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In gara con le macchine. La tecnologia aiuta il lavoro?

In gara con le macchine. La tecnologia aiuta il lavoro?
3 minuti di lettura

Il 10 giugno è uscito, nella traduzione italiana, l’eBook edito da goWare: IN GARA CON LE MACCHINE scritto a quattro mani da due economisti del MIT, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee.

Un libro sotto certi aspetti sconvolgente o meglio “terrific book”, come lo ha definito Thomas Friedman sulle colonne del New York Times, perchè per la prima volta si mettono in discussione le conseguenze economiche e sociali indotte dalle tecnologie digitali.

Già dal primo capitolo appare chiarissimo il lavoro che i due autori hanno fatto nell’analizzare tesi (sociali ed economiche) che molto spesso si contrappongono su un tema molto delicato come quello delle conseguenze indotte dallo switch-off digitale:

Perché questa maledizione della mancanza di lavoro persiste così tanto? Gli analisti danno tre spiegazioni alternative: ciclicità, stagnazione e “la fine della manodopera”.

La spiegazione della ciclicità sostiene che non sta succedendo niente di nuovo né di misterioso; in America la disoccupazione rimane così alta semplicemente perché l’economia non cresce abbastanza rapidamente da creare lavoro per tutti. Paul Krugman è uno dei principali sostenitori di questa tesi. Ecco cosa scrive: «Tutto fa pensare che in America l’alto tasso di disoccupazione sia la conseguenza di una domanda inadeguata – punto». L’ex direttore dell’Office of Management and Budget della Casa Bianca Peter Orszag è d’accordo e sostiene che la causa principale che impedisce di riportare nel mondo del lavoro i disoccupati americani è la debolezza della crescita». In base alla teoria della ciclicità, un calo della domanda particolarmente consistente come quello verificatosi nella Grande Recessione è necessariamente seguito da una ripresa lenta e frustrante. In breve, quello che l’America sta vivendo dal 2007 è il ripetersi di un ciclo, anche se stavolta è particolarmente doloroso”.

In effetti, anche Giulio Sapelli, nell’introduzione al libro, fa notare che: ‘È vero infatti che la rivoluzione digitale accresce la produttività e può ridurre a zero alcuni costi di controllo. Ma nel contempo, per essere portata a buon fine, ossia per risolvere i problemi tecnologici e produttivi per cui è stata ed è creata continuamente, ha bisogno non di meno lavoro, ma di più lavoro’.

Dunque, potremmo convenire che la radice di tutti i nostri mali non è che siamo entrati in una Grande Recessione, o una Grande Stagnazione, ma piuttosto che stiamo vivendo i primi spasimi di una Grande Ristrutturazione. Le nostre tecnologie si stanno evolvendo sempre più in fretta, mentre le nostre competenze e le nostre organizzazioni rimangono indietro. Ecco perché è urgente capire questi fenomeni, discuterne le implicazioni e trovare delle strategie che permettano ai lavoratori umani di mettersi in gioco insieme con le macchine anziché gareggiare contro di esse.

 

Esiste, dunque, un modo per uscire dalla schiavitù dei computer e consiste nell’assecondare le nuove tecnologie innovando, al tempo stesso, anche i modelli organizzativi, investendo nelle competenze digitali, ovvero nelle persone o meglio ancora nel ‘capitale umano’. Questo lo si può ottenere solo reinvestendo nella formazione continua e prima ancora nella scuola.

Gli autori suggeriscono 19 precise aree d’intervento per un PIANO D’AZIONE. Ma credo sia meglio scoprirle leggendo il libro.

GLI AUTORI

Erik Brynjolfsson è docente presso la Sloan School of Management del MIT e direttore del Center for Digital Business del MIT, presidente della “Sloan Management Review”, ricercatore associato presso il National Bureau of Economic Research e coautore del libro: Wired for Innovation: How IT Is Reshaping the Economy. Si è laureato alla Harvard University e al MIT.
Su Twitter @erikbryn

Andrew McAfee è principal research scientist direttore associato al Center for Digital Business presso la Sloan School of Management del MIT. È autore di Enterprise 2.0: New Collaborative Tools for Your Organization’s Toughest Challenges. Si è laureato al MIT e alla Harvard University.
Su Twitter @amcafee

Foto del profilo di Gianluigi Cogo
Da anni facilita i processi che sfruttano le nuove tecnologie e diffonde cultura digitale nella Pubblica Amministrazione. In rete dai primissimi anni ‘90, a Venezia fonda la prima rete civica ‘Venice On-Line’ e poi il primo portale cittadino: ‘Venezia.Net’. Verso la fine degli anni ’90, assieme ad altri colleghi, crea il primo network dei Comuni della Provincia di Venezia ‘Polo Est’ e, infine, uno dei primi social network italiani: ‘Networkingitalia.it’. Presso la Regione Veneto (dove ora ha la responsabilità della Community Network inserita nella struttura di e-government) crea la prima rete intranet basata su workspace e dinamiche 2.0. Sviluppa, insieme ad altri colleghi di diverse regioni italiane, Ritef, la ‘rete delle regioni per l’e-learning’ ed è fin dai primi anni 2000 uno dei protagonisti del Cisco Networking Academy in Italia. Attualmente svolge consulenze per Università, Centri di Formazione Pubblici e Privati e Ministeri, per divulgare le dinamiche e i valori della ‘collaborazione e della partecipazione’. E’ docente presso la Facoltà di Informatica dell’Università Ca Foscari di Venezia del corso ‘Social media e smart apps’, Presidente di Assint (Associazione per lo sviluppo dell’innovazione e delle nuove tecnologie), è stato anche Segretario Generale dell’Associazione Italiana per l’Open Government, Componente del Comitato Scientifico della rivista Egov, membro dell’esecutivo dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, fondatore/animatore della rete degli innovatori della pubblica amministrazione, consulente di FormezPA e molto attivo con il suo blog: http://webeconoscenza.net/. Ha ideato e promosso il primo Barcamp degli innovatori della Pubblica Amministrazione e collabora come docente e curatore scientifico per master e corsi sull’e-government 2.0 e sull’Enterprise 2.0. Scrive su diverse riviste del settore e ha pubblicato i libri: ‘La cittadinanza digitale’ , ‘I siti web delle Pubbliche Amministrazioni’ e ' I Social Network nella PA'.

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