Agenda digitale, flop senza fine. Il sistema pubblico di connettivita’ vale 3.5 miliardi di euro: chi se lo prende?

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27 maggio, 2013
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Tutti la vogliono, tutti la “auspicano” (l’auspicio è uno di quei sostantivi semplicemente fastidiosi perché implica un vorrei ma non posso di base), nessuno – in primis il Governo – fa in modo di attuarla: l‘agenda digitale continua a latitare, e il bello è che se non ne parliamo noi e qualche altro pseudo-sognatore di una modernità obbligatoria e non vessatoria, non ne parla neppure più nessuno.

Anzi no, cosa dite? Ne parlano tutti, Ministri italiani ed europei, dell’agenda digitale e anche dell’Agenzia per l’Italia digitale, questo organismo nato bene non si sa quando, il cui oggetto sociale non è ben chiaro e che è stato stoppato ancor prima di poter compiere qualche azione (kafkiano o paradossale? Scegliete voi).

“L’Agenzia per l’Italia Digitale è una strada da seguire con forza e decisione, è già formalizzata e condivisa, ma ancora ferma al palo, tra fusioni organizzative, decreti scritti in modo approssimativo, mancato sblocco di risorse. Il Governo la faccia partire e la renda operativa presto: è una scelta vitale per tutto il Paese”.

Se lo dice il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, magari lo ascolteranno, anche se lo ribadiamo da diverso tempo, il problema non è l’Istituto o il Ministero presunto, competente o incompetente, bensì l’oggetto. Le idee da mettere in pratica, la strategia da attuare, i fondi da stanziare: questa è ‘ciccia’, non le chiacchiere da convegno milanese ripetuto.

Il problema delle startup e dell’economia reale italiana nascono dalla pressione fiscale, ma se non si liberano laboratori indipendenti, lasciandoli lavorare senza metterci mille bastoni, parole come smart city e cloud computing resteranno solo e solamente roba da esperti (di cosa?), da tavole rotonde, da Wikipedia. E non da politica, da normative, da cittadini. Il che, oggettivamente, sarebbe cosa buona e giusta.

Secondo Flavio Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Letta, è necessario “accelerare sugli interventi di semplificazione degli oneri e degli adempimenti amministrativi delle imprese. Gli oneri e i procedimenti farraginosi cui molto spesso sono sottoposte le imprese sono intollerabili. La frammentazione delle competenze amministrative genera complicazioni e duplicazioni, consolida l’immagine di una burocrazia nemica. La leva digitale può essere uno straordinario strumento di trasparenza e di semplificazione e riduzione dei costi e dei tempi“.

Quindi che si fa? Rimoduliamo il decreto crescita 2.0? La realtà di oggi è piena di banche dati che non si parlano, complicate procedure informatiche, principi di open source sconosciuti. Siamo tutti ancora li che facciamo la fila perché è troppo difficile compilare un modello Cud online: il problema siamo noi che non vogliamo cambiare o chi ci Governa che non fa niente per costringerci a capirlo?

Frequenze tv, Telecom, riforma della Rai: problematiche vere come la dematerializzazione, per la quale qualcosa, con firma digitale e obbligo di fatturazione elettronica verso la PA, in realtà si sta cercando di fare. Il (piccolo) problema è che sembra di essere ancora a casa di DigitPA, visto che l’Agenzia per l’Agenda digitale di Agostino Ragosa non ha ancora uno statuto approvato.

Troppi galli nel pollaio, si dice quando ci sono troppe teste a comandare e non comanda nessuno: il governo Monti, autore e fautore del decreto crescita, aveva pensato di distribuirne la governace tra lo stesso dicastero dello sviluppo, quello dell’istruzione e quello della pubblica amministrazione.

La conclusione è sotto gli occhi di tutti, Enrico Letta ha altro di cui pensare (cit) e il sistema pubblico di connettività, del quale si parlava quasi prima dell’avvento dell’euro, è ancora li che attende i suoi 3.5 miliardi di euro di appalti.

L’annuncio del pacchetto risale al dicembre 2012, ora è stata attivata la procedura della prima gara, quella che riguarda servizi come il trasporto dati in protocollo Ip, sicurezza, comunicazione, calcolo e memorizzazione in ambito cloud. L’annuncio è arrivato dalla Consip, la centrale acquisti del ministero del Tesoro che agisce in coordinamento proprio con l’Agenzia di Ragosa. Peccato che ci siano voluti 5 mesi dalla presentazione per far partire una prima parte del complesso meccanismo!

I titolari dei contratti in corso, ovviamente, sono tutti i più grossi big delle telecomunicazioni e dell’informatica: Fastweb, Hewlett Packard, British Telecom, Wind e Telecom Italia, i quali ovviamente ambiscono ai sopracitati 3.5 miliardi di euro di appalti. Capito come si muove l’economia?

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