False recensioni on line e falsi miti: la matematica non dovrebbe essere un’opinione

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3 aprile, 2013
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Ho letto in Wired di marzo 2013 un interessante articolo sulle false recensioni on line intitolato: “Recensioni on line, il business delle bugie a cinque stelle”.
Si tratta di un’intervista del giornalista Stefano Priolo al ricercatore Franco Salvetti che ha elaborato un algoritmo in grado di smascherare le fake reviews.

Prima di tutto vorrei fosse chiaro che ogni strumento aiuti a individuare chi cerca di “truccare le carte” aggirando la fiducia dei possibili compratori è sempre ben accetto e mi auguro che proprio le piattaforme che aggregano recensioni siano in prima linea per bloccare ogni intrusione nei loro sistemi di giudizi taroccati.
Il lavoro di Salvetti è quindi da considerarsi della massima importanza e ci auguriamo possa essere una risposta efficace ad un fenomeno che cresce insieme al numero totale delle recensioni.

L’articolo fa riferimento ad un’ipotesi numerica sul numero della false recensioni. Cito testualmente:

Un’inchiesta interna della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) ha dimostrato che i due terzi della review su Tripadvisor e su siti come Expedia e Booking sono farlocche

Qui mi serve fare un salto nel passato e ricordare qualche semplice operazione matematica delle elementari: i due terzi di 100.000.000 (numero di recensioni raggiunto da TripAdvisor qualche giorno fa) sono 66.000.000 circa .
Provo a dirlo anche in lettere: sessantaseimilioni di fake reviews. E questo solo su una piattaforma, pensiamo a quanti giudizi sono redatti nelle Online Travel Agency, che sarebbero, secondo quanto affermato nell’articolo, del tutto simili ad un UGC libero come TripAdvisor.

Il punto è che le recensioni negative su TA (quelle maggiormente accusate di pratiche diffamatorie, ricattatorie ecc.) sono, con molta approssimazione estensiva , circa 20.000.000 (in realtà il numero potrebbe essere più basso, Nomao dice che in Europa le recensioni positive rappresentano il 91 %, l’Italia ha il punteggio medio più alto di tutte le altre destinazioni in TA), che porterebbe , applicando sempre la regola dei due terzi di cui sopra, il numero delle false recensioni negative a 14.000.000 .

Ma anche volendo ampliare al massimo la cifra e ritenendo per assurdo che tutte le recensioni negative siano false (mi scuso per tutti i veri recensori che hanno avuto esperienze non positive e hanno avuto l’ardire di condividerle in rete) rimangono sul piatto ben 46.000.000 (quarantasei milioni) di falsi giudizi positivi.
Se applichiamo questa proporzionalità a un’impresa che ha 100 recensioni, dovremmo prevedere che almeno 66 siano false e che ben 46 sarebbero riferibili ad una condotta diretta dell’impresa finalizzata a falsare la reputation aziendale.
Infatti la domanda sorge spontanea: chi ha interesse a pubblicare una falsa recensione positiva?

Il profilo dei redattori birichini si riduce drasticamente, mentre per i giudizi negativi i profili dei pubblicanti sono molteplici (personale licenziato e vendicativo, competitori scorretti, clienti incontentabili o a cui non si è praticato lo sconto ecc.), per le reviews positive solo le imprese coinvolte hanno interesse a forzare direttamente o indirettamente il giudizio medio e la classifica.
In altre parole, continuare ad ipotizzare percentuali così alte di recensioni fasulle significa inviare un messaggio tutt’altro che rassicurante sulle modalità di comunicazione delle imprese dell’ospitalità. Ogni volta che si parla di false recensioni in questo modo si dicono due cose: qualcuno le ha scritte (e in larga misura non sarebbero gli ospiti) e il sistema è importante (altrimenti nessuno perderebbe del tempo a pubblicare giudizi irreali).
Senza essere geni matematici, ritengo che questi semplici calcoli aiutino ad usare maggiore prudenza nell’affrontare un tema così delicato ed importante per il futuro dell’offerta turistica del nostro paese.

Il libro a cura di Francesco Tapinassi e Roberta Milano sulle recensioni on line nel turismo

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