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Wifi libero o wifi aperto? Aspettiamo il decreto del fare seduti in riva al fosso

Wifi libero o wifi aperto? Aspettiamo il decreto del fare seduti in riva al fosso
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Wifi libero o Santo Graal? Diciamo che dopo essere stato negli Usa, tre estati fa, e aver sperimentato l’accesso istantaneo e senza limitazioni – ne tantomeno richieste di numeri di cellulare o password – in quasi tutti gli aeroporti e, udite udite, in mezzo al deserto (tipo alla Monument Valley, se non ci credete provate!), qualche dubbio sull’effettiva novità rivoluzionaria del decreto del fare mi resta. Del tipo se non vedo non credo, in stile San Tommaso.

Suvvia, noi Pionieri non vogliamo essere polemici per contratto ma semplicemente per dato di fatto: il decreto del fare, per il quale aspettiamo con ansia il testo definitivo, è anche pieno di buone idee e abbiamo già avuto modo, su queste pagine, di affrontare di petto le prime implicazioni digitali della questione, dopo che il direttore Gigi Cogo aveva lanciato la provocazione (chiamarla così è riduttivo) sulla querelle Mister Agenda Digitale.

Adesso concentriamoci sul wifi pubblico libero, dove per libero io (e tutti i cittadini italiani senzienti) intendo automatico, immediato, senza limitazioni di tempo ne necessità di registrazioni. Secondo quanto si apprende dalle intenzioni del decreto del fare, pare che, come già avviene in molti Paesi europei, èverrà liberalizzato l’accesso a Internet.

L’offerta ad internet per il pubblico sarà libera e non richiederà più l’identificazione personale dell’utilizzatore” si legge nel comunicato della Presidenza del Consiglio. Ok, quindi: basta registrazioni, il che, al netto della velocità o meno delle registrazioni, sarebbe già un bel passo in avanti perché fungeva da deterrente almeno per il 40-50% dei potenziali fruitori, che a quel punto continuavano a puntare sulla connessione 3G (a pagamento, ovviamente).

Una volta entrata in vigore la norma, quindi, sarà possibile attivare hotpost ad accesso free sul territorio, a cui chiunque potrà connettersi col proprio dispositivo mobile, semplicemente collegandosi alla rete. Rimarrà di competenza del gestore l’obbligo di garantire la tracciabilità attraverso l’identificativo del dispositivo utilizzato (indirizzo IP del device).

E qui l’asino, se non casca, diciamo che però un po’ traballa. Cerchiamo di capire bene questo passaggio perché già in passato, all’epoca del wifi libero nei locali pubblici, si era scatenato un putiferio normativo (del tipo: tu gestore del locale devi farti fornire il documento da chi vuole connettersi).

Il fornitore dell’accesso wireless – quindi l’azienda che ha vinto il bando, giusto? – dovrà quindi garantire la tracciabilità dell’utente mediante l’identificazione del dispositivo da questi impiegato. Ma allora il decreto conferma anche la validità dei meccanismi di autenticazione semplificata che prevedono, ad esempio, l’invio di un sms sul cellulare dell’utente che richiede l’uso del servizio di wi fi libero con codice per lo sblocco?

Perché in tal caso la libertà è vigilata, o comunque è semi-libertà. Del tipo: ok, non devo più registrarmi, però appena mi collego ti devo fornire il mio numero di cellulare. E se mi registro con l’iPad cosa fornisco? E ancora: perché torniamo all’incubo della parola registrazione?

La realtà, come ci suggerisce l’amico Roberto Scano via Twitter, è che in Italia “esiste il wifi aperto, non il wifi libero“, due cose molto diverse evidentemente. Ma allora perché in Piemonte vanno fieri di essere stati i pionieri del wifi libero?

Con la legge regionale 5/2011 , nota come “del WiFi libero”, il Piemonte riconosceva infatti l’accesso alla rete come diritto di cittadinanza, obbligando la Regione ad aprire in ogni sua sede territoriale un hotspot libero e senza autenticazione. Il che fa onore alla Regione Piemonte e a tutti gli enti locali e non che da anni si battono per questa battaglia di difficile soluzione.

Io aspetto seduto in riva al fosso, come canta Ligabue, la stesa ufficiale del #decretodelfare (ora che il cancelletto è online anche su Facebook non si rischia di andare contro a nessun social!!) per capire se siamo di fronte all’ennesimo wi fi pubblico aperto oppure ci avviciniamo all’idea del wifi libero che, nostalgicamente, mi riporta in mente il Four Corners e quell’assurda idea di rete che dovrebbe essere – a parere di noi Pionieri – resa free come l’aria che respiriamo.

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