Sovranita’ del web e democrazia rappresentativa

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  12 aprile, 2013  |  Nessun commento
12 aprile, 2013
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Leggo che il “Movimento 5 Stelle” individuerà il suo candidato alla Presidenza della Repubblica Italiana attraverso il web.
Fin qui ci sta. Figurarsi, fa parte dell’autonomo modo di organizzarsi delle forze politiche.
Quando poi si afferma che “il web è sovrano” sobbalzo!!!

Il web è solo uno strumento, nient’altro che uno strumento.
Affermava Aaron Swartz

Tutti noi dobbiamo proteggere Internet. Internet è sia una cosa bellissima, libera, democratica, sia una cosa bruttissima, che facilita il controllo e lo spionaggio. Non è o una cosa o l’altra: è tutte e due. E quale delle due visioni prevarrà alla fine dipende da noi. Da ognuno di noi.

È l’essere umano il soggetto, soprattutto quando si parla di istituzioni democratiche.
Scrivo sul mio libro “Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet”:

A maggior conferma del nostro continuo insistere sul fatto che il protagonista è l’essere umano e non l’hardware e il software, vorremmo contestare le tesi di coloro che sostengono di voler rispondere alla crisi della “politica” e delle istituzioni democratiche rappresentative, affermando pratiche di governo improntate ad una sorta di  “democrazia liquida”, fondata ideologicamente sulle “virtù intrinseche proprie del popolo dei social network.

Secondo queste tesi che stanno alla base di molti movimenti “populisti”, la “verità” – assimilata al concetto di democrazia – sta solo sul web meglio, sta solo sui social network.
Esemplificando ancora, si arriva a sostenere questo schema: raccogliamo ciò che si dice in rete, trasformiamolo in azione politico/istituzionale ed avremmo realizzata, così, l’essenza della democrazia.
Una nuova Atene digitale, insomma.

Democrazia senza mediazioni, partecipazione dei cittadini alla vita pubblica ridotta allo stato puro, magari condita in salsa di sentiment analisys.
Ma, esiste la democrazia mediata solo da un algoritmo di sentiment analisys? Esiste la partecipazione popolare “allo stato puro”?
La “piazza virtuale” può sostituire il consiglio comunale o il Parlamento?

Un pubblico amministratore o una qualsiasi forma di amministrazione cittadina si troveranno durante il loro mandato inevitabilmente ad assumere scelte difficili, spesso impopolari.
Potranno manifestarsi i problemi i più vari: aumentare le tasse, edificare un inceneritore di rifiuti, fare una strada o un nuovo quartiere, tagliare le prestazioni sanitarie.
Quasi sempre il cittadino sarà portato ad affermare che l’amministrazione ha ragione, ma che la discarica dei rifiuti non andrà fatta “nel suo cortile”. E’ l’atteggiamento che in gergo si definisce NIMBY, ovvero “Not in my back yard”.
Fai ciò che vuoi, purché non venga ad interessare il mio spazio vitale.

Questo atteggiamento rappresenta la quintessenza dell’individualismo, l’opposto della cultura della condivisione e della cittadinanza responsabile che, ricordiamo, sono le filosofie che hanno ispirato le piattaforme web 2.0.
Un atteggiamento NIMBY, anche se veicolato tramite i social network, resterà sempre un esempio da contrastare di egoismo e di individualismo.

Ricordiamoci che un social network è “solo” uno strumento; il chiacchiericcio su Facebook (anche se utile e necessario) resta sempre chiacchiericcio, registra i nostri dialoghi. Il web rappresenta spesso ciò che noi siamo veramente, nel bene, come nel male, vizi e virtù del genere umano. Il social networking non va idealizzato a forma assoluta di democrazia.

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