Governo Letta, web, pubblica amministrazione: Gianpiero D’Alia all’esame digitale

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  29 aprile, 2013  |  Nessun commento
29 aprile, 2013

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Si poteva cominciare molto meglio, questo è sicuro. Tra inciuci veri o presunti, marce su Roma prima aizzate e poi ritirate, commenti più o meno accessibili sui social network e quant’altro, la sensazione web di questo nuovo Governo Letta va a toccare proprio quella rete che, secondo i detrattori di Beppe Grillo, non rappresenta il Paese.

A parte il fatto che non bisogna fare confusione tra democrazia partecipata e democrazia rappresentativa (possono coesistere?), ci sono temi immediati che il nuovo Governo Letta dovrà trattare e, tra questi, si spera non per ultimo di rivedere l’agenda digitale e i suoi derivati.

Dal punto di vista squisitamente tecnico, non c’è più tempo, e su Pionero abbiamo avuto modo di ribadirlo più volte: banda larga, startup, lavoro digitale, crowdfunding. Tutto fa decreto crescita 2.0, tutta roba di cui, nel nuovo Governo Letta, dovrà occuparsi il neo ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia.

D’Alia, che è presente anche su Twitter, e che ha già lasciato intendere, proprio tramite social network, che tra “i temi economici stanno alla base della nascita del #governoletta ci saranno emergenza economica, lavoro, occupazione, crescita“, riporta inevitabilmente alla mente la proposta legge, da lui varata nel 2009 e poi ribattezzata “ammazza internet”.

Ricapitoliamo, giusto per fare chiarezza sul tema e senza voler avere ne preclusioni ne prevenzioni nei confronti di un Ministro che avrà tempo e modo per dimostrare, quel che successe e perché, sulla rete, si scatenano ovviamente le polemiche – anche da parte di Beppe Grillo, of course – sulla scelta di D’Alia alla pubblica amministrazione e semplificazione.

D’Alia, Sottosegretario di Stato all’Interno nel terzo Governo Berlusconi, e il 5 febbraio 2009, durante la seduta n. 143 del Senato della Repubblica, promosse e ottenne l’inserimento di un emendamento (Art. 50-bis, poi art. 60) nel disegno di legge 733 (cosiddetto “Decreto Sicurezza”) da presentare alla Camera, nel quale si sanciva la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.

Secondo D’Alia, in caso di apologia o istigazione a delinquere a mezzo internet, “in presenza di questi contenuti il ministero diffiderà il gestore, e questi avrà due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare questi contenuti oppure non ottemperare. Se non ottempera diventa complice di chi inneggia a Provenzano e Riina e quindi è giusto che venga oscurato“.

L’iniziativa suscitò aspre critiche dal mondo dei blogger italiani, tra cui Beppe Grillo, oltre che delle aziende legate alla rete, tra cui quelle di Marco Pancini, responsabile per le relazioni istituzionali di Google Italia. Aldilà di questo, però, ciò che colpì fu il fatto che lo stesso D’Alia parlò di prevenzione e non di censura, auto-definendosi contrario proprio a qualsiasi censura.

Pochi giorni dopo, comunque,  il deputato Pdl Roberto Cassinelli, già autore di diverse iniziative parlamentari in materia di rete, annunciò  sul proprio blog la presentazione di un controemendamento che modificasse il testo del senatore D’Alia. Secondo Cassinelli, l’emendamento metteva a rischio la libertà della rete: il controemendamento fu poi approvato dalle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia nella notte del 29 aprile, e l’articolo 60 introdotto dall’emendamento D’Alia fu, di conseguenza, abrogato.

Proprio a pochissime settimane dalla messa in opera di un  #decretotrasparenza che non convince, e mentre ci confrontiamo ogni giorni con problematiche inerenti agli attacchi di hacker sui profili di deputati e senatori e sul non rispetto dei politici sulla pubblicità dei patrimoni online, la patata per il Governo Letta è già bollente.

Quel che si spera è che, in linea con quanto indicato dal neo Presidente del Consiglio Letta, l’Italia “si dia una mossa” e, per raggiungere l’Europa, il Governo ragioni come chi, in Europa, usa la rete per: a) migliorare le condizioni lavorative e l’occupazione; b) liberalizzare l’informazione senza però favorire la criminalità; c) favorire la proliferazione di startup e imprese innovative basate su un uso consapevole di Internet. Sarebbe già un bell’andare.

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