I Google Glass dalla sala operatoria a Wimbledon: utili e dilettevoli?

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  24 giugno, 2013  |  Nessun commento
24 giugno, 2013
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Le ultime due applicazioni dei Google Glass mi lasciano molto colpito perché, se pur così diverse tra di loro, sotto un certo punto di vista sperimentano proprio il senso di quello che gli occhiali speciali vogliono essere: un compagno di vita, che registri online l’esperienza consentendo a tutti di ‘vedere’ coi tuoi occhi quello che solo tu, in un momento preciso, hai potuto sperimentare.

Ecco che passiamo dal tennis alla chirurgia come se non fosse nulla, perché i Google Glass sono abili e arruolabili per tutti, dalla casalinga alla sportiva, dal medico al professionista, dal pensionato allo studente. La realtà ‘occhialuta’ di BIG G fa parlare di se, in questi giorni, grazie a due personaggi molto diversi tra loro ma per certi versi simili.

SALA OPERATORIA

Partiamo da Rafael Grossmann, medico americano che lavora all’Eastern Maine Medical Center e che ha indossato i Google Glass in una sala operatoria per un intervento di chirurgia allo stomaco, documentando il tutto in tempo reale sul suo blog.

Il presupposto iniziale può essere che la medicina digitale o e-health che dir si voglia non è assolutamente ultima a sperimentazioni tecnologiche atte al miglioramento sia della prevenzione che dell’intervento medico: qui, però, passiamo oltre, scaliamo la privacy col consenso informato ed entriamo in sala operatoria, osservando quello che fa il bisturi.

Ho preso ogni precauzione per assicurare che la privacy del paziente, da cui ho ottenuto un consenso informato, fosse tutelata“, spiega Grossman sul suo blog – in un post intitolato ‘Glass, passami il bisturi’ – specificando che lo streaming di video e foto non hanno mai mostrato dati identificativi ne’ il volto del paziente.

Grossmann ha indossato i Google Glass per tutta la durata dell’intervento e le immagini che i suoi occhiali carpivano erano proiettate sul display di un iPad. Oltre al suo blog, il medico ha documentato l’operazione in tempo reale grazie ad un ‘hangout’ su Google, la funzione che permette le conversazioni di gruppo. “Credo sia la prima volta che i Glass entrino in una sala operatoria, siamo riusciti a mostrare anche la tecnica endoscopica in modo veloce, economico e mantenendo anonima l’identità del paziente“.

Qui, di pericoli per la vita privataleggi quanto detto dal presidente del Garante per la Privacy Antonello Soro – non paiono esserecene, anzi, semmai c’è la possibilità, da un lato, di conoscere meglio la medicina da parte di pazienti che, dovendo essere sottoposti ad interventi chirurgici, vorrebbero effettivamente essere informati di tutti i possibili rischi.

Non solo. Per dirla Grossmann, ”questo è uno strumento intuitivo con grandi potenzialità per la salute, in modo particolare per la chirurgia. Potrebbe migliorare le consultazioni all’interno di una equipe, favorire il parere di esperti dall’esterno, ma anche rivelarsi un utile strumento didattico“.

Chiaro: l’intervento in questione è di routine, non certo a cuore aperto su un soggetto potenzialmente a rischio. In tal caso gli occhiali di realtà aumentata potrebbero essere mai utilizzati?

WIMBLEDON

Lei si chiama Bethanie Mattek Sands, ha 28 anni ed è americana. A Wimbledon, il torneo di tennis più importante e famoso del mondo, giocherà indossando i Google Glass. Lo ha confermato proprio Google, con immediate critiche e polemiche da parte dei tradizionalisti che accusano la tennista di non rispettare il più antico torneo del globo. Lei, esuberante ed eccentrica, fa foto sul suo profilo Twitter e si dice entusiasta dell’esperimento.

In realtà la conferma dell’utilizzo riguarda comunque i soli allenamenti, e non quindi i match del torneo. La trovata pubblicitaria è comunque originale, perché il dispositivo non è nemmeno stato commercializzato, eppure Google afferma che l’atleta sta già traendo grandi benefici dall’utilizzo dei Google Glass, vista la facilità con cui può connettersi con l’allenatore e con i tifosi, o aiutando la Sands con le ricette in cucina (ricordiamo che la statunitense ha di recente scoperto di essere intollerante a una incredibile quantità di alimenti).

Tra le possibilità sicuramente più interessanti vi sarà senza dubbio la possibilità di vedere tramite il punto di vista dell’atleta, grazie alla telecamera in alta definizione supportata dal dispositivo. Se poi il tutto servirà a migliorare il ranking della Mattek Sands, questo è un altro discorso. Ma, in fondo, non è l’obiettivo dei Google Glass. O forse no?

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