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L’agenda digitale va avanti, parola di Passera e Firpo. In realta’ e’ ancora ferma al 22 giugno 2012!

L’agenda digitale va avanti, parola di Passera e Firpo. In realta’ e’ ancora ferma al 22 giugno 2012!
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L’agenda digitale è una delle priorità del nostro Paese. Possiamo quindi stare tranquilli? No. Perché aldilà di quanto dichiarato dall’ex Ministro Corrado Passera per lo Sviluppo Economico in un’intervista alla prima edizione del “Wwworkers Camp” a Bologna, la situazione si fa ogni settimana che passa più kafkiana.

L’agenda digitale consiste “in una serie di infrastrutture e tecnologie che possono mettere in moto nuove aziende e possono migliorare il servizio al cittadino e comunque è un’impegno che abbiamo preso nei confronti dei nostri partner europei: pertanto le risorse per l’agenda digitale vanno messe al posto più alto nella gerarchia di importanza negli investimenti pubblici“.

Passera ha ragione, e non è solo una questione di startup, servizi alla PA, e-commerce, trasparenza. E’ proprio una questione di cittadinanza attiva, di progetti ai quali andrebbe data la massima priorità. Piccolo problema: Enrico Letta e il suo Governo cosa ne pensano, nel rifugio di Spineto dove i nuovi Ministri stanno elaborando strategie importanti per la ripresa del Paese?

Le sensazioni, abbiamo già avuto modo di dirlo, non sono positive e, ribadirlo non guasta, non tanto per lo stop all’operatività dell’Agenzia per l’Italia Digitale, tipico esempio di burocratese dal quale, semmai, l’Italia dovrebbe assolutamente distaccarsi in ottica di una vera agenda digitale utile ai cittadini.

Qui stiamo ancora discutendo sull’effettiva bontà di un decreto, il Crescitalia, varato a fine giugno 2012 (si, 11 mesi fa!!) e pieno di promesse e di buone intenzioni senza seguito. La realtà è che da quel 22 giugno ad oggi abbiamo assistito alla fiera del nulla: prima sono stati buttati a caso termini quali startup, innovazione, trasparenza, banda larga e qualsiasi cosa venisse in mente per “sembrare” futuribili e poi, visto che non c’erano i fondi, si è deciso di rimandare tutto a settembre.

Poi, giusto per riempirci di altri enti inutili, ci siamo inventati la sopracitata Agenzia per l’Italia Digitale, smantellando immediatamente DigitPA –  già AiPA e poi CniPA, sulla scena dell’informatizzazione della pubblica amministrazione sin dal 1993 – e quindi la “modernissima” Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, nata solo nel 2005.

Poi il Governo Monti è scaduto, abbiamo assistito appunto allo stop dell’Agenzia e, ora, presi dalla necessità di restituire l’IMU (o posticiparla? O dimenticarla? O farla dimenticare?), forse ci siamo resi conto che di soldi per far partire l’agenda digitale non ne abbiamo.

Lo ha fatto notare, a Digital economy forum, anche Roberto Donadon, fondatore di H-Farm e presidente di Startup Italia, il quale partendo dal concetto che non esiste nemmeno, in questo Governo, un referente istituzionale per l’innovazione e l’agenda digitale, la situazione è molto critica. “Da un lato l’eccessiva burocrazia e dall’altro il ruolo delle Camere di Commercio: dovrebbero verificare che le startup rispettino uno dei parametri per essere iscritte al registro speciale e invece sindacano sul fatto che siano abbastanza innovative o meno. Se poi aggiungiamo la poca chiarezza sugli sconti fiscali per gli investitori e su come verranno elargiti, è evidente il clima d’incertezza che si genera e che sicuramente non incoraggia ad investire. Anche le norme che definiscono e regolano il crowdfunding sono bloccate alla Consob“.

Apriti cielo: intervento – replica immediato di Stefano Firpo, capo della Segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo economico, ora presieduto da Flavio Zanonato.

Dell’Agenda digitale mi occuperò personalmente – ha detto Firpo -. Riconosco che il Ddl sia un pò pasticciato perché nato in un momento di grande concitazione a causa del cambio di Governo e questo si è tradotto in una carenza di organicità. Anche gli enti coinvolti sono molti e questo ha prodotto un sistema di governance molto complesso dell’Agenzia Digitale, il braccio operativo dell’Agenda digitale . Credo in effetti che la necessità di semplificarlo sia la ragione per cui la Corte dei Conti ha ritirato lo statuto dell’Agenzia. Se il nuovo governo riuscirà nell’intento ben venga, anche se serve una grande forza“.

Ok, ma il decreto attuativo? E i fondi? “In realtà i rilievi della Corte sono solo un parere, senza effetti sulle norme. L’Agenzia comunque da gennaio ha un direttore generale, Agostino Ragosa, e si rifà provvisoriamente al vecchio statuto. Stiamo già investendo i 600 milioni di euro recuperati con la riforma degli incentivi alle imprese.

Mah: qui servirebbero tre decreti solo per le startup. Incubatori (attivo), accesso gratuito al Fondo di Garanzia, Fondo dei Fondi alle startup. “Stiamo aspettando. Credo che in massimo tre settimane dovremmo avere una risposta“, chiude Firpo.

Bene: aspettiamo altre tre settimane solo per capire chi dovrebbe capire come attuare una postilla dell’agenda digitale. Stiamo migliorando, in effetti. Di questo passo magari l’Imu ce la restituiscono anche, però ci ritroviamo figli di uno dei più grandi paradossi – non digitali, purtroppo – della storia. Quello di un’agenda di cui tutti parlando ma che il Governo forse non vuole neanche perché partorita da un Esecutivo precedente che, fra l’altro, in fretta e furia si era dimenticato di dare un senso fattivo alla questione. Chi è causa del suo mal…

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