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Chargerback, la piattaforma dove ritrovare gli oggetti smarriti

Chargerback, la piattaforma dove ritrovare gli oggetti smarriti
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Lasciare il pigiama in albergo, dimenticare un libro all’aeroporto, perdere il cellulare sul treno: piccoli, spiacevoli eventi successi a chiunque di noi e che si riproducono migliaia di volte ogni giorno nel mondo, soprattutto nella categoria delle persone che viaggiano e si spostano molto.

In questi casi le strategie adottate sono due, mettersi l’anima in pace e rinunciare a recuperare i nostri beni, o iniziare un giro infinito di telefonate alla ricerca non solo del nostro oggetto ma anche di un’anima buona che ce lo rispedisca, con il rischio  di farsi venire un esaurimento nervoso.

Le stime, infatti, mostrano quanto il compito sia arduo: meno del 10% di tutti gli oggetti dimenticati in giro vengono ritrovati. Ma insomma, è lecito chiedersi,  perché nessuno ha pensato un servizio per rendere più facile questo recupero?

Ebbene, negli Stati Uniti da poco è nata una piattaforma che si propone proprio questo scopo. Chargerback, questo il nome del sito, permette a chi ha perso qualcosa di mettersi in contatto con chi lo ha ritrovato, avendo a disposizione un team pronto ad aiutarlo in ogni modo  per fargli riavere l’oggetto.

Perché tutto si risolva nel migliore dei modi bisogna che le strutture e le aziende interessate si convenzionino con il sito, ma questo sembra essere sempre meno un problema perché le adesioni sono già tantissime. Inoltre anche le categorie vanno man mano ampliandosi: non solo alberghi e aeroporti ma anche cinema, teatri, centri commerciali, stadi possono diventare luoghi dove dimenticare le nostre cose non è più un problema. Naturalmente, il servizio non è totalmente gratuito, ma un costo di meno di 10 dollari, comprese le spese di spedizione sembra essere accettabile per il beneficio che apporta.

Ma i vantaggi non sono solo per clienti e viaggiatori: le strutture convenzionate possono aggiungere il form di Chargerback direttamente sul loro sito, con la sicurezza che una tale attenzione al custumer care non possa che produrre un ottimo ritorno d’immagine.
Non resta che sperare che il servizio si espanda presto anche all’Italia per dare una mano anche ai distratti nostrani.

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Foto del profilo di Lampadina Lab
LampadinaLab è principalmente un laboratorio di idee. Siamo nate nel dicembre 2011, in ambito universitario. Data la necessità sociale di darci una forma ci descriviamo come Social Media Communicators. Ci occupiamo di comunicazione in tutte le sue fasi, dall’analisi contestuale alla pianificazione delle idee, dalla creazione di contenuti all’animazione dei canali social. La nostra intenzione principale è quella di dare contenuto alle tecnologie, di dargli vita, nella maniera più originale possibile. Comunicare è un istinto a cui cerchiamo di dar forma attraverso la creatività, sfruttando le opportunità che ogni media ci offre. Siamo cinque: Oriana Bottini, Valentina Canu, Eleonora Ciali, Sara Di Costanzo, Daniela Mannini. LampadinaLab collabora con Alessia Canu per la realizzazione grafica. Le nostre competenze professionali si muovono in ambienti diversi e il nostro desiderio di crescere professionalmente ci spinge ogni volta a dare il massimo dell’impegno per incrementare il nostro bagaglio culturale. Ci occupiamo di Social Media Management e Animation, Blogging, Fotografia e Videomaking, Rassegna stampa, Gestione e Copertura di eventi in loco e on line. La nostra filosofia è quella di ideare una modalità di lavoro aperta e mutevole che favorisca le dinamiche di gruppo; professionalità e preparazione tecnica associata alla creatività e al desiderio di ideare qualcosa di nuovo. Blog: http://lampadinalab.wordpress.com/

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