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Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  16 giugno, 2013  |  Nessun commento
16 giugno, 2013
caio

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Nelle ultime ore il dibattito sulla nomina di Francesco Caio si è acceso in rete e nei palazzi governativi e, alla luce delle ultime decisioni del CdM di stanotte, risulta difficile capire chi e come deciderà le sorti digitali di questo paese.

Nessuno ha messo minimamente in dubbio le competenze di Caio e nemmeno quelle dei collaboratori di cui si circonderà, piuttosto ci si chiede quale sarà il perimetro operativo alla luce degli affidamenti consegnati ad Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale, dal governo precedente.

E’ indubbio che la formula: ‘a Caio le strategie, a Ragosa l’attuazione‘ non può funzionare. Entrambi, a buon titolo, si arrogano compiti strategici e Ragosa, ad oggi, ha già steso un ‘piano per la digitalizzazione del paese‘ concordandolo con le Regioni italiane con le quali ha stipulato già diversi accordi.

Proviamo a complicare il quadro mettendo insieme ruoli, funzioni e competenze su un tema che tutti considerano strategico ma nessuno vuol semplificare e, per farlo, partiamo da un disegno che il nostro autore Roberto Scano ha postato oggi su Twitter:

Semplice vero?

Vien da dire: molto italiano! As usual. Complicato per ingessare tutto e per non identificare precise responsabilità.

Inoltre, come nei grandi classici delle commedie all’italiana, ci sta bene in questa ricetta anche un esposto per danno erariale.

Provando a rimanere concentrati in tutto questo caos, val la pena ricordare che Agostino Ragosa è stato nominato ‘digital champion’ dalla commissaria EU Nelly Kroes e la prossima settimana volerà a Dublino assieme ai presidenti di alcune commissioni consigliari del Senato per rappresentare l’Italia alla Digital Agenda Assembly 2013 (#DA13).

In quella sede Ragosa dovrebbe riportare le politiche e le strategie italiane sul digitale, al centro del tavolo europeo dove (come ha dichiarato lui stesso alcune settimana fa) «… l’Italia è stata storicamente assente. Adesso l’Europa assegnerà 70 miliardi di euro per Horizon 2020 e non dobbiamo ripetere l’errore del 2007-2008. Quando l’Italia ha utilizzato solo un terzo dei fondi che le erano stati assegnati».

Dunque questi sono i fatti, ad oggi. Domani si vedrà.

Era il 2011 quando l’allora governo Monti mise il digitale al centro della sua Agenda e, alla data odierna, l’unico risultato tangibile raggiunto sono nomine, consulenze, incarichi, linee guida, piani, rapporti e altre tipologie di documenti utili solo a complicare ulteriormente il quadro.

«Mancano ancora i decreti attuativi» (citando l’on. Antonio Palmieri) …, ma quali decreti ci aspettiamo se non ci sono i capitoli per finanziarli? Dunque anche quella dei decreti è un illusione perchè bisogna avere il coraggio di fotografare la realtà, e la realtà è molto amara: non ci sono fondi per gli investimenti sul digitale!

A dire il vero qualcosa (poco) è stato fatto sul tema banda larga, grazie a finanziamenti UE, mentre per attuare prima il CAD e poi il decreto Crescita 2.0 (Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n° 179 non si è messo a disposizione nemmeno un euro. Che fine hanno fatto i 40 Ml di fondi ex-UMTS?

Quello che pochi hanno il coraggio di dire è che siamo in attesa dei fondi strutturali 2014-2020 come la manna dal cielo, sapendo bene che, anche a causa della burocrazia, questi fondi potranno diventare azioni concrete non prima del 2015. Ad essere ottimisti. Questo significa che, ancora per un paio di anni, galleggeremo con questa situazione fatta di persone e di parole, ma di poca sostanza.

Inoltre, come ha sottolineato Giuseppe Mariggò su Data Manager «… il dibattito è stato troppo focalizzato in modo strumentale sulla banda larga, spesso confondendola con il sistema pubblico di connettività. Dei 60 miliardi di euro messi a disposizione dalla UE dal 2007 e 2013 per le infrastrutture tecnologiche ne abbiamo spesi solo 18. Perché? Il problema è che non sappiamo più fare il nuovo? Abbiamo un problema non solo di esecuzione, ma anche di strategia? Non sappiamo più immaginare il futuro? »

Conclusioni?

Non si possono certo fare con la sfera di cristallo! Piuttosto conviene rimanere concentrati su quello che sta fuori dal palazzo e fuori dalla burocrazia ordinaria che, purtroppo, hanno il solo merito di ingessare tutto e tutti.

Conviene ancora una volta guardare ai territori dove, spesso senza disponibilità economiche, molti continuano a darsi da fare.

Noi di Pionero ci stiamo concentrando sul Premio eGov 2013 che lanceremo fra pochi giorni. I temi sono semplici, chiari ma i protagonisti saranno esclusivamente gli innovatori tenaci, competenti, a volte disubbidienti che giorno dopo giorno provano a portare questo paese verso un Agenda Digitale di fatti e non di parole.

Grazie a questi protagonisti l’agognato switch off non avverrà per trauma o shock collettivo procurato da decreto o legge dello Stato ma si otterrà grazie a piccoli passi, ma molto concreti.

Buon digitale a tutti.

Gianluigi Cogo. Direttore Scientifico di Pionero.

 

 

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