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Agenda Digitale, gli obiettivi europei e gli “n” livelli di responsabilita’ italiani

Agenda Digitale, gli obiettivi europei e gli “n” livelli di responsabilita’ italiani
3 minuti di lettura

Tra dire, fare, lettera e testamento (lasciamo perdere il baciare) i giorni passano e l’agenda digitale latita, tanto che le notizie più gustose, sul tema, negli ultimi 4-5 mesi restano la querelle sull’Agenzia per l’Italia Digitale, l’investitura di Francesco Caio via Twitter e questa parvenza di wifi pubblico (aperto o libero non si capirà mai) di cui si attendono con impazienza le prime sperimentazioni.

Del decreto crescita 2.0, dunque, c’è traccia? Pare di no: “Per l’Agenda digitale il governo ha imboccato la strada giusta. Ora però bisogna agire“. Lo ha detto a Il Mesaggero Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, che ha spezzato una lancia in favore del decreto del fare che dedica un intero capitolo al “rafforzamento dell’Agenda digitale italiana“.

Scarsa visione prospettica, troppe contraddizioni, poca banda larga. L’agenda digitale di Letta non convince in pieno nessuno, eppure si dice che applicandola si potrebbero ottenere risparmi oscillanti tra i 30 e i 35 miliardi di euro. Stiamo scherzando?

No. La stima viene da Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, tra i maggiori esperti in questo campo. Con Andrea Mangoni ha elaborato, qualche mese fa, un primo elenco che portava addirittura a 70 miliardi il conto delle risorse che si sarebbero liberate con l’innovazione digitale.

Sempre intervenendo al Messaggero, Perego ha parlato di una serie di migliorie che l’applicazione dell’agenda digitale porterebbe. Quella che colpisce di più è sulla lotta all’evasione, tema che, nei giorni in cui le nuove modalità del Fisco la fanno da padrone, tocca praticamente tutti.

Obbligando le aziende a conservare e inviare fatture in formato digitale, si rende immediatamente disponibile all’Agenzia delle Entrate il materiale: con lo stesso personale si possono triplicare i controlli. L’altra azione da promuovere è l’aumento dei pagamenti elettronici. Il decreto Crescita 2.0 del governo Monti lo prevedeva ma il successivo decreto attuativo non è stato fatto. Se si passasse dal 20 al 30 per cento di pagamenti elettronici, si stimano 5 miliardi di maggiori entrate oggi evase, soprattutto per il recupero dell’Iva“.

Nel frattempo, dall’Europa arriva il decalogo per un’agenda digitale utile e sensata: tanta banda larga e Internet per tutti sono i tasti su cui si batte l’Agenda digitale europea, che ha stabilito alcuni obiettivi di massima, sottoscritti da tutti i Paesi membri, da raggiungere entro il 2015:

  • Banda Larga fissa: copertura per tutti nel 2013 (Italia al 96%)
  • Banda Ultralarga fissa: copertura sopra i 30 MB per tutti, al 2020 (Italia al 14%)
  • Internet/1: il 75% della popolazione deve usarlo regolarmente (Italia al 53%)
  • Internet/2: deve scendere al 15% la fetta della popolazione che non lo ha mai usato (Italia al 37%)
  • Internet/3: tra le persone svantaggiate, alemno il 60% deve poterlo usare regolarmente (Italia al 38%)
  • e-Government: almeno il 50% della popolazione deve disporre di questi servizi (Italia 19%)
  • Pubblica amministrazione: almeno il 25% della popolazione deve interagire on-line con la PA (Italia 8%)
  • Acquisti: il 50% della popolazione deve comprare on-line (Italia al 5%)
  • e-Commerce: almeno 20% della popolazione deve accedere ad acquisti on-line oltreconfine (Italia al 9%)
  • Imprese: almeno il 33% delle Pmi deve offrire in vendita i suoi prodotti on-line (Italia al 4%)

Noi pensiamo alla confusione che abbiamo, ai tre livelli di responsabilità di cui ci siamo abilmente dotati – presidenza del Consiglio, Agenzia per l’Italia Digitale e Francesco Caio – e intanto teorizziamo sui possibili numeri di un’agenda digitale che deve preoccuparsi di un decreto che non è neppure completamente chiaro. Si salvi chi può.

VERSO L’ATTUAZIONE DELL’AGENDA DIGITALE: ISCRIVI IL TUO PROGETTO AL PREMIO EGOV 2013!!

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