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Il crowdfunding e l’insegnamento del film “El cosmonauta”

Il crowdfunding e l’insegnamento del film “El cosmonauta”
4 minuti di lettura

La biennale d’arte di Venezia, oppure gli  studi di uno studente. Un documentario sull’omosessualità negli USA o uno spazio verde nella piazza vicino a casa. Un’opera d’arte, una pista ciclabile, un’impresa o alcuni progetti della valle d’Itria in Puglia.

O un film da 400mila euro come El Cosmonauta!

Basta scegliere cosa supportare e con pochi semplici click dal conto corrente uscirà la somma stabilita.  Grazie a quel grande o piccolo gesto si darà una mano concreta a ciò che riterremo più somigliante all’idea di mondo cui aspiriamo. Senza aspettare il permesso di nessuno, prendendo parte ad una delle più significative rivoluzioni degli ultimi tempi.

In linea con le dirompenti innovazioni delle tecnologie della comunicazione, ma anche con la tradizione mutualistica di fine ottocento, il crowdfunding deriva dall’unione della parola crowd (folla) con funding (finanziamento) e permette, attraverso il web, di raccogliere fondi attraverso l’unione di donazioni, solitamente di piccola entità, versate dagli utenti che, insieme, arrivano alla cifra necessaria per avviare l’iniziativa.

Forse la parola utente in questo caso è davvero riduttiva, visto che crowdfunding è strettamente collegato a un’’idea di comunità e di mutualismo che su wikipedia viene definito, nei termini più generici, come “la stretta relazione fra oggetti, azioni o persone diverse, per trarne un beneficio reciproco”.

I così frequenti ed eterogenei esempi di progetti che innescano pratiche di crowdfunding evidenziano una crisi di tutte le forme di finanziamento classiche e top down: le risorse sono sempre più risicate e i processi per accedervi spesso troppo lunghi e burocratici. Moduli, garanzie impossibili e tempi biblici. Nel crowdfunding assisitiamo a processi collettivi liquidi, resi possibili dai media sociali e dalla comunicazione orizzontale. Interessi che si coagulano attorno ad una causa ed ad una necessità che hanno uno spazio e tempo ben preciso. Pensiamo alla riqualificazione di una zona di un quartiere:  la comunità gallese di Glyncoch ha raccolto alcune decine di migliaia di sterline per far partire alcuni lavori, il Parks and Recreation Department di Philadelphia ha ottenuto quasi 13mila dollari per piantare altri alberi in città. E’ chiara l’analogia con “le tasse” ma la differenza è sostanziale: il crowdfunding punta a permettere azioni concrete, monitorabili e di corto respiro cosa che invece non possiamo dire per le accise governative, che vanno a finanziare governi centrali che non brillano per accountability.  Ma la differenza è anche il principio di volontarietà (posso farlo o no) e di adesione “emotiva” all’iniziativa (la finanzio solo se è in linea con i miei interessi, l’etica, i bisogni).

A livello locale le pratiche di open government potrebbero trovare un nuovo strumento per iniziative che altrimenti resterebbero nel cassetto e che inaugurano un nuovo rapporto fiduciario tra istituzioni e cittadini. Da citare anche l’innovazione normativa tutta italiana in merito al finanziamento delle nuove imprese innovative.

Ma come organizzare una campagna di crowdfunding?

E’ evidente che non basta lanciare l’amo: servono risorse dedicate per tenere alta l’attenzione, per sensibilizzare la community e per scatenare una campagna di comunicazione capillare e trasparente puntando sull’innovazione e l’inaspettato. Su questo mi sento di citare “El Cosmonauta” film spagnolo che verrà proiettato, in contemporanea mondiale, stasera al Cinema Europa di Bologna grazie al Kinodromo (altro esempio di comunità su cui sarebbe necessario un approfondimento).

El cosmonauta ha raccolto 400mila euro grazie a 4.500 donanti e una campagna di comunicazione davvero interessante: dalla cronologia delle azioni, all’uso delle licenze creative commons per permettere il riuso di tutti i materiali, alla trasparenza nelle rendicontazioni, ai webisodios, piccole serie video da diffondere su web come teaser, fino ad un uso a dir poco spinto dei social media, credo ci sia molto da annotare. I 13 profili Facebook di personaggi del film, che hanno permesso di raccontare una finzione della finzione, credo possano racchiudere l’insegnamento del cosmonauta, perché avviare un progetto cercando nel crowdfunding la modalità di finanziamento, implica un nuovo modo di porsi. E’ necessario un rapporto limpido e schietto dove la campagna di comunicazione è l’asse portante di ogni azione. Serve essere puntuali nel porre in evidenza i risultati sperati creando le basi affinché la community a supporto del film sia davvero un gruppo di persone con un rapporto diverso e ritorni chiari. “Patti chiari amicizia lunga” mi vien da dire.

Dietro al cosmonauta ci sono persone vere:

Esta pelicula es el testimonio de una de las cosas mas dificiles que hemos hecho en nuestra vida. Rodar “El Cosmonauta” se convirtió en un camino sin retorno. Atrapados, no podiamos volver. No podiamos no rodar. Si lo hubieramos hecho, nuestras carreras se habrian acabado. No solamente habriamos decepcionado a todas las personas que confiaron en nosotros sino que nuestro prestigio se habríadesvanecido para siempre. Hubiera sido nuestra primera y ultima pelicula… y estuvo a punto de serlo.

Il crowdfunding non è solo un modo per cercare fondi anche se può essere l’ennesimo strumento di marketing ma la collettività degli azionisti è a ben vedere la miglior sentinella della “bontà”del progetto. Può vincere solo chi ha un gradimento ampio e condiviso, e quale miglior inizio per qualsiasi tipo di iniziativa?

Avere la massa critica significa avere l’unione della forza, quella che cambia le cose senza aspettare il permesso di nessuno.

http://youtu.be/CQc-EeHXHh4

Foto del profilo di Michele D'Alena
è attualmente project manager per l'Agenda Digitale nel Comune di Bologna e web communication consultant presso la Camera di Commercio Italiana per la Germania. Si è occupato di marketing sociale e di progetti di cittadinanza attiva, utilizzando le tecnologie del Web 2.0 come strumento che abilita nuovi spazi di dialogo e partecipazione effettiva per enti privati, pubblici e non profit. E' inoltre responsabile di TagBoLab, laboratorio sul marketing territoriale nel web 2.0 dell'Università di Bologna.

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