Agenda digitale, tra startup e banda larga ci mancava solo il Ministero (in)competente

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  21 maggio, 2013  |  Nessun commento
21 maggio, 2013
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Startup, banda larga, smart city, agenzia per l’Italia digitale (fermo restando la sua utilita’ presunta): ogni settimana che passa qui, sul fronte agenda digitale, non cambia niente e noi restiamo indietro, perdendo inevitabilmente occasioni. L’ultimo appello è arrivato da Italia Startup, che ha fatto sentire la sua voce al Digital Economy Forum organizzato dall’Ambasciata Americana alcuni giorni fa a Venezia.

Fosse solo un problema di startup, saremmo peraltro a cavallo: in realtà l’agenda digitale italiana quasi non esiste, nel senso che ad esempio, prendendo come riferimento la scuola, siamo ai minimi termini se rapportiamo il report sull’Italia rispetto a scuola/tecnologia/Internet per educazione con quella del resto d’Europa.

Ma perché restiamo fermi? Eppure anche il Parlamento, qualche giorno fa, ha parlato di agenda digitale e necessità di digitalizzare il Paese il prima possibile (che brutte frasi, tutte approntate alla digitalizzazione dell’esistente che non serve a un bel nulla).

Cosa hanno detto i nostri rappresentanti? In merito ai processi di digitalizzazione avviati col Decreto Crescita 2.0 e all’Agenzia per l’Italia digitale, nel question time si è dibattuto anche del problema ministeriale: Flavio Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico, ha confermato la necessità che le competenze finiscano in un unico Ministero.

Ma cosa significa nella fattispecie? E soprattutto, perché continuiamo a parlare del nulla e non agiamo? “E’ importante che l’Agenda digitale faccia riferimento ad un unico soggetto, ad un unico Ministero, perché in una situazione in cui esistono le competenze incrociate è inevitabile che si sovrappongano competenze e una serie di procedure, con il rischio anche di grossi ritardi”.

E-commerce, digitale e Internet, startup, lavoro: quanti temi da affrontare e non sappiamo ancora chi ci deve mettere le mani? Sembra proprio che la nostra agenda digitale sia un paradosso sistematico. “Il precedente Governo ha fatto un ottimo lavoro, ma, soprattutto per motivi di tempo, non l’ha portato a termine. Italia Startup ha dato una mano importante per impostare i provvedimenti poi inseriti nella cosiddetta Legge “Crescita 2.0”.  

Le parole di Riccardo Donadon, presidente di Italia Startup, risuonano forti ma tutto sommato condivisibili. “Ora bisogna integrare e dare attuazione, con urgenza, a quanto avviato dal Governo cosiddetto tecnico. Attendiamo segnali concreti dal nuovo Governo per riportare alla ribalta un tema che costituisce non solo un asset competitivo per il nostro Paese, ma anche una formidabile opportunità per creare nuovo lavoro, soprattutto per i giovani. La nostra Associazione è pronta a dare da subito il suo contributo”.

Quindi? Per quel che riguarda le smart city,  ad oggi ci sono due bandi di gara, di cui il più importante (665 milioni di euro) è stato lanciato ormai dieci mesi fa. Gli ultimi annunci del ministero competente (il Miur) assicuravano che la selezione dei vincitori sarebbe avvenuta in estate, ma appare ora una scadenza troppo vicina, visto anche il cambio di governo. Voi l’avete vista?

Sulla banda larga, invece, stiamo aspettando un decreto sulle facilitazioni burocratiche previste nel Decreto Crescita 2.0. Sarebbe un decreto attuativo in grado di ridurre i costi infrastrutturali agli operatori telefonici, per circa due miliardi di euro su scala nazionale (secondo stime del ministero allo Sviluppo economico). Dov’è? Chi lo deve fare? Pare il MISE assieme al Ministero dei Trasporti, che stanno concordando una bozza mentre proseguono i bandi per eliminare il digital divide e quello per la banda ultra larga (900 milioni di euro), non richiedendo né decreti attuativi né l’azione dell’Agenzia.

Sulle startup abbiamo già avuto modo di approfondire, allo stato attuale, mentre si attende il via libera della Consob al crowdfunding e soprattutto gli incentivi fiscali alle startup, qualcosa del decreto crescita 2.0 si è già visto. Sono infatti operative le norme che consentono alle start up di ricorrere più facilmente ai contratti a tempo determinato, grazie a una deroga alla legge Fornero. Ed è nata l’apposita sezione del Registro delle imprese che raccoglie le start up innovative: per ora se ne sono iscritte 668. “Un buon inizio – commenta Federico Barilli, segretario generale di Italia Startup –, ma potrebbero essere di più, visto che noi stimiamo che in Italia ci siano almeno 3mila start up. In ogni caso il processo è in divenire e il numero è destinato a crescere”. Chi più ne ha, più ne…Letta?

 

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