Lo sfruttamento delle energie disponibili del pianeta

Scritto da:     Tags:      Data di inserimento:  24 maggio, 2013  |  Nessun commento
24 maggio, 2013
energie-rinnovabili

Visite: 3120

Il tema dello sfruttamento delle energie disponibili sul nostro pianeta è un argomento urgente da decenni. Ma nonostante i richiami e gli appelli dei ricercatori e della comunità scientifica, molto poco viene fatto per imporre un cambiamento significativo rispetto all’estrazione delle risorse, alla produzione industriale e ai nostri consumi.

Il 23 maggio 2013 Aspo Italia (sezione italiana di Aspo International – Association for the Study of Peak Oil and Gas) ha emesso un comunicato ufficiale “La UE sul gas non-convenzionale”.
Qui potete visionare e scaricare il comunicato, insieme agli articoli e agli approfondimenti ad esso correlati.

A questo proposito abbiamo intervistato Mirco Rossi, ricercatore e divulgatore sui temi dell’energia e membro del Comitato Direttivo di Aspo Italia:

D: Qual è la situazione delle risorse energetiche del pianeta?

R: I combustibili fossili (carbone, gas, petrolio) e l’uranio sono presenti in quantità finita sulla terra. Le riserve, pur ancora abbondanti e in parte sconosciute, si stanno assottigliando a causa del continuo prelievo.
Risulta sempre più arduo individuarle ed estrarle, mentre il risultato netto energetico – bilancio tra energia spesa e energia ricavata – dei nuovi rinvenimenti tende complessivamente a diminuire.
Il petrolio “buono” sta declinando da qualche anno, ma l’offerta complessiva di questo combustibile per ora viene garantita con il crescente ricorso a olio pesante da scisti bituminosi, con la perforazione di pozzi in condizioni limite nei fondali oceanici e con uso del “fracking” per estrarre olio e gas da scisti. Queste avanzate tecniche di estrazione offrono di norma vantaggi energetici così limitati da collocarsi ben sotto il livello ritenuto necessario per il mantenimento di una società industrializzata.

D: Quali sono invece la percezione e le attese a livello mondiale, riguardo alla disponibilità delle risorse?

R: Ben diverso dalla realtà è lo scenario atteso per il consumo mondiale di energia primaria. Come accaduto nell’intera seconda metà del secolo scorso, stiamo continuando ad immaginare le risorse della terra in costante crescita, senza termine, di pari passo alla crescita del PIL locale e/o mondiale.
In realtà, numerosi studi e molte importanti agenzie ipotizzano a breve l’apertura di una forbice incolmabile tra la richiesta sul mercato mondiale di greggio e le capacità estrattive globali.

D: Non si può quindi parlare solo di crisi economico-finanziaria…

R: Molti oramai condividono la valutazione che la natura della crisi che sta investendo i maggiori paesi avanzati non sia unicamente economico-finanziaria. È più che probabile che alla sua origine debbano essere poste, oltre che comportamenti sconsiderati del sistema finanziario e delle decisioni economiche, la progressiva carenza, con conseguente forte aumento dei costi, di materie prime e in particolare di combustibili fossili.

D: Allora la domanda che dovremmo porci oggi qual è?

R: La domanda da porsi non è quella che riguarda una lontana e per ora non prevedibile fine del petrolio, bensì cosa fare e come prepararci quando il fabbisogno mondiale non può essere facilmente soddisfatto dalle quantità e qualità di energia estratte o rese disponibili.

D: Qual è la posizione dell’Italia?

R: Il premier Letta, intervenendo al Senato alla vigilia del vertice UE, mentre confermava il sostegno allo sviluppo delle energia rinnovabili, apriva allo sfruttamento dello shale gas in Europa, risorsa fossile estratta in abbondanza negli USA. L’auspicio ha trovato conforto nelle conclusioni del vertice dei Capi di Stato che hanno confermato l’intenzione di perseguire lo “sfruttamento sicuro, sostenibile e redditizio” del gas da scisto. 

D: Quale invece dovrebbe essere, a suo avviso, l’approccio che dovremmo avere?

R: L’opinione mia e di Aspo Italia, l’Associazione per lo studio del picco del petrolio, del gas e delle materie prime di cui faccio parte, è che sia necessario contrastare questo orientamento avvertendo che questa fonte ha un impatto sull’ambiente pesante e permanente: inquinamento di acque di falda e di superficie, aumento di metano climalterante in atmosfera e del rischio sismico. Lo sfruttamento “sicuro e sostenibile” non avviene nelle vaste aree libere delle pianure americane, tanto meno potrà avvenire nei territori altamente antropizzati dell’Europa.§
L’attività di estrazione viene considerata “bolla” momentanea da alcuni studiosi e il guadagno energetico che se ne può ricavare risulta piuttosto limitato vista la grande quantità di energia che è necessario investire nella continua attività di trivellazione dei pozzi (si esauriscono in fretta) e della fratturazione idraulica dei giacimenti.

Lascia un commento