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Insultatemi pure: Mentana, Twitter e il senso dei social network

Insultatemi pure: Mentana, Twitter e il senso dei social network
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Era il 2007 quando Twitter è sbarcato in Italia (una sporca dozzina, a dire il vero, ci aveva ficcato il naso già negli ultimi mesi del 2006) e quegli strani personaggi dei blogger nostrani lo elessero a media prediletto per cazzeggiare.

Era cazzeggio perchè la condivisione si faceva ancora con i back-link, ovvero commentando e citando gli articoli dei blog. Poi emerse il concetto di social sharing, ovvero l’uso di Twitter come sistema di diffusione della conoscenza (link, video, immagini, commenti, ecc.). Durò parecchio, quasi 5/6 anni e nessuno si preoccupava più di tanto di quel che succedeva dentro questo social network.

Ricordo ancora che nel 2008 proposi di utilizzare Twitter professionalmente e in modo istituzionale nel luogo di lavoro. Mi risero in faccia.

Venne il 2011 e poi il 2012 e mentre Twitter evolveva in ottica di infrastruttura (oggi può essere utilizzato come sistema di identità federata, micropagamenti, marketing, ecc.) calarono in massa prima i giornali e i giornalisti e poi i cosiddetti VIP (cantanti, attori, campioni dello sport e persino i politici).

Passò anche la ‘primavera araba’ che fece di Twitter uno strumento ‘rivoluzionario’ nel senso originale del termine e venne anche il momento in cui la televisione offrì gli hashtag per provare a vestirsi un po’ social. Visto che ormai era di moda.

Tempo fa dissi ai miei studenti che Twitter può essere considerato ‘mainstream’, ma di non citare mai questa affermazione perchè avrebbero rischiato di essere derisi.

Oggi, mentre scrivo queste riflessioni, i VIP si stanno ribellando a Twitter e provano a immaginare una sua regolamentazione che li tuteli dagli insulti e da altre forme varie di minaccia personale.

Il primo megafono è stata la neo presidente della Camera Laura Boldrini alla quale subito ha fatto eco il suo collega Grasso. Poi gli altri VIP, alla chetichella, si sono accodati grazie all’interesse che i giornalisti (quelli veri, i top player) hanno subito dimostrato all’argomento per dimostrare le loro competenze sul tema e, soprattutto una capacità di analisi e di proposta da vecchi lupi del web.

Mentana, con pochi giri di parole, ha fatto capire che ci priverà dei suoi mirabolanti tweet:

forse, con un po’ di polemica che non guasta mai, gli si potrebbe ricordare che ha scambiato Twitter per qualcos’altro o forse non ne ha mai capito in fondo la logica, il ritmo, il linguaggio e l’ambiente. Come non ricordare lo scivolone del primo maggio:

corretto goffamente e in modo infantile.

Come non ricordare a Pierluigi Battista (altro top player) che l’odio e la viltà non sono capacità implicite nel mezzo ma sono espressione della pochezza d’animo di chi il mezzo lo usa.

Ma, soprattutto, val la pena ricordare a Roberto Saviano che l’investitura a tribuno non gli da titolo per potersi scegliere i seguaci e bonificare Twitter per renderlo più omogeneo al suo pensiero. Ha combattuto ben altri ‘bulli’ con l’inchiostro, provi a farlo anche con 140 caratteri, non deve essere molto difficile.

Dunque stiamo vivendo la collisione fra due culture, fra due luoghi e due tempi, fra due modi di intendere la rete. Come scrive oggi Mantellini: ‘In Italia, paese a basso tasso telematico e alto tasso di trombonismo pubblico, è come se esistessero due Internet differenti. Quella normale, patrimonio di una tutto sommato ristretta fascia di utenti che hanno imparato a conoscerla utilizzandola e che ne comprendono limiti e potenzialità, e quella percepita, che gruppi sempre più ampi di cittadini immaginano e ci spiegano dopo averla osservata nel corso di un passaggio più che superficiale‘.

Sembra davvero che l’inclusione non abbia sortito gli effetti sperati. Il web sociale aveva teorizzato i ‘ 6 gradi di separazione’, ovvero la teoria del mondo piccolo, dove chiunque poteva relazionarsi con chiunque, vip o non vip, vicino o lontano,  potente o meno. Così non è stato, ed è un peccato veder fuggire chi non ha trovato un web vestito a sua misura. Peccato davvero, perchè non lo troverà mai.

Zambardino ricordava alcuni giorni fa un must per chi abita questi luoghi dai tempi della frontiera: ‘La rete è una forza inarrestabile e solo in paesi preda di un delirio reazionario più o meno manifesto viene ostacolata, violata, censurata. Ma rinunciamo ai sostantivi della retorica. Chi è la rete? Le persone, gli individui, presidente. E la responsabilità individuale il perno di ogni cosa.’

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Foto del profilo di Gianluigi Cogo
Da anni facilita i processi che sfruttano le nuove tecnologie e diffonde cultura digitale nella Pubblica Amministrazione. In rete dai primissimi anni ‘90, a Venezia fonda la prima rete civica ‘Venice On-Line’ e poi il primo portale cittadino: ‘Venezia.Net’. Verso la fine degli anni ’90, assieme ad altri colleghi, crea il primo network dei Comuni della Provincia di Venezia ‘Polo Est’ e, infine, uno dei primi social network italiani: ‘Networkingitalia.it’. Presso la Regione Veneto (dove ora ha la responsabilità della Community Network inserita nella struttura di e-government) crea la prima rete intranet basata su workspace e dinamiche 2.0. Sviluppa, insieme ad altri colleghi di diverse regioni italiane, Ritef, la ‘rete delle regioni per l’e-learning’ ed è fin dai primi anni 2000 uno dei protagonisti del Cisco Networking Academy in Italia. Attualmente svolge consulenze per Università, Centri di Formazione Pubblici e Privati e Ministeri, per divulgare le dinamiche e i valori della ‘collaborazione e della partecipazione’. E’ docente presso la Facoltà di Informatica dell’Università Ca Foscari di Venezia del corso ‘Social media e smart apps’, Presidente di Assint (Associazione per lo sviluppo dell’innovazione e delle nuove tecnologie), è stato anche Segretario Generale dell’Associazione Italiana per l’Open Government, Componente del Comitato Scientifico della rivista Egov, membro dell’esecutivo dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, fondatore/animatore della rete degli innovatori della pubblica amministrazione, consulente di FormezPA e molto attivo con il suo blog: http://webeconoscenza.net/. Ha ideato e promosso il primo Barcamp degli innovatori della Pubblica Amministrazione e collabora come docente e curatore scientifico per master e corsi sull’e-government 2.0 e sull’Enterprise 2.0. Scrive su diverse riviste del settore e ha pubblicato i libri: ‘La cittadinanza digitale’ , ‘I siti web delle Pubbliche Amministrazioni’ e ' I Social Network nella PA'.

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