Password addio, bastera’ pensarla e leggerla nelle onde cerebrali

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  11 aprile, 2013  |  Nessun commento
11 aprile, 2013
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Indossare la tecnologia abbiamo visto che non è fantascienza, così come pensare la password per autenticarsi invece di digitarla. E’ quanto sostengono i ricercatori della UC Berkley School of Information, che hanno studiato e sperimentato la possibilità  di leggere  le onde cerebrali per autenticarsi, andando oltre la digitazione delle classiche combinazioni alfanumeriche sempre più violate dagli hacker.

Nell’Università californiana l’esperimento è stato condotto da John Chuang che ha usato un apparecchio già in commercio che costa circa 100 dollari e si chiama NeuroSky MindSet. E’ una specie di caschetto con funzioni di elettroencefalogramma non invasive, molto simile alle cuffie che si usano per ascoltare musica. Il dispositivo viene connesso tramite bluetooth ad un computer che riesce a decifrare le onde cerebrali.

Il progetto è stato condotto dal professore John Chuang, insieme a Hamilton Nguyen, uno studente universitario in ingegneria elettrica e informatica, Charles Wang, uno studente del primo anno della I School MIMS, e Benjamin Johnson, uno studioso post-dottorato presso l’I school. Chuang ha presentato i risultati del gruppo la settimana scorsa al 2013 Workshop on Usable Security presso la  Seventeenth International Conference on Financial Cryptography and Data Security di Okinawa, in Giappone.

E’ dal 1980 che gli informatici hanno proposto l’utilizzo della biometria per l’autenticazione informatica. I sistemi che richiedono scansioni delle impronte digitali, della retina, o il riconoscimento facciale o vocale, benché siano molto più sicuri rispetto alle password – dal momento che le impronte digitali sono difficili da dimenticare e ancor più difficile da rubare – sono anche lenti, intrusivi e costosi. L’autenticazione biometrica non ha mai guadagnato ampi consensi, rimanendo più fantascienza che realtà.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno proposto di utilizzare degli elettroencefalogrammi (EEG), o dei misuratori di onde cerebrali. Ma se altri sistemi biometrici si sono rivelati gravosi e costosi, figuariamoci delle sonde invasive nel cranio ogni volta che controlliamo la posta elettronica!
Tutto ciò però che è cambiato con i recenti sviluppi delle tecnologie biosensoriali.

Gli EEG clinici tradizionali tipicamente impiegano matrici dense di elettrodi. Esistono invece degli auricolari consumer che utilizzano un singolo sensore a contatti della fronte dell’utilizzatore, trasmettendo il segnale che dal lobo frontale sinistro del cervello al singolo canale EEG.
Il team di ricerca ha utilizzato il MindSet Neurosky , che si collega a un computer in modalità wireless tramite bluetooth e può essere acquistato per circa 100 dollari. ”A parte il sensore EEG, l’auricolare è indistinguibile da un auricolare bluetooth convenzionale”, secondo i ricercatori.

Il Professor John Chuang con il Neurosky MindSet brainwave sensor

Ma funzionerà? E’ sicuro? E, ancora più importante, la gente potrebbe essere disposta ad usarlo? I ricercatori dicono: sì, sì, e (probabilmente) sì.

Il gruppo ha condotto una serie di esperimenti per determinare se il segnale inviato attraverso il singolo canale EEG disponibile avesse una qualità sufficientemente elevata per l’autenticazione. Intatti il computer deve essere in grado di distinguere con precisione e in modo coerente le onde cerebrali da quelle di qaulcun’altro.

Nel corso della ricerca è stato chiesto a diverse persone di immaginare di compiere sette azioni specifiche: tre dove ognuno eseguiva lo stesso compito (respirare, muovere il dito su e giù, …) e quattro in cui gli utenti attingessero alle loro parti segrete (immaginare di eseguire un movimento ripetitivo del proprio sport preferito o pensare a una canzone. In tutti i casi è stato possibile usare le onde cerebrali di chi si è sottoposto all’esperimento per identificare le azioni in modo accurato, con un livello di errore inferiore all’1%.
Tutti e sette i compiti hanno fornito informazioni sufficienti per autenticare gli utenti. Infatti i compiti “personalizzati” non erano significativamente più precisi di quelli comuni.
Da qui la possibile applicazione, secondo il ricercatore, al mondo delle password che potrebbero essere così sostituite dalle passthought (dove ‘thought’ sta appunto per pensiero).

I computer che riconoscono le onde cerebrali potrebbero sembrare una fantasia futuristica, ma questi risultati sperimentali suggeriscono che quel futuro è più realistico di quanto avremmo sospettato. ”Abbiamo scoperto che i segnali delle onde cerebrali, anche quelli raccolti mediante sensori EEG non intrusivi a basso costo, possono essere utilizzati per autenticare gli utenti con elevati gradi di precisione”, hanno concluso i ricercatori.

Piuttosto che limitarsi a sistemi ad alta sicurezza, l’autenticazione basata su onde cerebrali potrebbe finire per essere a buon mercato, accessibile e semplice come il pensiero stesso.

 

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