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Letta e l’Agenda digitale: un nuovo corso per l’innovazione in Italia?

Letta e l’Agenda digitale: un nuovo corso per l’innovazione in Italia?
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Monti l’ha varata e ora qualcuno la deve attuare: stiamo parlando naturalmente dell’Agenda digitale, il pacchetto di misure che hanno lo scopo di favorire l’innovazione e la crescita economica del nostro Paese, ufficialmente entrate nel nostro ordinamento con il c.d. decreto crescita 2.0 (il d.l. 179/2012). Su diciannove delle novità introdotte soltanto cinque sono già effettivamente in vigore e non necessitano di ulteriori passaggi formali; altri sei hanno tempi di entrata in vigore collocati tra la fine di aprile 2013 e il biennio 2014-15.

Banda larga e neutralità delle reti, cyber security, digitalizzazione della pubblica amministrazione e di numerosi processi che coinvolgono anche i privati come la fatturazione elettronica. Supporto delle start up e creazione di competenze per la nuova economia che significa occuparsi della scuola. Se venissero adottate tutte le indicazioni dell’Agenda digitale, quella europea ne elenca 101, Bruxelles stima che il prodotto interno lordo potrebbe crescere fino al 5% e potrebbero nascere quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro.

Detto questo le azioni che il nuovo governo metterà in campo per far ripartire l’Italia sembrano chiare: “La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’Agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale – ha dichiarato Letta nel suo discorso alla Camera dei deputati lunedì scorso – si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano”.
Finanziato con i project bonds, il piano pluriennale appena annunciato intende ripartire proprio dai vari decreti attuativi dell’Agenda elaborata dall’ex premier Mario Monti sugli incentivi per le startup, le semplificazioni nello sviluppo di infrastrutture a banda larga, la decisione sulle interferenze tra la TV e le reti di nuova generazione LTE.

L’intervento di Letta ha strappato l’applauso del presidente di ANITEC (associazione del settore ICT ed elettronica di consumo cofondatrice di Confindustria Digitale) Cristiano Radaelli, che ha espresso “grande apprezzamento … per l’affermazione dell’importanza della piena attuazione dell’Agenda digitale, per il rilancio dell’economia del Paese. Solo in Italia negli ultimi 15 anni l’economia digitale ha creato circa 700.000 posti di lavoro e ha contribuito al 2% del Pil”.

C’è chi ha invece sottolineato come le buone intenzioni del nuovo governo passino inevitabilmente per una serie di sfide, a partire da quella legata alla traduzione delle classiche dichiarazioni d’intenti in progetti ed iniziative concrete. Secondo Alfonso Fuggetta (Cefriel-Politecnico di Milano), risulterà di vitale importanza l’istituzione di una forma di governance insieme ad “una capacità progettuale che identifichi, progetti e gestisca in modo coerente e integrato le azioni chiave per lo sviluppo digitale del paese, raccordando iniziative governative, lavoro degli enti locali e ruolo dei privati”.

Il lavoro solo avviato dal precedente governo tecnico e ora nelle mani di quello che si è appena formato si profila impegnativo e in molti non hanno mancato di notare che tra i nuovi ministri nessuno ha competenze per portarlo avanti, tant’è che da più parti si invoca un sottosegretario all’agenda digitale. Come ha scritto Peter Kruger sul Fatto Quotidiano, “se per sottosegretario all’Agenda Digitale s’intende una competenza tecnica, cui ora graverebbe anche il compito d’implementare e migliorare la legislazione varata dal precedente governo, allora ben venga. Senza retorica e con tanto lavoro da fare. O, per dirla con le parole del saggio capogruppo al Senato del M5S, Vito Crimi, da ora contano i fatti”.

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