Smart city: Dublino traccia la rotta delle vere citta’ intelligenti

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  12 giugno, 2013  |  Nessun commento
12 giugno, 2013
Dublin-Traffic

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L’articolo “A Dublino la ripresa economica parta dai Big Data e dalla smart city aperta e collaborativa” pone correttamente alla nostra attenzione un approccio all’uso del dato non fondato esclusivamente sull’esigenza di “trasparenza”.

La nostra attenzione viene richiamata sull’uso del dato come fonte di conoscenza e quindi come generatore di valore sociale ed economico. Dublino è una città disseminata di sensori. Trasporti, sanità, reti elettriche, ogni sottosistema oggi può essere monitorato. Fin qui nulla di nuovo. In teoria ogni città del mondo è già in grado potenzialmente di fare questo.

Ho più volte affermato che, contrariamente a quanto si è pensato, una città è sulla “via smart” non in base al numero dei sensori disseminati, o all’assemblaggio casuale di tecnologie IT, quanto piuttosto alla capacità di gestire, di assemblare, di ricavare significati e informazioni dai dati prodotti dai dialoghi tra esseri umani e tra esseri umani e oggetti (dell’argomento, peraltro, si parlerà a Rimini il prossimo 27 giugno).

D’altronde l’avvento di Internet of Things metterà sempre di più a disposizione delle governance cittadine infinite quantità di dati prodotte dai dialoghi tra oggetti ed esseri umani e oggetti. Dublino (anche grazie alla collaborazione di IBM) sembra incamminarsi su questa strada.

Non sfuggirà a nessuno che, se le governance cittadine avessero costantemente a disposizione una lettura dell’ambiente circostante fondata su una capacità interpretativa dei dati, si potrebbero creare le condizioni per “prevedere” e “simulare” scenari di sviluppo urbano sostenibile economicamente, socialmente, ambientalmente. Si potrebbero monitorare costantemente le politiche proposte, e ricevere in tempo reale i feedback dai city user.

Nel mio libro “Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet” ho affermato: “La ‘Città intelligente’ è il luogo dove si utilizzano in modo sistematico ed organizzato i ‘dati’ e la conoscenza generati dall’uso  delle tecnologie I.C.T.. Non è sufficiente utilizzare in modo “smart” i sensori e i tablet, è necessario saper valorizzare i ‘dati’ generati dai sensori e dai tablet. Valorizzare i dati significa essere disponibili a condividerli per arricchirli attraverso un processo di generazione di ‘intelligenza collettiva‘. Dati ‘donati’, il social networking è una forma di donazione. Dati ‘ricevuti’, il web 2.0 è il sinonimo di scambio di conoscenza. Dati ‘assimilati’, i dati trattati correttamente sono una infinita fonte di ricchezza. Affiniamo ancora, la ‘Città intelligente’ è quell’area urbana dove le persone hanno a disposizione ‘conoscenza virtualizzata’ in modo diffuso grazie alla possibilità di connettersi a Internet“.

Vedo con grande piacere allora che si comincia ad andare in questa direzione. I dati assemblati intelligentemente (The Big Data) generano valore economico e sociale. Nella definizione di utilità sociale del dato dovremo però risolvere evidenti problemi legati alla privacy. Ciò che è successo in queste ore negli USA deve farci riflettere.

Come vedete allora lo scenario che ci si prospetta è ricchissimo di suggestioni e di opportunità. Si rafforza l’idea che la ripresa economica avverrà prima di tutto a partire dalle aree urbane. Tuttavia ci pone di fronte problemi inediti inerenti il rapporto che si instaura tra l’individuo e l’ambiente urbano “smart”. Il cantiere smart city è aperto, continuiamo a scavare.

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