Innovation Union Scoreboard 2013, Italia al 16esimo posto tra i “moderate innovators”

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  29 marzo, 2013  |  Nessun commento
29 marzo, 2013
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E’ stato pubblicato il 26 marzo scorso l’Innovation Union Scoreboard 2013, la consueta ricerca annuale realizzata dalla Direzione generale impresa e industria della Commissione Europea che misura la capacità innovativa dell’Europa e l’efficacia delle iniziative prese per raggiungere gli obiettivi di innovazione e competitività di “Europa 2020″.

A giudicare dai risultati del report – che analizza 25 indicatori tra cui da spese per la ricerca, brevetti depositati, scienziati e ricercatori occupati, pubblicazioni scientifiche, collaborazioni tra imprese e altri indicatori del processo d’innovazione – la situazione non appare negativa nonostante la crisi economica: l’Europa nella sostanza ha tenuto e mantenuto il suo 4° posto nella classifica mondiale dietro a Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

In un quadro complessivamente invariato per l’Europa, anche l’Italia resta stabile al su 16esimo posto, primo tra i paesi cosiddetti moderate innovators.
Un dato da segnalare è che si sta allargando il divario di innovazione tra gli Stati membri, nel senso che mentre i paesi più innovativi hanno ulteriormente migliorato le loro prestazioni, altri hanno mostrato invece una mancanza di progressi.
Domina la classifica  come di consueto  la Svezia, seguita da Germania – promossa da paese sostenitore dell’innovazione a vero e proprio leader -, Danimarca e Finlandia.
Estonia, Lituania e Lettonia sono i paesi che più hanno migliorato rispetto allo scorso anno.

Innovation Union Scoreboard 2013

I driver di crescita dell’innovazione, ha rilevato l’Innovation Union Scoreboard 2013,  sono le PMI e la commercializzazione delle innovazioni, nonché i sistemi di ricerca di eccellenza. Tuttavia la caduta nel mondo degli affari e degli investimenti in venture capital nel corso del periodo 2008-2012 hanno influenzato negativamente i risultati complessivi.

Le reazioni

Non contento il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che ha dichiarato che “I risultati di quest’anno mostrano come la crisi, in alcuni Paesi, ha avuto un impatto negativo proprio sulle attività di innovazione. Ma ci dice anche quanto sia cruciale investire in ricerca e innovare per mantenere la competitività in Europa, incoraggiando soprattutto le Pmi”.
Máire Geoghegan-Quinn, Commissario Ue per la ricerca, ha evidenziato “l’innovazione dovrebbe essere al centro delle agende politiche di tutti gli Stati membri. La nostra più recente relazione sullo stato dell’Unione dell’innovazione, anch’essa pubblicata oggi (26 marzo ndr), indica che nel 2012 abbiamo realizzato progressi su alcune delle grandi tematiche come il brevetto unitario e le nuove regole per i fondi di capitali di rischio, ma dobbiamo avanzare ancora di più per evitare di avere in Europa un divario dell’innovazione”.

Innovation Union Scoreboard 2013 nel dettaglio

Se come abbiamo detto l’Europa ha mantenuto la sua 4a posizione, rimane ancora notevolmente indietro rispetto ai leader globali soprattutto in termini di spesa delle imprese per R&S, di co-pubblicazioni pubblico-private e di brevetti, come anche in termini di istruzione terziaria.
Ha una capacità innovativa più alta, invece, rispetto ad Australia, Canada, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Il suo distacco con la Cina si sta riducendo, mentre rimane stabile con gli altri Paesi Brics ed è aumentato rispetto all’Australia e al Canada.

All’interno dell’Europa l’Italia risulta prima tra i “moderatamente innovatori” precedendo gli altri tre paesi mediterranei a causa del ritardo negli investimenti per la modernizzazione dei settori pubblico ed industriale, in particolare quello ad alto contenuto tecnologico, e l’insufficiente percentuale di Pil investita in ricerca e sviluppo (ferma all’1,3% sul Pil, mentre la media Ue è al 2% e i leader d’innovazione sono già al 3 per cento).

L’Italia appare forte nella disponibilità di capitale umano e innovatori, ma debole nel sistema imprenditoriale che li valorizza. Crescono i dottori di ricerca (+7,5%) e la percentuale di studenti extra Ue che sceglie il Paese come meta di dottorato (+16%) anche se la popolazione italiana con un livello di “educazione terziaria” resta attorno al 12% contro una media Ue superiore di almeno 10 punti. Gli italiani vantano anche un incremento di pubblicazioni scientifiche internazionali (+5,2%), grazie soprattutto ai “cervelli in fuga”. Ma decresce il patrimonio intellettuale (ovvero il deposito di marchi Ue e brevetti). Interessante anche il dato delle imprese che debuttano in mercati per loro del tutto nuovi (+13 per cento).

Tuttavia, sono il sistema imprenditoriale, quello finanziario e quello pubblico che sembrano non riuscire a sostenere gli investimenti, a coordinarsi e a scommettere: venture capital calato dell’8,2% e spese in innovazione non R&D falcidiate di quasi il 15%, così come il livello di occupazione per profili ad alto valore aggiunto (-0,4 ).

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