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Apple: calano i profitti, cresce la concorrenza, cambiano le strategie? Iphone e ipad hanno bisogno di aiuto?

Apple: calano i profitti, cresce la concorrenza, cambiano le strategie? Iphone e ipad hanno bisogno di aiuto?
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Il dilemma non è tanto nei numeri quanto nella mentalità, nella percezione e negli andamenti possibili che Apple, dopo le ultime rilevazioni ufficiali su utili (in calo per la prima volta dopo 10 anni) e fatturati (comunque in crescita, ma il margine si assottiglia), studia e soprattutto presenta ai mercati e ai consumatori.

Perché la collettività si aspetta sempre il prodotto a sensazione, l’iphone6 o l’ipad5 di Apple che sbaraglino la concorrenza, quando però, la concorrenza, oggi non è assente o comunque inadeguata come 10 anni fa ma reagisce, innova, magari prende spunto ma poi, anche a costi leggermente inferiori, tira fuori HTC One o Galaxy S4 che tendenzialmente creano competizione, riflettendosi poi per forza di cose su margini, utili, fatturati.

Basta, nel 2013, una Mela con la classe unica di Cupertino per fare tutta la differenza del mondo? O siamo di fronte a un cambio di rotta definitivo, col quale Apple deve fare i conti decidendo una svolta a livello strategico? Perché forse la continua rincorsa ai prodotti di punta è inversamente proporzionale alle proposte dei competitor, con tutto quello che ne consegue, per Apple, anche a livello di immagine.

Qualche numero sparso, a corollario utile della situazione di Apple: la pressione del mercato, negli ultimi mesi, è aumentata esponenzialmente, visto che il titolo ha ceduto circa il 40% dai massimi di settembre bruciando circa 285 mliardi di capitalizzazione.

Tim Cook, insomma, ha avuto la sua sorpresa paventata peraltro da tutti gli analisti del mondo, ma l’annuncio dell’incremento a 60 miliardi – dai 10 annunciati in precedenza – del piano di riacquisto di azioni e l’aumento del dividendo del 15% a 3,05 dollari per azione ha in un certo modo compensato la paura.

Apple è comunque andata oltre le previsioni, riuscendo a fatturare 43,6 miliardi di dollari, l’11 per cento in più rispetto ai 39 miliardi del 2012. Questo risultato è stato raggiunto, ancora una volta, grazie ad iPhone e iPad. L’iphone, nonostante la concorrenza di Android, tiene il mercato con 37,4 milioni di unità, riuscendo a fare il 7 per cento in più rispetto allo scorso anno per un totale di 22,3 miliardi di dollari, oltre il 50 per cento del fatturato totale.

E l’ipad? Tiene anche lui: 19.5 milioni per un +6.5% rispetto al trimestre scorso, anche se in calo rispetto al trimestre precedente ottobre-dicembre, quello di Natale, il più “ricco” dell’anno. E gli utili? In calo, si diceva: sono scesi, anno su anno, del 18% attestandosi a 9,55 miliardi (dagli 11,6 miliardi precedenti).

I margini lordi di profitto, seppur alti in termini assoluti (Samsung, per fare un confronto diretto, è a quota 18%), si sono tuttavia indeboliti scendendo al 37,5% da 47,4 per cento. Non solo: nel trimestre in corso le entrate appaiono destinate a deludere, fermandosi tra i 33,5 e i 35,5 miliardi contro gli oltre 38 miliardi auspicati da Wall Street. E i margini di profitto dovrebbero continuare a restare inchiodati tra il 36 e il 37 per cento.

Tim Cook prende tempo e cerca idee, affermando che la società sta lavorando a “nuovi entusiasmanti hardware, software e servizi che saranno lanciati tra l’autunno e l’inizio del prossimo anno”. Torniamo quindi al punto originario: forse c’è un paradossale equivoco, per la prima volta nella storia di Apple, sull’identità del gruppo.

Che Apple si appresti a presentarsi al mercato e agli investitori come una società ibrida di hardware e software, in grado di guadagnare corposamente anche dai servizi seguendo il modello Amazon attraverso un potenziamento di AppStore e iTunes? Possibile, anzi probabile. Almeno fino alla prossima super-invenzione che farà la differenza.

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