Open data, trarne valore e’ cruciale per la p.a.

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25 aprile, 2013
opendata

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Alla fine dello scorso anno il governo del Regno Unito ha annunciato un investimento di 8 milioni di sterline, che serviranno per aiutare gli enti pubblici a rilasciare dati al fine di supportare le aziende a sviluppare opportunità di business per la p.a.: è quello che comunemente viene detto open data.

Ma quali sono le potenzialità di un effettivo incentivo allo sviluppo degli Open Data in Italia, in particolare per la pubblica amministrazione?

Riportiamo qui di seguito alcune considerazioni di Fredi Agolli, Country Manager di Informatica in Italia,  il principale fornitore indipendente di software per l’integrazione dei dati.

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L’Agenda dei Dati nella PA
Fredi Agolli, Country Manager, Informatica Italia

Trarre valore dai dati

I dati sono una priorità per la pubblica amministrazione. Sia che le organizzazioni si stiano attivando per proteggere se stesse dal pericolo di violazioni ai dati (data breach) sia che cerchino di ottenere il massimo valore dal proprio patrimonio informativo, il mercato ha iniziato a capire cosa vuol dire operare in un’economia dell’informazione in costante cambiamento e sviluppo.

Recentemente, Gartner ha evidenziato la crescente esigenza di rendere disponibili le informazioni attraverso diversi canali, contemporaneamente e in tempo reale. Secondo l’analista, l’adozione di una moderna infrastruttura delle informazioni sarà fondamentale per supportare tale domanda nel 2013. Partendo da questa previsione, il settore pubblico Italiano deve dotarsi di soluzioni tecnologiche in grado di rispondere alla sfida dell’integrazione dei dati eterogenei, ovunque si trovino: nel Cloud o on-premise.

Solo queste tecnologie consentiranno loro di accedere ad un’unica e affidabile vista delle informazioni. Allo stesso tempo, sarà altrettanto indispensabile mantenere sicuri e rilevanti questi dati attraverso aggiornamenti in tempo reale e strumenti di collaboration.

Prendiamo, come esempio, il mondo della sanità. Con risorse ridotte e costantemente sotto pressione, le organizzazioni sanitarie sono spinte ad utilizzare le informazioni per ottenere una comprensione sull’andamento delle loro performance o su quali siano le migliori attività cliniche per fornire un servizio al cittadino basato sulla qualità e l’efficienza. In ogni modo, gli sforzi di queste realtà del settore sanitario sono quasi sempre vanificati da dati di scarsa qualità e dalla mancanza di informazioni attendibili che consentano loro di avviare dettagliate processi di analisi e di operational intelligence.

Rendere i dati “open”

Alla fine dello scorso anno, il governo del Regno Unito ha annunciato un investimento di 8 milioni di sterline, che serviranno per aiutare gli enti pubblici a rilasciare dati al fine di supportare le aziende a sviluppare opportunità di business per la p.a. – il concetto degli open data. Ma non è tutto, quale parte di questo annuncio, è stato avviato un programma di 850.000 sterline chiamato Open Data Immersion Programme al quale le aziende possono attingere.

Nonostante fondi, strategie e incentivi del governo britannico abbiano confermato che si è sulla strada giusta, c’è ancora molto da fare affinché l’obiettivo degli open data venga raggiunto: le informazioni devono essere rese disponibili, ma anche essere gestite in modo efficace. Quello del Regno Unito, rappresenta ad ogni modo un primo e significativo passo verso una nuova visione del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino.

Il caso Italia

Nella pubblica amministrazione centrale italiana esistono oltre un migliaio di data center di diverse dimensioni distribuiti su tutto il territorio, che ospitano oltre ventimila server, per un costo annuo complessivo per la sola gestione di circa 450 milioni di euro.

Questi data center sono spesso duplicati nelle funzioni e privi di una visione organica attraverso la quale attuare sinergie basate sulla standardizzazione, l’interoperabilità, l’evoluzione tecnologica, la condivisione delle risorse e strategie di acquisto coordinate.

Il rischio di inefficienza, dovuta alla dispersione tecnologica, prodotta da uno scenario del genere è evidente e questa situazione – oltre ad assorbire ingenti risorse economiche – rappresenta un ostacolo per l’introduzione di tecnologie e servizi ad alto valore, che contribuirebbero all’innovazione della pubblica amministrazione e del sistema Paese nel suo complesso.

Rispondere alle esigenze degli open data è una sfida impellente anche per il settore pubblico italiano. La condivisione e lo scambio di informazioni nella società odierna è di vitale importanza. Promette di migliorare l’efficienza dei sistemi e dei servizi al cittadino e alle imprese, fornendo vantaggi concreti e tangibili. I risultati potrebbero essere sorprendenti: aiutare gli enti a gestire pensioni e indennità, fare richiesta di lavoro o per ottenere una cattedra, pagare le imposte comunali e prenotare appuntamenti medici.

Il luogo dove accadrà tutto questo è Internet; attraverso questo canale il settore pubblico potrà ricercare e trovare ciò di cui necessita. E poiché le informazioni sono sempre più on line, diventa più che mai importante gestire e presentare i dati in un modo che aiuti i cittadini a prendere decisioni migliori. La chiave di tutto è la fiducia; legata alla precisione dei dati o alla loro sicurezza. Se manca la fiducia, lo sforzo di ottenere informazioni online e di accedervi è prima di tutto inutile.

Il Cloud e gli Open Data dovrebbe essere tra i primi obiettivi per la pubblica amministrazione italiana; le consentirebbero di riposizionare il comparto IT da “gestore del sistema” a “gestore del servizio” e, liberare i costi che non generano valore, grazie ad una razionalizzazione tecnologica, permetterebbe di investire in servizi per i cittadini.

Indirizzare la sicurezza dei dati

E se il settore pubblico sta diventando sempre più “information-centric”, nasce il bisogno di comprendere il valore di questi dati e i rischi correlati alla loro gestione. La sicurezza dei dati continua ad essere un tema caldo che sta a cuore sia al settore pubblico che al privato. Con l’implementazione di qualsiasi programma “open data”, è fondamentale che vengano messi in atto i giusti processi per proteggere le informazioni da perdite accidentali o da attività malevoli. Con la diffusione dei servizi Cloud nella PA, è importante che i processi per la sicurezza dei dati vengano implementati esattamente là dove le informazioni sono conservate e laddove si accede. Rendere disponibili e accessibili le informazioni da parte del settore pubblico, se fasto in modo corretto e sicuro, può offrire il valore atteso.

La pubblica amministrazione deve adottare tecnologie e standard efficaci per qualsiasi aspetto che riguarda i dati. Questo garantirà che qualità e valore dei dati disponibili siano costantemente gestiti e conservati, trasformandoli in un asset strategico sia per l’ente pubblico sia per il cittadino stesso.

La p.a. sta vivendo un momento di cambiamento. Il governo sta puntando su Agenda Digitale, innovazione e start up. Sono diverse le misure prese per facilitare la consultazione e aumentare il livello di consapevolezza e trasparenza tra la p.a. e cittadini.

Ottenere un controllo su come le risorse informative possano essere utilizzate appieno, insieme alla capacità di renderle sicure è un passo cruciale per la pubblica amministrazione nel raggiungimento di un modello “open data”.

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