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Quirinarie, altro che e-democracy: polemiche a oltranza mentre la Gabanelli resta incerta

Quirinarie, altro che e-democracy: polemiche a oltranza mentre la Gabanelli resta incerta
3 minuti di lettura

Quirinarie qua, quirinarie la, quirinarie su, quirinarie giù. Non si parla d’altro, sui principali quotidiani cartacei e online e, ovviamente, anche su Facebook e Twitter (l’hastag #quirinarie può essere preso come alternativa a quello #presidentedellarepubblica?).

Dato per assodato che va tutto bene purché se ne parli – lo dicono gli esperti di marketing, non i grillini, ma è positivo lo stesso -, sulla rete si sta diffondendo il verbo secondo il quale queste Quirinarie del Movimento 5 Stelle non solo non hanno inventato nulla di nuovo (come peraltro le precedenti primarie online), ma siano addirittura una farsa e una sorta di casta della rete.

Ora, il punto che si vuole trattare qui non è tanto l’aspetto politico della faccenda: a quello ci pensano benissimo altri, tra Quirinarie e nomi più o meno possibili, probabili e improbabili tipo quello di Milena Gabanelli, ufficiale candidata del M5S per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica che scatterà domani.

C’è anche chi, come Beppe Grillo, si è volontariamente tolto dai possibili candidati nonostante la sua rete lo avesse messo tra i papabili: lo stesso leader del M5S, in ottica Qurinarie e in attesa che la Gabanelli accetti l’incarico, caldeggia come alternativo il nome di Stefano Rodotà, sperando – lui – che Bersani e Berlusconi non si accordino su altri, potenziali candidati oggi favoriti per la salita al Colle (tipo Emma Bonino o Romano Prodi?).

Va beh, torniamo a noi: c’è chi dice che non basta mettere una lista di nomi su Internet, farli votare peraltro a una cerchia ristretta di iscritti (quelli inseriti nelle liste del Movimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012, in totale 48 mila) e parlare di e-democracy con costrutto. Anche perché la rete è infinita e comunque sia non restringibile a questo o quell’iscritto.

E se si applica a un campione relativamente piccolo perfino degli elettori del Movimento stesso, poniamo per eccesso circa 50mila iscritti a rappresentare gli orientamenti di 9milioni di elettori, dove sta l’e-democracy? Da questo punto di vista, senza voler cadere nell’anti-populismo per contratto, scatta l’eterno dilemma: è possibile essere completamente liberi e trasparenti quando c’è di mezzo la politica? Ha senso costruire un Movimento basato sulla verità assoluta di Internet quando per sua stessa consistenza Internet ha al suo interno “enne” verità? Sarà mica che il peccato originale stia all’origine?

Effettivamente, se così fosse allora qualsiasi sondaggio online sarebbe tacciato di partecipazione pubblica. Non solo: queste Quirinarie, così come sono state concepite, lasciano diversi tipi di dubbi. In primis perché i risultati, di riffa o di raffa, corrispondono a quelli di altri sondaggi dallo scarso valore statistico, e poi perché – ed è l’aspetto principale, tecnologicamente parlando, della questione – non c’è sicurezza.

La piattaforma sulla quale si sono condotte le Quirinarie è proprietaria, ma, strutturalmente, insicura: l’attacco dei troll, già solamente a livello di commenti sul blog, è stato più volte denunciato dallo stesso Grillo. Questa insicurezza certificata dal sospetto hackeraggio denunciato dalla DNV Business Assurance, la società internazionale chiamata a certificare le operazioni di voto, si somma e rende di per se poco attendibili le Quirinarie del Movimento 5 Stelle.

Per concludere, non è tanto una mera questione di trasparenza politica e, per molti editorialisti, di insinuare il dubbio sul fatto che ci siano due grandi burattinai, Grillo e Casaleggio, a gestire l’illusione della rete. E’ la grande accusa mossa dai detrattori al Movimento 5 Stelle, senza però focalizzare l’ultimo pensiero sul vero boomerang del M5S stesso: Internet è di tutti, non di 48 mila persone, e va protetto dall’attacco della marea informaticamente pericolosa. Il resto sono chiacchiere politiche e poco altro.

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