Citta’ in rete: il gabbiotto di Venezia e la cultura civica online

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  15 maggio, 2013  |  Nessun commento
15 maggio, 2013
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La notizia in sè poteva essere qualificata come una non-notizia: l’amministrazione Comunale di Venezia decide di installare per la stagione estiva ai piedi del campanile di San Marco una elemento architettonico che svolga la funzione di ufficio informazioni turistico, biglietteria per i vari enti culturali della città (dai musei della Piazza San Marco alla Fenice) e da bookshop temporaneo per la promozione del merchandising della mostra di Manet.

E fin qua non c’è la notizia. Però vuoi la totale mancanza di concertazione, vuoi che l’estetica ha la sua parte (specie se paragonata con l’elemento architettonico che sta sulla parete opposta del campanile, la loggetta del Sansovino). Vuoi anche che qualcuno mugugna per permessi e autorizzazioni ottenuti su corsie preferenziali in una città proverbiale per la lentezza degli uffici preposti nonchè per la concorrenza “sleale” sia per gli uffici APT (ben due nel giro di 50 metri lineari) sia per le bancarelle dei venditori ambulanti della piazza.

Insomma una serie di “mal di pancia” minori vengono trascurati da chi governa la città ed anzi sottovalutati e quasi derisi. E poi lo si smonta a fine agosto, mica si può fare tutto alla perfezione per una cosa che dura 3 mesi…

Peccato che Venezia abbia, come poche città italiane, una fortissima cultura civica di occuparsi e discutere dei problemi della città in Rete. Una cultura che parte da lontano con addirittura due social network basati su piattaforma Ning, i 40xvenezia ed i venessia.com, animati da sana competizione nello sviluppare ed animare analisi, confronti e discussioni. Parliamo del 2007/08 in cui Facebook in pratica non esisteva in Italia e avere un gruppo da oltre 2000 aderenti attivi era una cosa utopistica (e lo è ancora oggi per altro).

E quella stagione effervescente di attività civica ha lasciato due eredità importanti: una abitudine a couagularsi attorno a dei temi temporanei e trasversali ed una netiquette che non trova riscontro sui temi politici nella rete italiana giustificata dal fatto che “Venezia è un paese, ci si conosce tutti, non posso offenderti senza remore, prima o poi ci si ritrova da qualche parte…” .

Torniamo alla non-notizia: parte dopo un paio di giorni dall’installazione la protesta su Facebook. Poi venerdì scorso viene creato un gruppo “via il gabbiotto da Piazza San Marco” per sensibilizzare sul tema amici prima e cittadini poi. 500 utenti il primo giorno, che diventano 120 il secondo, oltre 5.000 oggi appena al quarto.

E quasi per caso, inizialmente giocando sulle possibili collocazioni invasive del “gabbiotto” nelle più disparate località turistiche (dalle tre cime di lavaredo al colosseo, dalle piramidi egizie alla muraglia cinese) parte poi una vera e propria gara a postare fotomontaggi, versetti, proposte di merchandising, citazioni e sfottò vari che ne fanno un vero e proprio caso di studio per un “meme concept” basato su un tema politicamente caldo che è il turismo culturale e di come le amministrazioni delle città d’arte si muovono per affrontarne esigenze ed opportunità senza impattare su luoghi, costumi e residenti.

Ed il termine gabbiotto su Google ormai indicizza quasi solo link relativi al gabbiotto di Piazza San Marco. Certamente questo impatto è stato sottovalutato in questa occasione come come nell’impazzare dei post che si susseguono ornai senza sosta con riferimenti via via localissimi o internazionali ma tutti con un comune denominatore assolutamente inedito nella vita della Rete italiana di questi tempi: l’assoluta mancanza di flame, toni esasperati ed offensivi e meglio ancora una leggerezza politica bipartisan che affronta un problema amministrativo e politico senza barricate e caccie all’uomo a cui spesso siamo abituati ad assistere.

Se il “gabbiotto” viene spazzato via per la mancanza di prospettiva e concertazione e più in generale per la disattenzione sul lascito di lungo e medio periodo, di sicuro il modo in cui la discussione è sorta e sostenuta su Facebook, dal basso e senza toni esacerbati potrebbe essere un lascito a cui guardare in futuro specie in un presente come questo dove il bullismo e le valanghe di insulti ad alzo zero spesso sembrano il solo modo di argomentare su temi seri e di attualità politica. Sperando che la discussione non degeri nella normale tradizione della Rete Italiota…

Per approfondire

qui il gruppo su FB http://www.facebook.com/groups/150885368424147/

qui la raccolta dei meme http://www.facebook.com/groups/150885368424147/photos/

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