 2013 editori e stampatori cercano una soluzione alla crisi: la multimedialita’
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Come affrontare la crisi che sta attraversando il settore della carta stampata, e soprattutto… come ripensarla nell’era di Internet e dell’informazione digitale? Se ne è parlato al WAN-IFRA Italia 2013, la 16esima Conferenza internazionale per l’editoria e la stampa quotidiana italiana promossa dalla World association of newspapers and news publishers (Wan-Ifra appunto), dalla Fieg (Federazione italiana editori giornali) e dall’Asig (Associazione stampatori italiana giornali), che si è conclusa il 27 giugno scorso in quel di Erbusco, provincia di Bergamo.

Continuando a tenere il piede in due scarpe è la risposta suggerita durante la prima giornata dell’evento, perché i giornali – quelli di carta s’intende – rappresentano ancora il 90% dei ricavi delle case editrici. Bisogna vedere però per quanto ancora, visto che sono i ricavi dell’editoria on line a crescere in modo costante con un’incidenza sul fatturato complessivo per i grandi gruppi che si avvicina al 10% (seppur non colmando la contrazione della carta) in un quadro in cui in media le vendite digitali hanno superato le 270 mila copie a numero.

Nonostante i ricavi dell’editoria on line i dati non sono incoraggianti e confermano uno stato di crisi – conclamata – del settore: il 2012 è il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi per il comparto, secondo dati Fieg, ma è il primo in cui diminuisce il numero dei lettori insieme con diffusioni e pubblicità.
In passato, infatti, l’andamento negativo di copie e inserzioni era compensato dalla crescita dei lettori.
Cala anche il numero degli stampatori. Secondo dati Asig, infatti, il numero degli stabilimenti è sceso nel 2012 a quota 77 mentre l’anno prima erano 92; il numero delle rotative installate è passato dalle precedenti 152 alle attuali 134 e ancora è scesa la capacità produttiva del 10% sotto i 4,2 milioni di giri cilindro/ora.

Per questo il futuro per i quotidiani è vista dagli addetti ai lavori (sia editori che stampatori) nella via della multimedialità, investendo sugli sviluppi tecnologici legati ai nuovi media e presidiando anche il digitale. Carta e digitale s’incontrano del resto nei diversi e complementari lettori che hanno. È vero che spesso i lettori che navigano s’informano sui siti delle tradizionali testate cartacee a cui rimangono fedeli anche in rete, ma è altrettanto vero che almeno i due terzi degli utenti dei siti dei grandi giornali cercano news diverse da quelle offerte in edicola. Quindi, il bacino di consumatori di informazione online non si sovrappone con quello cartaceo, anzi si amplia creando nuove opportunità.

Anche per gli stampatori il futuro potrebbe essere all’insegna del digitale, integrando i grandi volumi di stampa tradizionale con linee di produzione digitale più flessibili.
In questo modo, sempre secondo i relatori della conferenza, i centri stampa potrebbero trasformarsi in aziende che vendono più servizi in grado di soddisfare sia gli editori sia gli inserzionisti che tendono sempre più a pianificare le loro campagne pubblicitarie a ridosso della pubblicazione.

Quel che è certo è che da un lato la crisi della lettura dall’altro quella dell’economia (e di conseguenza quella delle inserzioni pubblicitarie) impongono di trovare una strategia comune, che coinvolga appunto anche le istituzioni politiche.

Peccato però “per la mancata sincronizzazione tra quello che il governo, tramite il suo massimo rappresentante per il settore, ha detto di voler fare e quelli che sono gli atti del governo”, ha sottolineato ieri Giulio Anselmi, presidente Fieg, riferendosi alle linee programmatiche espresse dal sottosegretario con delega all’editoria Giovanni Legnini e condivise dalla Fieg. Tra gli atti del governo “mi riferisco, in particolare, alla copertura del decreto sui pagamenti dei debiti della p.a. con 17,35 milioni di euro sottratti al fondo editoria del 2015 e alla copertura dell’ecobonus con 125 milioni derivanti dall’innalzamento dal 4 al 21% dell’Iva sui supporti integrativi e sui beni funzionalmente connessi che integrano e ampliano l’offerta editoriale di libri e giornali (i cosiddetti opzionali, ndr)”.

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