Insultatemi pure: Mentana, Twitter e il senso dei social network

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  11 maggio, 2013  |  Nessun commento
11 maggio, 2013
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Era il 2007 quando Twitter è sbarcato in Italia (una sporca dozzina, a dire il vero, ci aveva ficcato il naso già negli ultimi mesi del 2006) e quegli strani personaggi dei blogger nostrani lo elessero a media prediletto per cazzeggiare.

Era cazzeggio perchè la condivisione si faceva ancora con i back-link, ovvero commentando e citando gli articoli dei blog. Poi emerse il concetto di social sharing, ovvero l’uso di Twitter come sistema di diffusione della conoscenza (link, video, immagini, commenti, ecc.). Durò parecchio, quasi 5/6 anni e nessuno si preoccupava più di tanto di quel che succedeva dentro questo social network.

Ricordo ancora che nel 2008 proposi di utilizzare Twitter professionalmente e in modo istituzionale nel luogo di lavoro. Mi risero in faccia.

Venne il 2011 e poi il 2012 e mentre Twitter evolveva in ottica di infrastruttura (oggi può essere utilizzato come sistema di identità federata, micropagamenti, marketing, ecc.) calarono in massa prima i giornali e i giornalisti e poi i cosiddetti VIP (cantanti, attori, campioni dello sport e persino i politici).

Passò anche la ‘primavera araba’ che fece di Twitter uno strumento ‘rivoluzionario’ nel senso originale del termine e venne anche il momento in cui la televisione offrì gli hashtag per provare a vestirsi un po’ social. Visto che ormai era di moda.

Tempo fa dissi ai miei studenti che Twitter può essere considerato ‘mainstream’, ma di non citare mai questa affermazione perchè avrebbero rischiato di essere derisi.

Oggi, mentre scrivo queste riflessioni, i VIP si stanno ribellando a Twitter e provano a immaginare una sua regolamentazione che li tuteli dagli insulti e da altre forme varie di minaccia personale.

Il primo megafono è stata la neo presidente della Camera Laura Boldrini alla quale subito ha fatto eco il suo collega Grasso. Poi gli altri VIP, alla chetichella, si sono accodati grazie all’interesse che i giornalisti (quelli veri, i top player) hanno subito dimostrato all’argomento per dimostrare le loro competenze sul tema e, soprattutto una capacità di analisi e di proposta da vecchi lupi del web.

Mentana, con pochi giri di parole, ha fatto capire che ci priverà dei suoi mirabolanti tweet:

forse, con un po’ di polemica che non guasta mai, gli si potrebbe ricordare che ha scambiato Twitter per qualcos’altro o forse non ne ha mai capito in fondo la logica, il ritmo, il linguaggio e l’ambiente. Come non ricordare lo scivolone del primo maggio:

corretto goffamente e in modo infantile.

Come non ricordare a Pierluigi Battista (altro top player) che l’odio e la viltà non sono capacità implicite nel mezzo ma sono espressione della pochezza d’animo di chi il mezzo lo usa.

Ma, soprattutto, val la pena ricordare a Roberto Saviano che l’investitura a tribuno non gli da titolo per potersi scegliere i seguaci e bonificare Twitter per renderlo più omogeneo al suo pensiero. Ha combattuto ben altri ‘bulli’ con l’inchiostro, provi a farlo anche con 140 caratteri, non deve essere molto difficile.

Dunque stiamo vivendo la collisione fra due culture, fra due luoghi e due tempi, fra due modi di intendere la rete. Come scrive oggi Mantellini: ‘In Italia, paese a basso tasso telematico e alto tasso di trombonismo pubblico, è come se esistessero due Internet differenti. Quella normale, patrimonio di una tutto sommato ristretta fascia di utenti che hanno imparato a conoscerla utilizzandola e che ne comprendono limiti e potenzialità, e quella percepita, che gruppi sempre più ampi di cittadini immaginano e ci spiegano dopo averla osservata nel corso di un passaggio più che superficiale‘.

Sembra davvero che l’inclusione non abbia sortito gli effetti sperati. Il web sociale aveva teorizzato i ‘ 6 gradi di separazione’, ovvero la teoria del mondo piccolo, dove chiunque poteva relazionarsi con chiunque, vip o non vip, vicino o lontano,  potente o meno. Così non è stato, ed è un peccato veder fuggire chi non ha trovato un web vestito a sua misura. Peccato davvero, perchè non lo troverà mai.

Zambardino ricordava alcuni giorni fa un must per chi abita questi luoghi dai tempi della frontiera: ‘La rete è una forza inarrestabile e solo in paesi preda di un delirio reazionario più o meno manifesto viene ostacolata, violata, censurata. Ma rinunciamo ai sostantivi della retorica. Chi è la rete? Le persone, gli individui, presidente. E la responsabilità individuale il perno di ogni cosa.’

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