Open government: il codice e’ vita. L’importanza di un repository nazionale dei software

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  16 maggio, 2013  |  Nessun commento
16 maggio, 2013
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Si potrebbe aggiungere “e dell’eliminazione della folle norma del riuso del software nella pubblica amministrazione“, tanto per restare in ambito open government e affini. Se si va a cercare cosa dice quel cervellotico scritto, passa la voglia di riusare: ovviamente il tutto è “agevolato” da “sintetiche” Linee Guida costituite da sole 140 pagine…

Nel frattempo, in terra statunitense si rielabora la fase due dell’open government legato all’opendata: il Project Open Data. Cosa c’è di così dirompente? Un semplice account su GitHub. Da quell’account chiunque può prendersi il codice di un tool, di una piattaforma, di un software e forkarla.

Ora: odio (ma sul serio) dire “l’avevo detto”, ma ancora a marzo scrivevo una nota per l’Agenzia per l’Italia Digitale (esiste ancora?), dove scrivevo in una sola pagina questo:

Quello che si propone è l’idea di fornire una immediata risposta a tutti quei soggetti privati e non, che detentori di dataset di interesse pubblico, hanno difficoltà a trovare soluzioni tecnologiche per esporre le loro banche dati. Penso a categorie artigiane tradizionali, a consorzi di lavorazioni molto frammentate sui territori, centri industriali locali che con la condivisione dei dati puntano a rafforzare la loro titolarità in quanto fonti di sapere specializzato e favorire il crowdfunding.
L’Agenzia per l’Italia Digitale ha tutto l’interesse a condividere le piattaforme di pubblicazione per due motivi:

  1. aprire eventuali sviluppi o semplici debug da parte di sviluppatori esterni
  2. con la diffusione di una piattaforma univoca e immediatamente reperibile, garantire l’interoperabilità tra i vari sistemi e dataset

Il documento è disponibile qui pubblico e copiabile, ricalcabile… fatene quello che volete insomma…

Per essere chiari, specifico subito che la scelta di appoggiare su GitHub non mi trova molto d’accordo, perché è pur sempre una piattaforma proprietaria che non è una colpa, anzi. Ritengo però che uno Stato non possa appoggiare degli strumenti strategici su piattaforme private, e per risolvere questo problema si può direttamente installare Git nei propri server e poi “appiccicargli” una qualsiasi interfaccia per non spaventare con l’uso da riga di comando.

Aggiungo pure che il manuale è disponibile gratuitamente online e in versione ebook. Non basta? beh… essendo alla base di GitHub stesso si riesce ad interfacciare con i software che sono presenti nelle piattaforme.

“Magari!”, si potrebbe dire, “ma chissà quando ci si arriverà qui in Italia”. Sbagliato!

Un esempio (almeno che conosco e pratico abitualmente) è CIGNo: un fork di Geonode sviluppato per esporre e condividere – in opendata – l’intero Atlante della Laguna di Venezia.

Quindi posso tranquillamente affermare che ” S I  P U O’  F A R E E E E ! ! ! !”

e la mia convinzione nasce dal fatto che per il progetto CIGNo gli sviluppatori (tra cui molti dipendenti pubblici) hanno fatto un ragionamento contrario a quello tipico della Pubblica Amministrazione “dal atto amministrativo deduco il procedimento“… loro hanno invertito e dalla necessità hanno estratto gli atti amministrativi per realizzarlo… ma di CIGNo ne tratterò meglio più avanti.

In breve, se ci chiediamo “perché negli Stati Uniti si e qui no?” e ci rispondiamo “perché c’è Obama!” è vero in parte.

La verità risiede in norme semplici (che non significa “facili”) che nascono da esposizioni brevi e chiare… come questa

 

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