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#nonrubateisogni (a cosa serve la scuola?)

#nonrubateisogni (a cosa serve la scuola?)
3 minuti di lettura

Leggere Stop Stealing Dreams di Seth Godin in abbinata alla notizia che in Danimarca sarà inaugurata in agosto la prima scuola Lego ci dà speranza e molti argomenti per  pensare che, una scuola diversa da quella che conosciamo, è possibile.

Seth Godin, noto guru del marketing, ha capito bene che l’istruzione è fondamentale per la crescita di una nuova società, ma non perché fatta da persone nuove, ma perché nate in un nuovo contesto.

Nel suo saggio ci ricorda che siamo in piena rivoluzione delle connessioni, che non vuol dire che  ha inventato la connessione, naturalmente, ma che ha portato quest’ultima ad amplificarsi tanto da diventare la forza dominante della nostra economia.

  • Connettere le persone fra di loro
  • Connettere colui che ricerca i dati
  • Connettere le aziende fra di loro
  • Connettere gruppi di individui con interessi simili in organizzazioni più grandi ed efficaci
  • Connettere i computer tra di loro e creare valore come risultato finale.

Il valore delle connessioni non è tangibile in quanto aumento della produttività, non si tocca, non si vede in quantità materiale, ma in quantità di informazioni, dati, network e interazioni.

Qualcosa di nuovo sta nascendo.

A differenza della rivoluzione industriale che ha completato il suo ciclo, ma che con il suo inizio tutto cambiò.

Anche la struttura della scuola che conosciamo ora nasce da lì, quando in effetti aveva lo scopo di creare un flusso di operai che potessero lavorare nelle fabbriche. La scuola ancora oggi riesce nell’intento di istruire la massa, ma l’obbiettivo è cambiato. L’economia è cambiata per sempre, molto probabilmente.

La scuola no.

Il sistema educativo rimane statico, basato su modelli ormai desueti, industriali, più propenso ad attività standardizzare e “sicure”, controllabili, che ad attività dove trova spazio la creatività.

Quando un genitore si imbatte nelle provocazioni di Stop Stealing Dreams non può pensare di poter rimanere con le mani in mano, sente di poter far qualcosa per cambiare lo status quo. E può farlo, senza ascoltare la vocina che invece lo trattiene perché altrimenti sei “il solito che ha qualcosa da dire”…, ma se si alzassero in 10, in 20 e cominciassero a chiedere allora sì che le cose cambierebbero. Non si tratta di abbattere muri, si tratta di cambiare metodo. All’apparenza più facile, in pratica difficilissimo. Ma ne vale la pena perché i nostri figli valgono più dello status quo.

La scuola ha un grande lavoro da fare: deve accendere una luce e responsabilizzare una nuova generazione ad auto-insegnarsi ad andare più lontano e più veloce di qualsiasi altra generazione precedente.
O la nostra economia diventerà più pulita, veloce, e più giusta, o morirà.

La sfida che ci troviamo di fronte, non fra 1, 5, 10 anni, ma domattina, quando apriamo la porta di casa, deve essere quella di cambiare quello che riceviamo, perchè è cambiato quello che ci serve.

Se una volta serviva una scuola di massa perché servivano masse di lavoratori, ora non è più così.  Seth Godin chiude il Manifesto con questa frase:

Il miglior modo di lamentarsi è fare qualcosa.

A questo punto suggerisco anch’io al prossimo Ministro all’istruzione  3 cose:

  • leggere il manifesto
  • visitare la scuola della Lego in Danimarca
  • fare sogni audaci, perchè i sogni a lieto fine appartengono alle favole.

A proposito, non dimenticate una cosa importante: Godin chiede di leggere e condividere, chiede ai lettori di sentirsi liberi di copiare, veicolare, stampare, condividere il suo saggio, ma senza farlo pagare o cambiarlo. Lancia l’hashtag ufficiale #nonrubateisogni per twittare. Ora è tradotto in italiano, lo trovate in allegato. Non limitiamoci a leggerlo però, cominciamo ad agire.

credits immagine 
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