Identita’ digitale e le minacce web e l’informazione (di basso costo) minacciosa

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  6 maggio, 2013  |  Nessun commento
6 maggio, 2013
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Molti stanno commentando l’allarme lanciato dalla Presidente Boldrini, la terza carica dello Stato.

Mi sembra che la denuncia proceda su due piani:

- l’anonimato nel web e la responsabilità delle proprie azioni unite agli eventuali perseguimenti

- l’aggressività della ricerca delle notizie personali che portano ad una sovraesposizione.

Mentre sulla prima vale quanto spiegato da Gallus e Micozzi, c’è da considerare anche quanto viene riportato nel Codice dell’Amministrazione Digitale in riferimento all’Identità Digitale (sezione VI, art. 66).

Per avere un breve riassunto consiglio il video dei prodi giuristi:

ma proseguendo il ragionamento, mi sembra che mentre le soluzioni ci sono, le menti e le consuetudini siano distanti dal comprenderle.

Ovvero: anche attuando un sistema di identità elettronica il sistema amministrativo (e burocratico) riconosce come valido SOLO il trasferimento di supporto dell’attestato di identità, per cui potremmo disporre di una chiavetta usb, di una card (l’ennesima) che svolga il compito di documento d’identità digitale, ma sempre di un supporto stiamo parlando.

Quando noi ci connettiamo con un qualsiasi social abbiamo un login con una password; per le carte di credito esistono sistemi come paypal dove il supporto plasticoso è più un promemoria dei numeri di serie che di una reale capacità d’acquisto.

Questo per dire che serve una comprensione dell’impianto digitale per predisporre strumenti identificativi. Anche perché ci sono parecchi servizi che forniscono anonimato nel web e il delinquere a mezzo informatico usa ben altre strade del fotomontaggio o del post violento su facebook. Per questo la stessa Polizia Postale ha molti strumenti e prima di gridare al pericolo, si potrebbero rimettere a ruolo persone competenti come Rapetto.

Altra cosa è l’altro piano, dove nell’intervista si legge:

Ho paura quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un incidente, mi si gonfia in cuore. Ho paura quando si appostano sotto casa di mio fratello Enrico, il più piccolo dei miei fratelli, che soffre di una forma grave di autismo. Non capisco come possano farlo, e ho paura per lui

che sposta il problema sul livello d’intrusione dei cercatori di notizia: del resto persone pagate 4€ al pezzo o a forfait per una serie di lanci, come possono evitare l’aggressività quando sono costretti a sbranarsi per il tozzo di news da vendere subito all’editore di turno.

Questo stesso articolo appare gratuitamente, ma per fortuna è una mia scelta: altra storia è per chi ne fa (o ne vorrebbe fare) una professione. Chi viene incitato a procacciarsi il più alto numero di informazioni, è chiaramente costretto a cercare addirittura tra i fratelli autistici, perché è quel “non scritto” che magari genera un click spendibile in sede di vendita di spazi pubblicitari.

Oggi è il giorno della libertà di stampa, e pur comprendendola indirettamente, è giusto ribardirla come la libertà di parola.

Ma che libertà c’è in un’informazione sottopagata?

Che responsabilità c’è in un sistema che percepisce come separato il manifestare della persona in uno spazio reale ed in uno virtuale?

 

immagine tratta da Public Domain Review

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