PoliticalPeople: Luigi Povia racconta la nuova e-democracy per una politica piu’ partecipata

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  15 maggio, 2013  |  Nessun commento
15 maggio, 2013
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Ho avuto la fortuna di conoscere Luigi Povia quando PoliticalPeople (di cui abbiamo già parlato su Pionero) era più di un idea, un prototipo funzionante, ma non ancora sulla rampa di lancio. Mi ha travolto con il suo entusiasmo e con la sua voglia di fare qualcosa di importante per cambiare il rapporto fra la politica e i cittadini.

Era il periodo in cui cadeva il governo Monti e il solco fra gli elettori e i loro rappresentanti si ampliava sempre di più. La sua idea era quella di lanciare il nuovo servizio appena le nuove camere fossero state operative, e così è stato. Prima dell’uscita gli chiesi questa intervista per i lettori di Pionero, così sensibili ai temi della democrazia partecipata.

Enjoy 

Cosa vi ha spinto in questa avventura?

Per un cittadino appassionato, animato da senso civico e da trasporto sociale la sensazione più frustrante è quella di sapere che, per quanto egli possa sforzarsi, le decisioni si prendono altrove. Spesso nelle stanze dove si prendono le decisioni le esigenze dei cittadini non entrano. La sfida è questa: entrare nelle stanze, incidere sulle decisioni al netto degli equivoci legati alla rappresentatività. PoliticalPeople, in questo senso, è uno strumento, di per se stesso privo di aspirazioni politiche, con un solo obiettivo: far arrivare i messaggi a destinazione, senza che si perdano nel mare di informazioni quotidianamente scambiate sui social generalisti.

Certo le ultime elezioni hanno dimostrato che c’è tanta voglia di rimettersi in gioco e riavvicinarsi alla politica ma il mondo dei social network è affollato, cosa offre di speciale il vostro?

Il punto di forza di PoliticalPeople è quello di non essere un social network generalista. Di non volerlo essere. E’ invece una fucina di idee, di opinioni, di segnalazioni che puntano a migliorare la gestione della cosa pubblica. I recenti eventi nel panorama italiano, ma anche esempi in giro per il mondo, hanno chiaramente evidenziato la potenza dei social network, la loro capacità di influire sul corso degli eventi. Lo sforzo di  PoliticalPeople è quello di passare dalla denuncia alla proposta, alla costruzione dei temi, all’attività di lobbing (in senso costruttivo) perché i temi che interessano i cittadini possano arrivare sui tavoli che contano.

Come pensate di ingaggiare i cittadini e i politici per poter avare subito massa critica?

PoliticalPeople è un foglio bianco, una storia da scrivere. Crediamo che questo presupposto sia, per chi ha passione civile, per chi pensa al proprio ruolo di cittadino attivamente, il primo punto di forza. La massa critica è il cittadino, per questo il primo obiettivo è quello di farsi comprendere, di farsi apprezzare come opportunità di dibattito e di scambio da chi oggi ha talmente tanti strumenti a disposizione che rischia di rimanere inascoltato. Il cittadino, sia esso eletto o elettore, è il cuore pulsante di PoliticalPeople, la sua anima. I nativi digitali vogliono misurarsi nel mondo reale e qui possono trovare il modo di esprimersi e formare, come lei dice, massa critica senza il rischio di rimanere impigliato nelle strutture di partito in cerca di identità.

Dunque due grandi paradigmi si confrontano sulla stessa piattaforma (e-democracy ed e-governement). Il grande sogno del governo 2.0. è ambizioso ed entusiasmante ma le istituzioni come pensate reagiranno?

Il controsenso in cui viviamo è che dopo decenni di democrazia rappresentativa oggi si voglia puntare ad un concetto di democrazia diretta, per quando mediata dagli strumenti digitali. E’ l’effetto della distanza tra le necessità reali dei cittadini e l’attività di governo o di amministrazione: ma chi ha responsabilità di governo o di amministrazione, chi riveste un ruolo pubblico ha in PoliticalPeople l’opportunità di accorciare le distanze, di entrare in un dialogo continuo e progressivo con il cittadino al fine di trarne arricchimento. Soprattutto nelle istituzioni di “prossimità”, comuni, circoscrizioni, province e regioni PoliticalPeople può da subito dimostrare la propria forza e l’utilità per chi avrà la prontezza e la sensibilità di interderlo come una incredibile opportunità. A conferma di questo ci sono esempi di istituzioni, come il comune di Venezia o quello di Bologna, che negli ultimi anno attraverso il web e le tecnologie connesse hanno ottenuto risultati straordinariamente importanti.

E’ possibile dunque pensare a PoliticalPeople come a un luogo che avvicina il cittadino ai suoi rappresentanti e dunque alle istituzioni?

Avvicina, fa dialogare. Con in più una opportunità: se una piattaforma deve essere di e-democracy il cittadino deve essere conscio, così come accade del mondo “analogico”, dei propri diritti e dei propri doveri. L’idea della certificazione, della firma digitale, come opzione per dare forza alle proprie opinioni all’interno della piattaforma mira a catapultare il mondo PoliticalPeople nei procedimenti amministrativi e di governo tarandoli sulle effettive necessità dei cittadini. Inoltre, ovviamente, gli utenti (cittadini e politici) sono per noi preziosi sul piano del miglioramento della piattaforma: uno strumento di partecipazione, che vuole contribuire alla costruzione di una coscienza civica non può evidentemente essere rigido, necessariamente deve essere in continua evoluzione recependo esigenze ed istanze degli users.

Il problema della scala, se è un problema, come lo risolverete? Ovvero, coinvolgimento locale e nazionale sulla stessa piattaforma e/o dimensione diverse?

La filosofia di PoliticalPeople nasce dal “pensare globale, agire locale”: la visione d’insieme di un mondo migliore, di una amministrazione più efficiente, di una società più equa e vicina all’uomo parte, evidentemente, dal piccolo, dal locale, dalla capacità di essere cellula attiva nel proprio territorio. Partendo da questo concetto la “scala” non rappresenta un problema è, invece, una opportunità soprattutto in relazione ad una piattaforma che si evolve con l’attività degli utenti, che punta ad adattarsi quanto più possibile alle loro esigenze.

Immaginiamo in grande che PoliticalPeople possa diventare una piattaforma di ‘proposta’, a questo punto è in netta antitesi a Liquidfeedback che Grillo considera LA PIATTAFORMA. Accetterete la sfida?

PoliticalPeople non vuole sostituirsi a chi, in virtù di una mandato elettivo di rappresentanza, deve amministrare o concorrere al governo. E’ piuttosto una forma di interlocuzione, di – mi si passi il termine – audit civico non filtrato e non veicolato da moderazioni. Come dire, non abbiamo una tesi da proporre, ma offriamo uno strumento per costruirle senza imporre punti di vista o strade segnate. Le proposte, le opinioni, le segnalazioni o ancora, tra qualche settimana, i tavoli di lavoro e le petizioni sono degli strumenti per far esprimere i cittadini, per permettere loro di far sentire la propria voce. Il tutto, per mezzo di uno strumento di certificazione delle identità, vuol divenire legalmente efficace. Dalla piattaforma ai processi amministrativi. In più, attraverso la partnership con Infocert, abbiamo superato il problema dei profili fake per i personaggi pubblici: chi riveste cariche istituzionali ha l’obbligo di inserire la propria firma digitale al momento dell’iscrizione. Una garanzia ulteriore per i cittadini.

Come pensate di farvi conoscere sui social media e sul mainstream? O durante eventi. E se lo farete qual’è la road map?

Vogliamo partire dal contatto: certamente prediligeremo fiere ed eventi; andremo nelle università, nelle piazze, cercheremo di incontrare la gente. Ma ovviamente useremo tutti gli strumenti attualmente a disposizione per riuscire a raggiungere i nostri potenziali utenti: l’idea che ci guida è quella di una crescita che non è un modello di business ma di “educazione civica digitale”. Pensiamo che il desiderio di partecipazione avvertito dai cittadini possa essere un incentivo all’uso della piattaforma. La trasmissione virale dell’idea di PoliticalPeople come strumento idoneo a canalizzare questo desiderio sarà l’elemento principe della promozione. Unitamente alla diffusione di App per dispositivi mobili che, ormai, sono lo strumento di connessione alla rete per eccellenza.

 

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