Universita’ online: basta essere presenti sul web per rendere democratica l’istruzione?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  29 aprile, 2013  |  Nessun commento
29 aprile, 2013
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Sempre più scuole ed universita’ hanno anche una presenza digitale: la rete viene utilizzata per proporre “a distanza” o interi corsi o loro parti. Il fenomeno più evidente di questo trend è rappresentato, oggi, dai MOOCs, Massive Open Online Courses, corsi offerti gratuitamente da numerose universita’ internazionali, tenuti da docenti di grido, frequentati (almeno all’inizio) da migliaia di studenti da ogni parte del mondo.

Ma sono tantissime anche le organizzazioni private che gestiscono, spesso con finanziamento pubblico, attività formativa di ogni ordine e grado, compresa quella che per noi è la scuola elementare.

A prima vista, la presenza di queste opportunità formative in rete rappresenta un’indubbia facilitazione all’accesso all’apprendimento, rendendo possibile a tante persone che diversamente non potrebbero cogliere certe opportunità formative, o per la difficoltà a raggiungere le sedi fisiche delle scuole e delle universita’, o per l’impossibilità di sostenere i costi dell’istruzione.

Dico “a prima vista” perché la questione è ben più complessa di quanto appaia e non sempre la presenza in rete è sinonimo di democrazia nel senso di pari opportunità per tutti, di opportunità offerte, soprattutto, a chi diversamente resterebbe escluso. O di opportunità della stessa o migliore qualità di quelle convenzionali.

Relativamente ai MOOCs, un recente articolo apparso su Repubblica che rilancia alcuni studi su questo tipo di offerta formativa negli States, mette in evidenza una realtà preoccupante nascosta dietro una decisione “democratica”: equiparare i crediti conseguiti attraverso la partecipazione alle universita’ on-line a quelli conseguiti attraverso la frequenza di università convenzionali.

La realtà è fatta di corsi spesso di pessima qualità, dove il 97% abbandona prima della fine del corso, ma a rendere vigili sulla natura “democratica” di queste opportunità è, soprattutto, la ragione che spinge le autorità statunitensi a promuovere questo tipo di universita’: il risparmio sui costi.

Una prima conclusione è presto fatta: se mettiamo assieme la più bassa qualità dell’istruzione a distanza con il suo minor costo, si fa presto a rendersi conto che chi può permettersi i costi di una buona universita’ convenzionale, si orienterà decisamente verso quella mentre chi non se la può permettere non gli resta che quella …. innovativa della democratica rete.

Altro caso che fa dubitare che l’avvento delle pratiche didattiche in rete sia espressione di democrazia è quello della società, sempre statunitense, K12, compagnia privata fondata da banchieri della Glodman Sacks (quelli del tristemente famoso crack) ed ha come presidente un ex ministro dell’istruzione di Regan.

Questa scuola, forte delle leggi varate in una trentina di Stati che consentono a circa 250.000 cyber-scolari di “frequentare” una scuola, dal kingergarten (capiamoci bene: scuola elementare a distanza) alla maturità, senza mai mettere un piede in un’aula convenzionale in tre anni, ha avuto un incremento del 40% di questi “studenti”, il 60% di questi è indietro in matematica rispetto alla media USA, il 50% fatica nella lettura, un terzo non si matura in tempo, tantissimi si ritirano a pochi mesi dall’iscrizione.

Ma si viene a sapere anche che queste scuole, come le altre che beneficio nella stessa normativa, pur essendo private erogano un servizio pubblico, cioè sono pagate con soldi pubblici; il suo giro d’affari è 533 milioni di dollari l’anno con un incremento del 36% nell’ultimo anno ed uno stipendio di 5 milioni di dollari l’anno per il suo fondatore.

Per ogni studente, la K12 riceve dallo stato 10.000 dollari l’anno ed un insegnante di queste scuole gestisce sui 250 studenti. E, dato non secondario, queste scuole sono in prevalenza frequentate dai poveri delle zone rurali.

Chiari esempi di come il digitale ed il web siano usati per impoverire l’istruzione invece di arricchirla. Portando queste evidenze non intendo affermare che l’istruzione via web sia necessariamente un’istruzione di bassa qualità e destinata alle fasce meno abbienti, ma che tutto ciò che diventa “digitale” non è per questo innovativo e … democratico. Il mio è un invito ad un pensiero meno superficiale alle (apparenti) novità della rete.

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