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Il Datagate travolge la Silicon Valley. Anche Facebook spia le nostre vite?

Il Datagate travolge la Silicon Valley. Anche Facebook spia le nostre vite?
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Sembra ormai sicuro, anche le grandi aziende della Silicon Valley, Facebook, Google, Aol, Apple, Yahoo sono coinvolte nel Datagate, ultimo grande scandalo americano, perché avrebbero collaborato al programma Prism dedicato al controllo e all’intercettazione di ogni tipo di comunicazione, portato avanti dai servizi segreti statunitensi in funzione antiterroristica. Parola di New York Times, che ha scoperto che i vertici dei giganti della rete hanno incontrato numerose volte i membri dell’intelligence per negoziare la loro partecipazione al programma e stabilire il modo migliore per mettere a disposizione il gran numero di informazioni private che possiedono. Ma Facebook e gli altri negano ogni coinvolgimento e dichiarano di aver collaborato solo nei limiti di legge. A quanto pare, però queste aziende si sarebbero spinte più in là, dimostrando notevole zelo. Infatti, negli Stati Uniti esiste una legge, il Foreign Intelligence Surveillance Act che autorizza il governo alla raccolta dei dati, e che impone alle aziende di rispondere a queste richieste dell’intelligence ma non le obbliga in nessun modo a sviluppare il modo più semplice per adempire a questo compito. Ma se persino il capo degli stati maggiori della Difesa, Martin E. Dempsey avrebbe partecipato agli incontri riservati per definire la collaborazione delle big companies nel programma Prism non diventa difficile dire che queste grandi aziende abbiano fornito i dati in osservanza della legge. Infatti, è emblematico il caso di Twitter, che pur non infrangendo il Foreign Intelligence Surveillance Act si è rifiutata di facilitare il compito dei servizi segreti, volendo perseguire una politica di protezione dei dati dei suoi utenti.

 Ma come funziona Prism? Il programma si serve dei server dei giganti della rete e della telefonia per estrarre video, mail, foto, password, e conversazioni e monitorare le attività e le comunicazioni degli americani ma non solo, perché l’interesse dell’intelligence è soprattutto per il traffico dati degli stranieri che si servono delle dei servizi internet e di telecomunicazione statunitensi.

Il fatto più preoccupante è che secondo il New York Times, in almeno due casi Facebook e Google avrebbero discusso con le autorità la costruzione di portali separati e sicuri per la classificazione dei dati raccolti, non si sa ancora se ospitati o meno nei server delle aziende. Ma la replica di Zuckerberg è chiara “Facebook non è mai stato parte di un programma Usa, o di altri governi, che abbia accesso diretto ai nostri server”e aggiunge che “quando i governi ci chiedono dei dati, esaminiamo attentamente le richieste per assicurarci che seguano sempre le procedure corrette nel rispetto delle leggi. Solo allora noi procuriamo le informazioni, sempre in linea con le normative”. Aspettiamo nuovi sviluppi per capire chi ha ragione.

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