Agenda Digitale tra Stati Generali e ansia da prestazione: il premier Letta fa partire la missione. Funzionera’?

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4 giugno, 2013
Chigi - Incontro Ocse Letta

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C’è sempre tantissima agenda digitale, nell’idea tutta italiana che “panta rei”, tutto scorra senza dargli una spinta. Qual’è il senso di Internet, dei cittadini collegati tra di loro e con la pubblica amministrazione, di un futuro che il Presidente del Consiglio Enrico letta traccia tra Twitter e il Festival dell’Economia di Trento lanciando una imminente “missione agenda digitale per il Paese“?

Difficile dirlo, anche se dagli Stati Generali dell’Agenda digitale europea, in corso di svolgimento a Roma e Milano e denominati ”Going Local Italia” (Comunicare l’Europa in Italia) avrebbero – pure loro – lo scopo di promuovere il dibattito su una delle sette azioni faro di Europa 2020: l’agenda digitale, appunto.

Partiamo dal solito, trito e ritrito presupposto. “L’Italia fatica, ci sono tanti italiani che non si sono mai avvicinati a Internet. Ci sono tante imprese che non vendono ancora online, c’è poca banda larga. Questo è un problema, ma è al tempo stesso un’opportunità. Speriamo che l’Italia presto ricominci a rincorrere i paesi più virtuosi“. Roberto Viola, vice direttore della direzione generale Connect della Commissione Europea, ha riassunto così situazione e problemi dell’Italia riguardo all’agenda digitale, parlando proprio a Going Local Italia.

In tale sede è già stato ricordato che il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) genera direttamente il 5% del PIL europeo e rappresenta un valore di mercato pari a 660 miliardi di euro l’anno: l’agenda digitale può, quindi, influenzare positivamente e incrementare l’efficienza di numerosi settori, quali l’assistenza sanitaria, i trasporti, l’ambiente, il mondo delle comunicazioni, i servizi pubblici e culturali.

Tutta roba che sappiamo già? Si, ma, no, forse. Secondo Enrico Letta il nuovo Governo è addirittura una “startup sballottata, ma con grande determinazione, in perfetto stile italiano quindi.  ”Ci sono le condizioni nei prossimi giorni per far partire la missione agenda digitale per il Paese”.

I fatti, però, sono un po’ fuorvianti. A partire dalla querelle dell’Agenzia per l’Italia digitale, dallo statuto ‘congelato’, dalla non presenza di un Ministro ad hoc o comunque competente. Facciamo finta che vada tutto bene? Ok, proviamo a dare fiducia al nuovo Esecutivo e vediamo cosa si muoverà.

Nel Consiglio dei ministri di venerdì scorso si è accelerato sulle deleghe alle Tlc, che il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha assegnato al viceministro Antonio Catricalà. Pare che il premier Letta sia orientato a mantenere le competenze del segmento Ict all’interno dei singoli ministeri ma centralizzando il coordinamento a livello di Presidenza del Consiglio.

Sulle modalità, resta plausibile l’ipotesi di nominare un sottosegretario al digitale, anche se molto dipenderà dalla volontà delle forze politiche interne alla maggioranza di trovare un nome condiviso fra tutti. Il nodo governance si dovrebbe sciogliere in dieci giorni al massimo.

Però scusateci: perché continuiamo a parlare di deleghe quando servono startup? Perché ci preoccupiamo della forma quando manca come l’ossigeno la sostanza di un decreto crescita 2.0 che non abbiamo mai iniziato neppure a spiegare ai cittadini?

Mentre a Roma e Milano, giustamente, si punta su smart city ed e-governance, in Parlamento di disquisisce di competenze e singoli Ministeri. Sentite qua: secondo Linda Lanzillotta, senatrice della Lista Monti, serve una governance unica.

Affidare la competenza del digitale a un solo ministero sarebbe un’operazione complessa, ma soprattutto inefficace perché gli altri dicasteri non sarebbero disposti a cedere parte delle loro funzioni”. Per risolvere tutti i problemi dell’Italia digitale, quindi, sarebbe sufficiente istituire “una figura alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio, responsabile delle politiche digitali, che avrebbe l’autorevolezza necessaria per coordinare anche i ministeri  pesanti, come Mise e Miur, le strategie delle Regioni e degli enti locali. Potrebbe essere una  figura politica ma anche un “visionario” : l’importante è che faccia capo al premier e che riceva da lui un forte commitment“.

E ancora, proprio come tutto scorre: “L’economia digitale è l’asse su cui far ruotare tutte le altre politiche, l’asse fondamentale dello sviluppo del Paese in tutte le sue declinazioni: industriale, amministrativo e sociale. Non ha quindi carattere né settoriale né aggiuntivo, ma deve toccare in profondità le politiche dei singoli ministri: solo il premier lo può fare“. Aspettiamo tutti impazienti.

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