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Donne e tecnologie: inclusione e partecipazione

Donne e tecnologie: inclusione e partecipazione
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L’analisi relativa al rapporto esistente fra donne e tecnologie è un necessario punto di partenza per progettare strategie per il futuro. Bisogna infatti misurarsi con la realtà attuale per valutare il grado di pervasività delle tecnologie nel tessuto femminile della società e conseguentemente immaginare le condizioni da creare e le soluzioni da attivare.

La fotografia che ci consegna ISTAT, in riferimento alla popolazione oggetto di indagine[1], vede attenuarsi le differenze di genere rispetto al passato: da una percentuale di donne internaute che si attestava a poco più di un quarto (26,9%) nel 2005, si passa a quasi la metà (47%) nel 2012. Le differenze sono diminuite, ma sono ancora presenti sotto diversi profili. Sicuramente permangono divari importanti nelle condizioni essenziali alla fruizione dei vantaggi delle nuove tecnologie, costituite dall’utilizzo del pc e dalla navigazione su Internet: a fronte del 57,9% di uomini, ad utilizzare il pc è il 47,1% delle donne e rispetto al 58,3% degli uomini naviga il 47% delle donne. Digital divide quindi ancora consistente dal punto di vista dell’alfabetizzazione informatica. Divario che va letto insieme ad altri fattori di differenza: i dati mostrano che il digital divide di genere si interseca con quello anagrafico e così, mentre fino ai 34 anni di età le differenze di genere risultano molto contenute, si accentuano dopo i 35 anni per raggiungere il picco tra le persone di 60-64 anni dove si registra una differenza di circa 17 punti percentuali fra uomini e donne. A quello anagrafico vanno poi sommate eventuali ulteriori differenze economico-sociali, culturali, dovute a disabilità che portano in questi casi le percentuali ad abbassarsi e ad incrementare il divario esistente.

Ma non sono solo queste le differenze fra uomini e donne nel rapporto con le nuove tecnologie. Si registrano diversità anche nelle abilità informatiche, dove la percentuale degli uomini è sempre superiore a quella delle donne. Anche la connessione alla rete tramite device mobili vede un 32,2% degli uomini a fronte del 24,4% delle donne (tranne nella fascia dei giovani fino a 24 anni dove il divario è nullo). Differenze si riscontrano anche nell’utilizzo della rete: gli uomini più delle donne utilizzano la rete come strumento informativo per leggere o scaricare giornali, news, riviste (53,4%  rispetto al 47,1%) e per cercare informazioni su merci e servizi (70,7% di uomini a fronte del 64,2% di donne), ma sono le donne a utilizzare maggiormente il web per profili di carattere pratico  afferenti alla vita quotidiana, come prendere appuntamento col medico (9,3% di donne rispetto al 7,8% di uomini).

Un importante affresco dei dati  quello consegnato da ISTAT che dal quantum dei numeri ci porta al quomodo, a riflettere su ciò che è sotteso, suggerendo la conseguente progettazione di azioni per il futuro.

Sicuramente emerge come condicio sine qua non la necessità di colmare il divario digitale con azioni concrete di alfabetizzazione informatica, atte a conferire le necessarie competenze e abilità informatiche; alfabetizzazione “aggiornata” al contesto attuale e all’evolversi rapido delle tecnologie, si pensi agli strumenti del web 2.0 e all’utilizzo dei device mobili. Ma l’alfabetizzazione informatica da sola non è sufficiente e deve accompagnarsi alla creazione di una cultura digitale, che faccia comprendere all’universo femminile le opportunità, i vantaggi, le occasioni di sviluppo personale, sociale, professionale. L’istantanea dei dati del resto si collega al ruolo della donna nel modello tradizionale (ancora persistente) della nostra società quale soggetto cui è affidata la cura della casa e della famiglia: le basse percentuali soprattutto in età avanzata evidenziano il rischio di non trasmettere i vantaggi che la rete ha non solo per lo sviluppo professionale, ma anche per le attività legate alla vita quotidiana. Cultura digitale significa quindi anche far comprendere l’importanza delle nuove tecnologie per quanto attiene alla sfera quotidiana del vivere: la possibilità di realizzare risparmi di tempo e minori spostamenti fisici, migliore organizzazione e semplificazione.

Naturalmente questo implica la progettazione di una serie di azioni che non riguardano solo le donne, utenti dei servizi, ma chi quei servizi eroga, in primo luogo il soggetto pubblico. Se infatti è essenziale la formazione nell’utilizzo della rete e dei servizi on line, condizione imprescindibile sarà che quei servizi ci siano, siano semplici e progettati con attenzione alle diverse esigenze. E quindi emerge come prioritaria linea di azione la necessità di un coinvolgimento delle donne in tutto il ciclo di vita di un servizio, dalla progettazione alla sua implementazione fino al monitoraggio: attività necessaria a far emergere quei “punti di vista” che altrimenti potrebbero sfuggire, rendendo meno funzionale il servizio reso. Un apporto collaborativo tanto più necessario in settori in cui le donne hanno una conoscenza privilegiata quali fruitrici degli stessi, a causa dei diversi ruoli che tradizionalmente sommano su di sé (lavoratici, madri, soggetti cui è affidata la cura della casa e la cura degli anziani): si tratta degli ambiti di educazione e scuola, welfare e sanità, mobilità e fruizione dell’ambiente, consumo energetico, rapporto vita privata-lavoro, sicurezza delle città. Servizi on line che quindi devono nascere, vivere ed essere mantenuti con la collaborazione e la partecipazione costante delle donne, che, rivestendo una pluralità di ruoli nella società, apportano un punto di vista diverso e completo, utile al servizio, affinché questo sia quanto più adatto possibile all’utenza.

Interessanti anche le differenze nella fruizione della rete per quanto attiene la ricerca di informazioni, la consultazione dei siti web istituzionali e la percezione del miglioramento della vita quotidiana grazie alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni[2], aspetti su cui le percentuali femminili risultano più basse rispetto agli uomini. Ciò porta a riflettere sulla necessità di intervenire sulla comunicazione pubblica, sulle informazioni rese che devono risultare interessanti e attrattive per l’universo femminile. Questo suggerisce la necessità di un maggiore coinvolgimento delle donne anche nel processo di rilascio di open data, che devono essere strutturati e interpretati con indicatori di genere, al fine di abilitare la raccolta di informazioni e la realizzazione di applicazioni utili per il mondo femminile.

In conclusione, dai dati emergono con decisione le parole d’ordine inclusione, partecipazione, collaborazione, come pietre fondanti di un nuovo rapporto fra donne e tecnologie, tutto da costruire, in cui il valore e il potenziale femminile possano esser usati pienamente per il buon andamento del sistema Italia.

 


[1] I dati cui ci si riferisce sono quelli contenuti nel Comunicato stampa di Istat del 20 dicembre 2012 “Cittadini e nuove tecnologie”. Le informazioni del comunicato, come si legge nella nota metodologica che riporta la strategia di campionamento e il livello di precisione dei risultati, sono tratte dall’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”.

[2] Le informazioni relative al minor utilizzo dei siti web delle pubbliche amministrazioni e alla più bassa percezione di miglioramento della qualità della vita grazie alla digitalizzazione della PA da parte delle donne sono evidenziati dall’ Indagine cittadini – Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) – Agenda Digitale, realizzata da Formez PA per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione – e con la collaborazione dell’Istituto Piepoli. L’indagine è presente a questo link: http://www.formez.it/sites/default/files/rapporto_cittadini_cad_def.pdf.

(via) (credits immagine)

Foto del profilo di Fernanda Faini
Presso Regione Toscana è responsabile dell’assistenza giuridica e normativa in materia di amministrazione digitale, innovazione, semplificazione e sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza: si occupa di consulenza giuridica, studio ed elaborazione della produzione normativa in materia, con partecipazione al processo di formazione degli atti nazionali. Nel suo ruolo svolge consulenza giuridica anche per la Rete Telematica Regionale Toscana (RTRT), dove coordina un gruppo di lavoro formato da enti locali. Docente di corsi di formazione per Regione Toscana. Docente in materia di diritto dell’informatica e amministrazione digitale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze, dove è cultore della materia “Informatica giuridica”. Collabora come docente con Formez PA. Si occupa con passione di diritto delle nuove tecnologie e dei processi di digitalizzazione e innovazione della pubblica amministrazione. Autrice di pubblicazioni su riviste scientifiche (quali Informatica e diritto, Altalex, Diritto&Diritti), relatrice e docente in convegni, conferenze e seminari in materia. Socia del Circolo dei Giuristi Telematici. E’ una degli autori nel libro “150 anni dall’Unità. Italia ce la puoi fare. 15 giovani, un racconto, 150 proposte” (editore Pagliai 2011) e ha curato l’open talk “Italia 2.0, innovare si può: esperienze fiorentine a confronto”, svolto a giugno 2012 a Firenze. Collabora con il giornale on line Nove da Firenze. Nel suo percorso formativo si è laureata con lode in Giurisprudenza, ha frequentato corsi di formazione e seminari di studio sulle materie di competenza e su tematiche giuridiche. Negli anni 2010, 2011 e 2012 ha frequentato il corso di alta formazione politico-istituzionale “Eunomiamaster” tenuto dall’associazione Eunomia e nell’anno 2012 ha frequentato la Summer School “Buon Governo e Cittadinanza Responsabile” tenuta dall’associazione RENA - Rete per l’Eccellenza Nazionale. Attualmente frequenta il Master universitario di II livello in “Management Pubblico e E-government” dell’Università del Salento.

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