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Apple: design piatto o scheuomorfismo, perche’ non entrambi?

Apple: design piatto o scheuomorfismo, perche’ non entrambi?
2 minuti di lettura

Tra qualche settimana a San Francisco ci sarà la Conferenza Mondiale degli Sviluppatori Apple (o WWDC). Il piatto forte dovrebbe essere (anzi, lo sarà sicuramente), la versione 7 di iOS, il sistema operativo dedicato ai dispositivi mobili di Apple.

Come spesso succede, sul Web sono iniziati a circolare dei “concepts” sulla nuova (e parecchio presunta) interfaccia che iOS dovrebbe presentare. In sostanza, secondo le anticipazioni di chi si è lanciato in queste previsioni, dovremmo assistere all’addio allo scheuomorfismo, per approdare a un design piatto.

Questo perché dopo l’allontanamento di Scott Forstall (favorevole a questo “stile”), è Jonathan Ive ad avere la responsabilità non solo del design dell’hardware, ma anche del software.

Breve digressione. Si ritiene che un classico (e brutto) esempio di scheuomorfismo sia l’applicazione Calendario di OS X con la sua interfaccia in pelle: no. Si tratta di cosmesi e nient’altro. Un ottimo esempio di scheumorfismo è sotto gli occhi di tutti noi, ogni volta che ci mettiamo davanti a un computer (PC o Mac che sia). La metafora della scrivania è scheuomorfismo: l’utente siede davanti allo schermo e trova dei concetti a lui familiari (cestino, cartelle) che da una parte rendono l’impatto meno “duro”.

Dall’altra, gli suggeriscono come utilizzare il prodotto: quella è una cartella. Quindi conterrà qualcosa (o forse no). Vediamo di aprirla. Ecco il mouse. Due clic. Eccetera eccetera.

Torniamo a iOS. Benché sia difficile e rischioso lanciarsi in previsioni, sono quasi certo che la “rivoluzione” del design che tutti si aspettano non ci sarà affatto. Per quale ragione? La risposta sta nella striscia di icone alla base dello schermo del mio Mac. Il Dock: detestato, amato, incompreso. Se ne sta lì, uguale alla prima volta che comparve (nel settembre del 2000), con minime modifiche estetiche nel corso degli anni. E non si tratta nemmeno di farina del sacco di Apple, poiché deriva da NeXT, la società che Steve Jobs si inventò dopo essere stato cacciato da Cupertino.

Apple non ama cambiare perché “bisogna farlo”. Al contrario, preferisce procedere coi piedi di piombo. E se innova certi concetti dell’interfaccia, prima di gridare alla novità è meglio usare la prudenza. Perché poi si scopre che non ha fatto altro che cercare nel magazzino delle cose create e messe da parte. Quando nel 2005 Apple presenta Mac OS X 10.4 (Tiger), viene introdotta la vista a colonne: che novità! Per nulla. Nel 1980 la vista a colonne fu pensata e realizzata, e si rifletté se introdurla nel Macintosh del 1984. Si decise (fu Jobs?) di metterla da parte perché giudicata troppo complessa per gli utenti.

Che qualcosa di nuovo stia bollendo in pentola è probabile; ma sarà meno incisivo di quanto si pensi. Tra design piatto e scheuomorfismo non c’è alcuna guerra; quest’ultimo non è una soluzione estetica, bensì una maniera di concepire le interfacce grafiche. Si tratta di stili che possono coesistere senza alcuna difficoltà, perché lo scopo di entrambi è rendere il prodotto che l’utente userà, comprensibile e onesto.

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Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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