Realizzare una rete pubblica di infrastrutture per le telecomunicazioni. Intervista a Stefano Vinti, Assessore Regione Umbria

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19 giugno, 2013
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1. Il futuro digitale passa anche dalla normativa; come e’ nata l’iniziativa del Disegno di Legge sulle infrastrutture per le telecomunicazioni?

L’idea di realizzare una rete pubblica di infrastrutture per le telecomunicazioni nasce in tempi remoti, fin dal lontano 2002, da quando cioè la Regione Umbria, con notevole anticipo sul panorama nazionale, partecipò alla gara per l’assegnazione di una frequenza per reti radio a banda larga, bandita dall’allora Ministero delle Comunicazioni,  vincendola.

Dopo un percorso progettuale durato due anni, nel 2005 fu varato quello che rappresenta ancora lo schema della rete pubblica regionale composto da tre dorsali di trasporto per le lunghe distanze (una lungo la linea ferroviaria della Ferrovia Centrale, una ad est del territorio, lungo l’Appennino,  ed una ad ovest tra il lago Trasimeno, Orvieto e Terni) e cinque dorsali di distribuzione cittadine (nei centri abitati di Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello ed Orvieto).

Invece, l’esigenza di dotarsi di una specifica legge regionale in materia di infrastrutture per la telecomunicazione è derivata dall’enorme velocità con la quale si sono sviluppate le relative tecnologie che, nel corso degli ultimi anni, hanno sempre più rappresentato un potente strumento di trasformazione della società, favorendo un mutamento dei linguaggi e degli stili di vita e, di conseguenza, la nascita di modelli organizzativi diversi rispetto a quelli tradizionali.

Questo impulso è stato avviato nel 2010, con le previsioni dettate dall’Agenda Digitale Europea (entro il 2013 banda larga di base per tutti gli europei ed entro il 2020 tutti i cittadini europei dovranno avere connessioni superiori a 30 Mbps ed almeno il 50% di famiglie connessioni superiori a 100 Mbps) seguita da uno schema di Agenda Digitale Italiana, per la verità ancora abbastanza fumosa nei suoi contenuti precipui, e dall’Agenda Digitale Umbra, entrambe del 2012. Comunque, tutte attengono all’impegno da porre per superare ogni forma di esclusione o ritardo infrastrutturale o culturale che impedisca di essere connessi, cioè di partecipare alla vita della comunità digitale.

Da questi “obblighi” che anche l’Umbria si è data, ma anche dalla considerazione che la possibilità di accesso alle tecnologie dell’informazione rappresenta uno dei principali indicatori del grado di sviluppo di qualità di un territorio (perché fattore di sviluppo rilevante per imprese e cittadini), nasce l’esigenza di dotarsi di un adeguato strumento normativo che consenta di traguardare con maggior chiarezza gli obiettivi fissati dall’Europa e dallo Stato.

Sono quindi chiamati in causa i decisori politici, a tutti i livelli, per fare scelte complesse, rese ancora più urgenti dalla crisi che l’Italia sta attraversando e che investono, da un lato, l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei servizi (a partire dai sistemi formativi, sanitari, di welfare, di accesso ai saperi e concorso ai processi decisionali) e, dall’altro, possono essere decisive per alimentare uno sviluppo sostenibile e a forte contenuto scientifico, tecnologico e di conoscenza.

2. Quali sono le caratteristiche salienti?

Il disegno di legge, non è solo mirato a superare ogni forma di divario digitale e a favorire lo sviluppo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, ma intende anche affermare e concretamente promuovere l’accesso a internet come nuovo universale diritto della persona. La rete è grande scommessa per la democrazia che occorre preservare non solo come luogo di grande forum, di accesso libero alle informazioni, di possibilità di discussione e di confronto, ma anche come spazio democratico e opportunità di crescita sociale ed economica.

Questo però presuppone la necessità di ampliare sempre di più la diffusione della larga banda e l’offerta di servizi a valore aggiunto che possano integrare le caratteristiche tipiche dei servizi offerti con le potenzialità della larga banda.

In altre parole, non ci saranno più differenze tra reti fisse e mobili perché voce, internet, mail e video saranno disponibili sia dentro le mura di casa o dell’ufficio sia quando ci si trovi all’aperto.

Sotto il profilo del quadro normativo, invece, l’emanazione di regole certe, a qualsiasi livello, relative alla realizzazione fisica delle reti infrastrutturali non segue con la stessa velocità l’evoluzione tecnologica della materia e, soprattutto, si sconta ancora una certa difficoltà di assorbimento del concetto di reti uniche sopra richiamato.

Inoltre, se a livello comunitario e nazionale sono stati fatti passi avanti su aspetti particolari della materia, a livello regionale la proposta che qui si presenta rappresenta sicuramente una novità assoluta nel panorama normativo umbro ma anche il secondo, o forse terzo, esempio di legge regionale organica in materia di infrastrutture per le telecomunicazioni a livello nazionale.

L’articolato è diviso in 6 Capi: i primi tre sono dedicati alla realizzazione delle infrastrutture per le telecomunicazioni, il quarto riguarda l’istituzione della banca dati regionale delle stesse infrastrutture, il quinto la ricerca in materia di telecomunicazioni, il sesto le norme finali, transitorie e le abrogazioni.

In particolare:

il Capo I “Principi generali” riconosce il diritto di tutti cittadini di accedere ad internet ed intende quindi promuovere lo sviluppo delle relative infrastrutture di telecomunicazione al fine di assicurare la partecipazione attiva alla vita della comunità digitale;

il Capo II “Disciplina in materia di infrastrutture per la banda larga e ultralarga” individua i cardini ai quali si ispira la programmazione regionale in materia di infrastrutture per la banda larga e ultralarga, la realizzazione fisica della rete pubblica regionale e le conseguenti implicazioni a livello di disciplina e uso del sottosuolo;

il Capo III “Disciplina in materia di impianti radioelettrici” si occupa della programmazione, della disciplina e del controllo degli impianti radioelettrici, ivi compresi gli aspetti legati all’utilizzo e alla permanenza dei siti e delle loro eventuali dismissioni;

il Capo IV “Banca dati regionale delle infrastrutture per le telecomunicazioni” prevede l’istituzione della banca dati regionale degli impianti radioelettrici e delle infrastrutture per le telecomunicazioni, ivi comprese le condutture sotterranee;

il Capo V “Interventi per la ricerca in materia di telecomunicazioni” fissa le azioni per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione anche in termini di alta formazione;

il Capo VI “Norme finali, transitorie e abrogazioni” fissa alcune norme regolamentari che dovranno essere oggetto di regolamento da parte della Giunta Regionale, le sanzioni amministrative legate agli aspetti autorizzativi e all’esercizio degli impianti radioelettrici, individua le risorse finanziarie necessarie per lo sviluppo delle reti, della banca dati, della ricerca e per il sostegno ad alcuni settori delle telecomunicazioni, nonché le norme transitorie, finali, di prima applicazione e abrogazioni;

3. Quali sono le difficolta’ che avete affrontato?

Il disegno di legge ha scontato le maggiori difficoltà principalmente a causa del processo di transizione dalla tecnica di trasmissione radiotelevisiva analogica a quella digitale (che ha impegnato gli uffici regionali per tutto il 2011 nell’accompagnamento e nel sostegno della popolazione anche in assenza di specifiche competenze regionali in materia) che ne hanno frenato la definizione.

Non hanno aiutato certamente né la genericità degli indirizzi europei (forse inevitabile in certe questioni di dettaglio), né, soprattutto, la carenza di riferimenti normativi che si riscontra tuttora a livello nazionale, anche se bisogna riconoscere che ultimamente ci sono state proposte di norme regolamentari per superare qualcuno di questi dettagli tecnici (lo schema del DPCM in materia di scavi per la realizzazione di cavidotti).

Rimangono tuttavia aperte a livello nazionale numerose questioni che attengono ad aspetti tributari e fiscali (regime oneroso delle occupazioni di suolo pubblico, regime IVA da applicare ad infrastrutture strategiche, ecc.) che non è possibile risolvere a livello locale.

Da un punto di vista dello strumento normativo, si è voluto intraprendere un inconsueto percorso di partecipazione che ha parzialmente allungato alcuni termini temporali, ma ha consentito un’ampia condivisione di principi che vengono dettati dal testo normativo; infatti, pur essendo questa una legge quadro da attuare attraverso regolamenti successivi, notevole è stata la partecipazione degli enti locali, dei principali attori dell’economia umbra, delle parti sociali, delle associazioni di categoria, dei consumatori e dei cittadini, che ha consentito la messa a punto di un testo che si può tranquillamente definire innovativo nel panorama della materia.

4. Quali opportunita’ si aprono per l’Umbria?

La Rete, ha prodotto un cambiamento di paradigma che sta investendo profondamente tutto e tutti: i modelli produttivi e i sistemi sociali; l’accesso ai saperi e i riferimenti culturali; il modo di lavorare, di studiare, di vendere o acquistare. E non si tratta di cambiamenti che riguardano una élite di specialisti, ma di mutamenti profondi e rapidi che trasformano la vita di tutti o, almeno, di tanti.

L’impatto delle nuove tecnologie della comunicazione apre nuovi fronti, sia da un punto di vista strettamente economico, sia come luogo di costruzione della cittadinanza e sia come spazio pubblico dove l’utente costruisce la propria dimensione di cittadino, ma le innegabili opportunità occupazionali e di crescita debbono essere coniugate con la diffusione universale dei diritti dei cittadini, sviluppando l’attitudine della rete ad essere luogo di democrazia e per la democrazia.

Tuttavia, il dato più significativo riguarda gli effetti che una nuova generazione di infrastrutture dell’informazione e una rinnovata offerta di servizi, possono produrre sull’intera organizzazione dell’economia, incidendo in tutte le fasi della catena di produzione del valore e ridefinendo gerarchie e prospettive, nell’ambito di processi globali dove, talvolta, sono proprio i paesi a più recente sviluppo  a registrare le performance più dinamiche.

Internet, però, non è solo una grande occasione di sviluppo economico; ormai da anni si parla di Internet bene comune, Internet come piattaforma libera e accessibile a tutti, per rafforzare relazioni e promuovere l’inclusione sociale. La Rete, quindi, è una fonte conoscenza e un’opportunità di crescita economica ed è per questo che “Internet per tutti” rappresenta una scelta importante e strategica.

In un Paese come l’Italia dove ancora più di tre milioni di cittadini non hanno accesso alla banda larga e gli OpenData sono un miraggio in gran parte delle Pubbliche Amministrazioni, è importante che nella nostra Regione una proposta di legge intenda garantire l’accesso e l’utilizzo di internet come diritto di tutti i cittadini.

Il disegno di legge, non è solo mirato a superare ogni forma di divario digitale e a favorire lo sviluppo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, ma intende anche affermare e concretamente promuovere l’accesso a internet come nuovo universale diritto della persona. La rete è grande scommessa per la democrazia che occorre preservare non solo come luogo di grande forum, di accesso libero alle informazioni, di possibilità di discussione e di confronto, ma anche come spazio democratico e opportunità di crescita sociale ed economica.

5. Quali sono i prossimi passi per la sua applicazione?

Quando sarà ultimato il percorso istituzionale della legge (parere del Consiglio delle Autonomie Locali, trasmissione al Consiglio regionale, parere della competente Commissione Consiliare, discussione in aula e promulgazione), la legge sarà attuata attraverso la predisposizione di un regolamento per la disciplina tecnica di alcuni aspetti delle norme e di alcuni atti della Giunta Regionale per la definizione di linee guida, modalità, criteri e procedure applicative, nonché per la costituzione della Consulta regionale per le telecomunicazioni.

Per dare completezza operativa alle norme, anche i Comuni e le Province dovranno adeguare la loro strumentazione programmatoria e pianificatoria per quanto concerne alcuni aspetti di carattere urbanistico ed edilizio e per la disciplina dell’uso del sottosuolo.

6. Pensa che si possa “esportare” la vostra esperienza e riproporre normative simili anche in altre regioni?

Nel panorama italiano, ad oggi non esistono leggi regionali che affrontano la materia in maniera organica. Quella che più si avvicina alla nostra è della Regione Friuli Venezia Giulia; emanata nel 2011, adotta un modello che separa le questioni in base all’utilizzo delle infrastrutture e, quindi, distingue quelle per la radiodiffusione televisiva e sonora, per la telefonia mobile e per la banda larga e per ciascun ambito approfondisce anche aspetti tecnici e regolativi di dettaglio.

L’Umbria ha scelto un modello diverso, orientato su una legge di principi da attuare con atti regolamentari e/o amministrativi, perché di più rapido adeguamento alle modifiche integrazioni e aggiornamenti che la materia delle telecomunicazioni implica.

Infatti, l’enorme velocità di evoluzione delle tecnologie relative agli aspetti della trasmissione del segnale, di qualsiasi natura esso sia, si accompagna sempre più frequentemente all’individuazione di nuove tecniche anche in altri ambiti disciplinari quali, a solo titolo di esempio, le tecniche di scavo per la realizzazione dei cavidotti oppure l’utilizzazione plurima delle infrastrutture di posa per fornire segnali diversi, ecc.

In considerazione:

(a) del percorso partecipativo della legge, da tempo avviato in maniera particolarmente capillare, anche se informale, presso tutti i soggetti interessati (enti e istituzioni locali, operatori delle telecomunicazioni, mondo imprenditoriale e sindacale, terzo settore, associazioni di utenti e consumatori, ecc.);

(b) delle reazioni positive che tutti i soggetti prima citati hanno espresso;

(c) della parziale inerzia del Governo circa la definizione di aspetti assolutamente rilevanti di competenza diretta dello Stato,

ci si augura che il modello possa essere di stimolo nei confronti del livello centrale oltre che essere ripreso anche da altre realtà regionali.

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