Smart city e nomadismo digitale: Michele Vianello e il lavoro
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Smart city e nomadismo digitale: Michele Vianello spiega come sara’ il lavoro del futuro

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  7 maggio, 2013  |  Nessun commento
7 maggio, 2013
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Smart city, co-worker, nomad worker: non solo termini belli da sentire ma orizzonti da perseguire nella maniera più opportuna e più funzionale possibile. Di città intelligenti, smart city e nuovi modi di concepire la vita e le città si sente parlare spesso anche a sproposito, col rischio che la digitalizzazione dell’esistente – vera minaccia al mantenimento dello status quo – sia l’ultima frontiera di un processo che, invece, deve partire dall’insegnamento e della consapevolezza dell’innovazione.

Di questo e molto altro parla, come già sottolineato su queste pagine, “Smart Cities – Gestire la complessità urbana nell’era di Internet“, scritto da Michele Vianello ed edito da Maggioli Editore: l’obiettivo finale resta quello di fornire una road-map non tanto sul come costruire una smart city ma sul come concepirla.

Il cittadino del 2013 si trova infatti al centro del processo di un cambiamento fortemente imperniato su social network, cloud computing, device mobili: è da qui che le smart city vanno riprogettate, ricostruite e poi rivissute.  ”L’Italia si deve rendere conto che o innova o l’ambiente urbano muore, perché la sostenibilità passa anche attraverso il cambiamento. Cosa fare quindi? La prima cosa è intraprendere l’alfabetizzazione digitale sia per i cittadini sia per la PA, perché comunque è il cittadino che prima di tutto deve usare la Smart City

E’ solo la prima delle interessanti affermazioni di Michele Vianello nell’intervista rilasciata a Ediltecnico.it, nella quale si sono affrontati temi di strettissima attualità – altro che espertoni o visionari – come il wifi libero nelle città e le startup con tutti gli annessi e connessi del caso. “A Bologna, a Milano ci sono esempi importanti, ma si tratta di interventi isolati, non organici. Fino a che l’Italia lavorerà con questo limite, la Smart City sarà difficile da realizzare“, precisa Vianello, che peraltro è intervenuto anche a ETA BETA, rotocalco di Radio Rai (scarica il podcast).

I soggetti principali della Smart City sono cittadini che utilizzano il Coworking, i lavoratori nomadi (o nomadic worker), le Start Up, e la città va costruita per loro. Sono la futura generazione di lavoratori, che non avranno bisogno di spazi stimolanti o condivisi, perché utilizzeranno le proprie piattaforme e il cloud computing“.

Opportunità, nessun lavoro fisso, orari non canonici, mobilità: Internet e le tecnologie rendono possibile questa nuova categoria di lavoratori che non solo aumenterebbero la produttività ma riuscirebbero effettivamente a sfruttare le potenzialità tecnologiche della globo-sfera. “La scrivania è un oggetto che io riporrei volentieri in un negozio di antiquariato – la provocazione, e neppure tanto, di Vianello -, molto meglio un divano, una sedia in un bar o ovunque succeda. Qui lavorano i nomad worker“.

Il co-working, quindi, espolode semplicemente perché è il mercato che offre determinate possibilità. “Chi fa programmazione di un software, chi fa design e chi scrive un libro non necessariamente lo fa in un luogo prestabilito“. Oltre ai vantaggi per i lavoratori, come dicevamo, ci sono vantaggi effettivi per le stesse aziende e la collettività.

A livello ambientale sarebbe un miglioramento incredibile perché se noi pensiamo che, scioccamente, tutti ci svegliamo alle 8 per andare a lavorare intasando le strade e inquinando, già abbiamo capito tutto. Il fatto che nel 2016 la metà della popolazione mondiale lavorerà in mobilità farà si che non intaseremo le nostre strade. Le aziende ne beneficeranno a livello di produttività: noi nomad worker, messi in contesti a noi più congeniali, produciamo di più“.

Alcuni tra i più scettici, però, sono proprio i giovani, che vedono nel co-working e nel nomad working o nomadismo digitale una sorta di precariato digitale allargato. “Il precariato non è necessariamente legato al nomadismo, i consiglio a chi svolge il proprio lavoro di andare a visitare un co-working e di riappropriarsi del proprio lavoro, il che è una grandissima forma di libertà”.

ASCOLTA L’INTERVISTA DI MICHELE VIANELLO!

Smart Cities

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Vianello Michele , 2013, maggioli editore

Internet sta cambiando le nostre città, innovando in modo dirompente ormai ogni ambito dell'organizzazione e della vita cittadina. Tuttavia le Governance locali e le persone non ne sono del tutto consapevoli e subiscono l'innovazione piuttosto che trarne tutti i benefici economici e sociali...


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