Posta elettronica certificata: il tempo e’ scaduto, domenica scatta l’obbligo per tutte le ditte individuali. Rischi e sanzioni per gli inadempienti

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  28 giugno, 2013  |  Nessun commento
28 giugno, 2013
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Tic-tac, tic-tac, tic-tac: quanto manca al 30 giugno e alla casella di posta elettronica certificata obbligatoria per tutte le imprese individuali, circa 3 milioni e mezzo nel nostro Paese? Pochissimo, anzi niente: da domenica prossima, infatti, l’utilizzo della posta elettronica certificata diventerà obbligatorio per tutti i soggetti con attività d’impresa.

Abbiamo già avuto modo di sottolineare, con l’aiuto di Aruba, tutti gli aspetti del DL 179/2012, ma in questa sede vogliamo fare ulteriore chiarezza sulla questione, partendo da un presupposto:  la posta elettronica certificata costituisce di per sé una modalità di trasmissione valida a tutti gli effetti di legge, garantendo al mittente la certezza che il messaggio non solo è stato spedito ma che è stato anche consegnato al destinatario.

Questo, almeno, è quanto previsto dalle volontà del Governo e dal codice dell’amministrazione digitale, che all’articolo 5-bis, comma 1, impone proprio dal 1° luglio 2013 la presentazione esclusivamente tramite Pec di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici, tra imprese e PA.

Da qui è nato l’INI-PEC,  indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti che di fatto rappresenta un serbatoio di indirizzi di posta elettronica certificata ecuperati direttamente tramite estrazione dal Registro delle imprese.

Il tutto, ovviamente, è figlio del fatto che la comunicazione tramite Pec con le pubbliche amministrazioni riguarda anche e soprattutto i cittadini: dallo scorso 1 gennaio, le amministrazioni pubbliche e i gestori o esercenti di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale ove dichiarato nella costituenda Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr).

Molti magari non lo sanno, ma analogamente a quanto già previsto per il processo tributario, le misure in materia di processo civile telematico, di cui al Dpr 44/2011, prevedono l’invio a mezzo Pec da parte dell’ufficio giudiziario delle comunicazioni indirizzate al soggetto abilitato esterno o all’utente privato.

Lo stesso canale deve essere utilizzato anche per le richieste telematiche di notificazione da parte degli uffici notificazione esecuzioni e protesti, il cui sistema informatico, eseguita la notificazione, trasmette a chi ha richiesto il servizio il documento informatico con la relazione di notificazione sottoscritta mediante firma digitale, nonché le ricevute di posta elettronica certificata.

Un sistema forse troppo complesso, protagonista anche delle procedure concorsuali: secondo l’articolo 17 del decreto legge 179/2012, infatti, la notifica telematica del ricorso per la dichiarazione di fallimento deve essere disposta tramite comunicazione all’indirizzo di Pec, imponendo ai creditori di presentare la domanda di insinuazione al passivo per via telematica e al curatore di effettuare comunicazioni utilizzando la casella certificata conosciuta.

Sanzioni in caso di mancata presentazione PEC

Ma cosa succede se l’ufficio del Registro delle Imprese riceve una domanda di iscrizione da parte di una impresa individuale che non ha indicato il proprio indirizzo PEC? Per legge, il Registro delle Imprese, in luogo della sanzione, sospende la domanda per un massimo di 45 giorni. Trascorso tale periodo senza nessuna comunicazione in merito all’oggetto della sospensione,  la domanda si intende non presentata.

Il Consiglio di Stato, nel Parere n. 1714/2013 del 10 aprile 2013, reso noto dal Ministero con la Circolare n. 3660/C del 24 aprile 2013, dopo aver analizzato la normativa iniziale (L. n.35/2012) aveva prospettato 3 diversi scenari:

1) trascorsi i 3 mesi durante i quali resta sospesa la richiesta, trova applicazione l’art. 2630 C.C. e quindi l’impresa ha l’obbligo di pagare la sanzione pecuniaria;

2) decorsi i 3 mesi di sospensione, l’ufficio deve comunque procedere all’iscrizione dell’impresa nel Registro delle Imprese;

3) trascorsi inutilmente i 3 mesi di sospensione, l’ufficio competente, allorché la società non abbia atteso alla comunicazione, ancorché postuma, dell’indirizzo di PEC, deve respingere la domanda di iscrizione al Registro delle imprese.

Le società e le ditte individuali che si iscriveranno al Registro delle Imprese senza comunicare contestualmente il proprio indirizzo di PEC, si ritroveranno respinta la loro pratica qualora, trascorso il periodo di sospensione (3 mesi per le società e 45 giorni per le ditte individuali) non avranno provveduto a comunicare il dato obbligatorio

Equitalia e PEC: parte la sperimentazione

In ultima istanza, la sperimentazione di Equitalia e che riguarda la notifica delle cartelle di pagamento con la Pec. Le prime a ricevere le cartelle ai propri indirizzi e-mail certificati saranno le persone giuridiche (società di persone e di capitali), con sede in quattro regioni pilota: Molise, Toscana, Lombardia e Campania.

Il contribuente potrà in questo modo verificare in tempo reale i documenti inviati da Equitalia e avere la certezza del giorno e anche dell’ora esatta della notifica. Gli indirizzi e-mail Pec utilizzati sono quelli presenti negli elenchi previsti dalla legge. La modalità di notifica permetterà di ridurre l’uso della carta e della stampa con benefici per l’ambiente e risparmio dei costi.

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