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Social network e censura: la Russia insiste, Facebook, Twitter e Wikipedia si inchinano

Social network e censura: la Russia insiste, Facebook, Twitter e Wikipedia si inchinano
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Siamo sempre lì, il confine tra la censura, i social network e la libertà di espressione e opinione è terribilmente stretto, labile, a volte incomprensibile. In alcuni Paesi, poi, l’occasione fa il Governo duro: prendete la Russia, che sull’onda della pedopornografia ha istituito un nuovo sistema di censura di Internet che non ha precedenti.

Il pretesto è giusto, non c’è che dire. Trattasi della “protezione dei bambini dall’informazione pericolosa per la loro salute e il loro sviluppo”, legge (89417-6) che suscitò terrificanti polemiche all’atto della sua approvazione lo scorso luglio, che ora diventa motore per un oscuramento a macchia d’olio, pericoloso per il web e per il senso che i social network devono avere.

Ricapitoliamo: la legge richiede ai fornitori di servizi Internet di inserire in una lista nera di qualsiasi sito che contenga pornografia infantile, promuova il consumo di droga o incoraggi il suicidio. Un registro di tutti i siti web nella lista nera si può trovare sul portale gestito da Roskomnadzor, una sorta di Santa Inquisizione del web, ente governativo con specifici poteri di controllo dei media, dove c’è anche un modulo on line per il pubblico, per segnalare i presunti trasgressori.

Ora, però, pare che su Facebook, Twitter e Wikipedia gli interventi di Roskomnadzor, che può agire dopo qualsiasi segnalazione anonima e anche far chiudere determinati siti Internet, siano all’ordine dell’ora. Addirittura, pare che siano stati oscurati siti assolutamente innocui.

La denuncia, arrivata dal New York Times, sostiene che i social network di tutto il mondo stanno cancellando immagini e  messaggi incriminati, per evitare di essere oscurati. Solo il portale video di Google starebbe resistendo, mentre Twitter ha cancellato alcuni cinguettii che si riteneva potessero “incoraggiare sentimenti suicidi” e altri che parlavano di droga.

Peccato che tra questi il più celebra sia quello di Sultan Suleimanov (@sult), un tale che sulla sua bacheca proponeva  di suicidarsi sostenendo di averlo fatto e che la pratica fosse peraltro molto divertente. Una provocazione vera e propria, proprio come la fan page “Club Suicid” di Mosca di Facebook, chiusa dal social network di evidente stampo umoristico.

La domanda è ovvia: in base a cosa viene chiuso un sito o dichiarato illegale un post su questo o quel social network? C’è una procedura o è l’arbitrarietà che la fa da padrona? Se anche Wikipedia rischia l’oscuramento su pagine e pagine a contenuto particolare (esempio: consigli su come fumare la cannabis…), come ci si orienterà a livello europeo?

Qualcuno sostiene che l’inquisizione sia usata, soprattutto, per bloccare le proteste che appaiono sui social network in riferimento all’amministrazione di Vladimir Putin: come a dire, la libertà di espressione è a serio rischio. Questo perché la legge sulla tutela dell’infanzia permette ai funzionari del governo di esigere che le società blocchino selettivamente singoli messaggi, in modo che il materiale controverso possa essere rimosso senza ricorrere a un divieto nazionale.  Siti come Facebook o YouTube hanno un certo periodo di tempo per rispondere alle richieste russe, prima di essere bloccati.

L’unica cosa a tutt’ora certa è che la valutazione della pericolosità dei messaggi è totalmente arbitraria e non prevede alcuna procedura giuridica: su questo, ovviamente, attendiamo i vostri commenti e, nel breve, l’intervento del Garante europeo. Sempre che esista.

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