Wifi libero: il Mac address panacea di tutti i crimini informatici?

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  24 giugno, 2013  |  Nessun commento
24 giugno, 2013
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Wifi libero e decreto del fare, non è la fine. Prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare? No, qui Vasco non c’entra nulla: semplicemente, esaminando nel dettaglio l’articolo 10 della nuova norma emanata dal Governo Letta, si arriva alla conclusione che tutto gira attorno a lui, il fantomatico (ma tatticissimo) Mac address.

Chi è costui? L’acronimo Mac sta per Media Access Control  ed è un sistema di identificazione di dispostivi anziché di persone. Escamotage tutto italiano, riassunto alla perfezione nell’articolo 10 del decreto del fare, che recita testualmente “La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici. Se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto legge 27 luglio 2005 , n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 155”.

Quindi, riassumendo, l’accesso a Internet da un ristorante potrà essere libero e non richiede la identificazione degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento, cosa che, pare, rende più semplice il collegamento dell’utente al wifi e commercialmente più appetibile la vendita di servizi senza fili (l’idea di doversi far cosegnare il documento per poter concedere l’accesso a Internet era effettivamente qualcosa di spiacevole).

Però il rovescio della medaglia c’è: a meno di effettuare indagini complesse che iniziano dal produttore del dispositivo e risalire ad una catena di eventi impossibili da prevedere, ad es nel caso il dispositivo sia venduto all’estero, oppure a favore di un terzo, oppure il computer o il telefono siano usati, o il computer non sia associato ad una vendita avvenuta con un codice fiscale, il numero Mac address non potrà identificare a fini di tutela e di repressione di reati nessun soggetto. Quindi è possibile comprare un pc intestandolo anche a qualcun altro: no problem, il Mac Adress lo consente.

E c’è dell’altro: l’indirizzo Macaddress (lo spiega anche Wikipedia) è semplicemente modificabile con un software (guardare il video qui sotto per credere…). In gergo tecnico l’operazione si chiama MAC spoofing, e tramite questa in teoria si possono commettere tutti i reati possibili senza identificazione alcuna.

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Ma allora dove sta la fregatura? In primis, pur essendo in linea teorica un indirizzo Macaddress univoco, se il gestore non è in grado di registrare le sessioni (ed associare un nome a quell’indirizzo) non potrà mai sapere chi ha fatto cosa e a chi appartiene il dispositivo utilizzato. Ciò significa che le indagini di polizia giudiziaria in casi di reati informatici diverranno di fatto impossibili (o almeno difficilissime).

In caso di organizzazioni complesse l’access point che dovrebbe registrare il macaddress non sarà in grado di abbinare univocamente una persona (anzi l’azione è proibita dal secondo comma) al compimento di una certa attività, senza un registro ed una identificazione del soggetto che ha avuto accesso.

Conseguenza diretta: l’art 10 del decreto fare stabilisce chiaramente che i gestori, (ad esempio un pubblico esercizio, un internet point, ma, anche l’Università che mette a disposizione i terminali ai propri studenti), non sono internet service provider né operatori di telecomunicazioni, il che significa che ad esempio a qualsiasi ideatore di Internet Point sarà sufficiente aprire un esercizio pubblico (ad esempio un gelateria), collegarci una serie di postazioni fisse accessibili al pubblico e quella attività non sarà ricompresa tra le attività di offerta al pubblico di servizi di comunicazione elettronica “prevalenti”. O no?

L’operatore suddetto sarà di fatto un soggetto che offre servizi al pubblico “liberalizzati”eludendo allegramente il dettato normativo del codice delle comunicazioni elettroniche, senza peraltro pagare alcun contributo statale per gli apparati, senza versare il contributo come operatori e quindi diminuendo il gettito a beneficio dello Stato.

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