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Innovazione: l’ora dell’azione per i politici e’ arrivata

Innovazione: l’ora dell’azione per i politici e’ arrivata
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Per evitare il rischio della paralisi del Paese, è bene che sui fronti più importanti dove ci sono già convergenze trasversali si proceda rapidamente, anche solo su base parlamentare, senza aspettare la costituzione del nuovo governo. Uno di questi fronti è certamente quello delle politiche dell’innovazione.

Evitare il rischio della paralisi

Poiché diventa sempre più probabile che nessun governo possa formarsi prima dell’elezione del Presidente della Repubblica e quindi nessuna commissione parlamentare sarà di conseguenza istituita, il rischio di una paralisi parlamentare per tutto il mese di aprile è molto elevato. D’altra parte è evidente che questo parlamento, su alcuni fronti, può esprimere una capacità di proposta e una competenza molto al di sopra di quella delle precedenti legislature.

Uno di questi è quello delle politiche dell’innovazione, dove nell’ultimo periodo della campagna elettorale si sono registrate iniziative volte a definire con concretezza principi e programmi e dove è nata una convergenza non scontata tra parlamentari di diverse forze politiche.

La principale iniziativa “aggregatrice” è stata quella della “Carta d’Intenti per l’Innovazione dell’Italiapromossa dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione, a cui hanno aderito tra l’altro più di ottanta candidati alle elezioni nazionali e regionali di tutti gli schieramenti politici e di cui circa la metà eletti.

Gli eletti, con la loro adesione, hanno definito una sorta di “patto”, un impegno personale verso la società civile a lavorare nella direzione della piattaforma programmatica. Un impegno ad approfondire e a concretizzare con iniziative legislative le priorità programmatiche della Carta, sulla base della consapevolezza dell’importanza di valorizzare le sensibilità comuni sul digitale, riconoscendo un’identità di gruppo di lavoro, di comunità di interessi, e allo stesso tempo esprimendo la necessità di affrontare i diversi punti anche andando fino in fondo, fino all’emersione dei conflitti, delle visioni diverse tra le aree politiche.

Così, questa convergenza ha posto le condizioni per la la costituzione di una sorta di comunità dei politici innovatori, identificando una piattaforma di priorità sulle politiche dell’innovazione da affrontare come punti strategici e in qualche caso anche identificando delle azioni già condivise.

Se il parlamento rischia la paralisi, la situazione  italiana è però di così alta gravità (lo testimoniano i numeri sempre più alti dei licenziamenti, delle nuove povertà, della costante posizione di retroguardia del Paese sul fronte dell’istruzione, della cultura, del digitale) che è necessario cercare di avviare comunque i percorsi possibili di progettazione del cambiamento. Uno è certamente quello che riguarda le politiche dell’innovazione e questa comunità.

Una proposta per i politici innovatori

Soprattutto in questa fase di assenza di commissioni, sarebbe importante consolidare subito l’identità di questa comunanza di visione attraverso la formazione di un intergruppo parlamentare. Successivamente si potrà lavorare per la costituzione formale di una Commissione bicamerale sui temi del digitale (proposta anche questa avanzata da più forze politiche), riconoscendone il valore trasversale e strategico. Ma adesso è importante costituire un luogo di confronto e progettazione.

Un confronto che dovrà svilupparsi naturalmente anche fuori dal parlamento, con i diversi attori della società civile, in modo che si mantenga il sostegno verso i “politici innovatori”, sollecitandoli e portandoli a considerare naturale il confronto sistematico e la collaborazione con tutti gli stakeholder dell’innovazione. Utilizzando strumenti di confronto come ad esempio la “Consulta Permanente dell’Innovazione” sperimentata con successo nell’ultimo anno.

Un intergruppo di questo tipo sarà opportuno che affronti subito  e valorizzi i punti di convergenza (come l’alfabetizzazione digitale, lo sviluppo del commercio elettronico e della cultura digitale delle PMI), accelerando gli interventi su cui è possibile un ampio accordo e definendo rapidamente le proposte legislative più idonee.

In un secondo tempo potranno essere affrontati i punti che più dividono (come la riduzione delle barriere di ingresso al mercato TLC fino alla realizzazione della “fibra dei cittadini”, il cambiamento del modello del lavoro con misure che possono anche prevedere il reddito minimo di cittadinanza o la flexsecurity), aprendo ancora di più il dibattito e l’ascolto al di fuori del parlamento.

Ma se si concorda che l’obiettivo primo è perseguire il bene dell’Italia, in un momento grave e molto rischioso, allora non procedere sui punti di cambiamento che si ritengono indispensabili, e sui quali la convergenza è già stata dichiarata, sarebbe un atto di irresponsabilità.

È per questo che bisogna senza indugi procedere lungo la strada del cambiamento necessario, difficile, faticoso. Sapendo che per ottenerlo bisogna prima di tutto “tenerci”.

Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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