Finalmente, in formato open, il numero di taglia delle mie mutande!!!

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  30 aprile, 2013  |  Nessun commento
30 aprile, 2013
opendata

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Tera, tera, terabyte di dati in formato open. Ogni bilancio di una pubblica amministrazione, spese, consulenze, tutto sul web in formato open. Naturalmente ogni seduta di un organismo rappresentativo andrà riprodotta in streaming; andrà digitalizzata per poter essere postata su Youtube. Ecco, finalmente, la tanto agognata democrazia della TRASPARENZA (in salsa open data).

A lungo inseguita, finalmente raggiunta. Ogni nostro più recondito desiderio finalmente soddisfatto. L’orgia della “digitalizzazione dell’esistente” attuata, senza cambiare nulla ovviamente.

E a quel punto, soddisfatte le richieste del movimento (ma quanti sono in Italia i “consapevoli” dell’importanza dell’open data 1000/10000/100000/1000000?), quanti posti di lavoro sono stati creati rendendo trasparente lo stipendio del Sindaco? quanti punti di PIL sono stati realizzati mettendo in diretta streaming le sedute delle Commissioni parlamentari? Ovviamente zero.

Possibile non si capisca che, nel richiedere in formato open i dati, andrà sempre individuata una gerarchia e un’importanza? Possibile non si capisca che, in formato open, prima di tutto, andranno messi i dati che potranno generare un valore economico e sociale da parte dei cittadini, delle imprese, della pubblica amministrazione?

Possibile non si capisca che il “movimento per gli open data” continuerà ad essere autoreferenziale (perché così oggi è), militato da “illuminati dipendenti della PA” o da aspiranti “consulenti della PA”?

Possibile non si capisca che l’open (che non è una moda passeggera) si affermerà nel momento in cui i dati verranno usati, arricchiti, rimessi in circolo dal mondo economico e dalle imprese? Anzi dall’uso dei dati open pubblici e privati , nascerà una nuova generazione di imprese di servizio alla produzione.

Perdonate la mia durezza e il tono volutamente caustico, ma la battaglia per l’uso del dato aperto è troppo importante per relegarla alla parzialità e alla pseudopolitica. Non penso ci sia proprio bisogno di una Repubblica Italiana fondata sull’uso della disponibilità dei dati inutili.

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