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Dalla Stanford University arrivano batterie per smartphone di nuova generazione

Dalla Stanford University arrivano batterie per smartphone di nuova generazione
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Una buona notizia per tutti gli smartphone-addicted. Tra qualche mese saranno disponibili sul mercato delle nuove batterie, che finalmente dureranno un po’ di più delle canoniche 24 circa a cui sono abituati gli utenti che rimangono costantemente connessi. Le aziende che si stanno occupando di questo settore sono molte, ma i primi risultati dovrebbero arrivare da Amprius una start-up americana sulla quale sta investendo, tra gli altri, anche Eric Schmidt di Google. La produzione pilota inizierà a fine 2013 e garantirà  la realizzazione di batterie con il 25% in più di autonomia.

La progettazione di queste batterie è partita nei laboratori della Stanford University e si basa sullo sfruttamento di un nano materiale in silicio per la realizzazione dell’anodo. Una tecnologia che promette risultati straordinari: la possibilità di compiere un numero più alto di cicli di ricarica e uno spazio occupato 4 volte inferiore al solito. Bisogna considerare infatti, che le batterie attualmente sul mercato si aggirano sui 400 watt ora per litro mentre quelle di Amprius dispongono addirittura di 650 – 700 watt ora per litro. Inoltre, se  fino a qualche tempo fa, questo nuovo nano materiale era considerato problematico per l’instabilità dimostrata nei cicli di carica e ricarica, ora  grazie ai progressi fatti dai ricercatori, sembra che le sue performance siano assolutamente migliorate e pronte a dar vita a una nuova generazione di batterie. Intanto, l’azienda ha già inviato i suoi prototipi ad alcuni produttori di smartphone per la fase di test, che permetterà di mettere a punto gli ultimi dettagli.

Naturalmente si tratta di una tecnologia pensata per smartphone e tablet, ma non manca già l’interessamento di altri settori, per esempio l’industria dell’auto elettrica, sempre alla ricerca di batterie che permettano un’autonomia maggiore alle vetture.

Di questo progetto innovativo, possiamo essere un po’ orgogliosi anche noi italiani. Infatti la fase di progettazione del nano materiale in silicio è stata portata avanti, oltre che dai ricercatori della Stanford University, anche da una squadra dell’Università Milano-Bicocca. Peccato però che alla fase di produzione sia arrivata solo l’università americana.

Foto del profilo di Lampadina Lab
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