Libri digitali, ebook e decreto Profumo, la controffensiva dell’IWA: “E’ dal 2008 che i testi digitali devono essere accessibili”

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30 maggio, 2013
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Più che incidente diplomatico, questa rischia di diventare una vera e propria guerra senza prigionieri: la questione sui libri digitali a scuola e il ricorso al TAR, da parte del Gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) non finisce di arricchirsi di ulteriori capitoli perché è innegabile che l’innovazione parte proprio dalla scuola e, nella scuola, deve trovare un compimento in tempi di agenda digitale e presunta volontà di andare verso la digitalizzazione mentale.

Facciamo brevemente il punto: secondo Giorgio Palumbo, presidente dell’AIE, “il decreto Profumo ha introdotto una nuova adozione digitale forzata a dispetto delle autonomie delle scuole e delle stesse capacità tecniche di scuole, insegnanti e alunni a essere pronti già per l’anno 2014/2015. Costringerà noi editori ad annullare i nostri investimenti e a macerare i nostri magazzini, costituiti in base alla legge dei blocchi delle adozioni e calcolati secondo le ragionevoli aspettative del graduale passaggio al digitale, cosi’ come definito dal testo della legge votato in Parlamento”.

Non serve un esperto, per capire quale sia il problema, soprattutto alla voce investimenti e passaggio graduale. Chi non ci sta e protesta in maniera forte contro il ricorso sui libri digitali è l’IWA, l’associazione dei professionisti del web presieduta da Roberto Scano che scende in campo a sostegno del decreto Profumo.

In un post dal titolo libri scolastici: il digitale fa male alla salute (di chi non lo vuole fare), Scano ha ricordato agli editori tricolori che il passaggio al formato elettronico non è affatto un’invenzione dell’ultima ora, come sostiene l’AIE. “Ricordo innanzitutto che i testi in formato digitale, in particolar modo testo digitale accessibile, devono essere prodotti secondo regole tecniche definite nel decreto ministeriale 30 aprile 2008 – il monito di Scano -. Sono quindi cinque anni che gli editori, per i testi che riguardano le adozioni, dovrebbero consentire la fruibilità del testo in digitale ai soggetti con disabilità. Invece a quanto risulta il testo digitale accessibile non viene proprio sviluppato ma si preferisce scaricare la digitalizzazione dell’analogico alle associazioni di disabili le quali svolgono tale attività di riconversione (senza garantire l’accessibilità dei testi) chiaramente a seguito di contributi, in gran parte pubblici“.

Ora, è ovvio, non si finirà mai di discutere su un’abitudine al cartaceo che negli anni è diventata quasi una dipendenza, soprattutto per i docenti che difficilmente accetterebbero il cambiamento, e la necessità impellente di dare una svolta, passando ai libri digitali, per consentire alle future generazioni di familiarizzare quanto prima con gli strumenti (che non sono Facebook e Twitter solamente).

Tornando all’IWA e al j’accuse di Scano, il presidente termina invitando genitori e le associazioni alla presentazione di una diffida formale nei confronti di editori e docenti riguardo “l’affido di testi cartacei rispetto a reali testi digitali (non versioni PDF di file di stampa o versioni chiuse in pacchetti software che non consentono il riuso dei testi a scopo formativo)”.

E, sempre secondo l’associazione dei professionisti del web, il testo digitale accessibile tramite ebook si può fare. “Come Iwa, editori, abbiamo fatto il primo testo accessibile in Italia nel lontano 2004, semplicemente strutturando i contenuti in modo da garantire la generazione di versioni “alternative” accessibili – evidenzia lo stesso Scano -. All’epoca era fattibile, oggi con l’evoluzione delle tecnologie e le specifiche internazionali in materia di accessibilità dei contenuti Web (Wcag 2.0), l’accessibilità nella formazione non è più un’utopia, e pertanto generare testi e materiale formativo accessibile deve essere un requisito essenziale per ogni editore che desidera porre i propri testi all’interno del catalogo delle adozioni”.

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