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Twitter dice “No” al governo turco

Twitter dice no al Governo Turco
2 minuti di lettura

Twitter declina l’invito del Governo Turco a collaborare nelle indagini relative alle proteste di Gezi Parki, prendendo una posizione contraria rispetto a Facebook che, invece, si è reso disponibile a fornire le informazioni necessarie agli organi che stanno effettuando le indagini.

Twitter e Facebook avevano già rifiutato di fornire informazioni al governo Turco, nonostante avessero entrambi sottoscritto l’accordo sul cybercrime, poichè nel paese non esiste alcuna sistema legislativo volto a tutelare i dati degli utenti. Sebbene inizialmente il Ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni Yıldırım  avesse annunciato che la società di Zuckerberg avesse autorizzato l’accesso ai dati degli utenti, Facebook ha smentito la notizia con una nota scritta affermando di non aver mai risposto alle richieste del Governo Turco.

Mentre Facebook ha una rappresentanza in Turchia, Twitter non ha alcuna sede ed i server sono collocati oltre confine. Situazione questa un po’ indigesta al Ministro dei Trasporti che aveva sottolineato come “Twitter non ha una base legale in Turchia. Prendono pubblicità ma non pagano tasse [in Turchia]. Dovrebbero aprire una azienda o una sede in linea con il codice del Commercio Turco cosi come hanno fatto Facebook e Youtube”.

Con Twitter quindi i rapporti sono sempre stati tesi. Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan, agli inizi delle proteste, aveva definito la piattaforma di micro-blogging un “cancro della società” e, sempre durante le proteste, furono eseguiti dei fermi (24 a Smirne e 13 ad Adana, ora tutti rilasciati) con l’accusa di fomentare le proteste a mezzo social media e in particolare Twitter.

Sempre con l’occhio puntato sull’uccellino blu, il Governo ha annunciato la stesura di un disegno di legge con l’obiettivo ufficiale non di censusare i social media ma di arginare il fenomeno del cyber crime, rendendo impossibile la creazione di account anonimi che, sempre secondo esponenti del governo, sono stati utilizzati per fomentare le proteste. Le modalità con cui si intenda procedere non sono al momento note e saranno portate a conoscenza del pubblico una volta stabilite.

Come si è manifestato in questi giorni, Twitter è considerato dal governo un’arma peggiore dell’autobomba perché “se questa ha un raggio di esplosione limitato, un tweet che contiene calunnie e bugie può creare più danni”. (leggi)

Nel frattempo sono in corso le indagini su oltre 5 milioni di tweet, 105 siti web e 262 account.

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Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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